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H. O. T.: Vite spezzate in fuga

Sono in vendita. Parte di me è in vendita. Quello di cui hai bisogno, io lo posseggo. Allunga un bisturi e sarà tuo, allunga del danaro e tu sarai salvo. Il dazio una cicatrice che squarcia il corpo, lo mortifica ed inconsapevolmente ferisce e punisce l’anima. Imprescindibile il pagamento.

È stato presentato allo scorso Festival del Cinema di Roma ed ha fatto il giro del mondo. Si tratta del film-documentario “H.O.T. – Human Organ Traffic” di Roberto Orazi che affronta un argomento di scottante modernità e sconcertante dolore: il traffico illegale di organi, uno dei lati oscuri della globalizzazione. Illuminare aree drammatiche, incrociare le solidarietà e spronare la cooperazione: questo l’intento.
Orazi ha girato in prima persona il suo documentario ed affronta con illuminante intelligenza la problematica, rifuggendo dalle banalità formali, evitando il giudizio sia verso i “donatori”, che verso i “mediatori” ed i medici (che operano a cottimo e spesso sono addirittura in combutta con la malavita); il regista calca sulle loro ombre senza impedire che la loro personale luce possa disorientare in una vertigine emozionale lo spettatore, chiamato a districarsi tra la cruda lucidità di una mente perversamente malata, di cui non si comprendono e mal si accettano le dinamiche che incespicano in ragione e morale.

L’inchiesta parte dal Brasile, si dirama verso la Turchia, passa dal Nepal per poi sfiorire, attraverso un breve zoom, in Cina. In qualche battuta, emergono le paradossali contraddizioni di una situazione che sbalordisce e atterrisce: il 13% degli organi provengono dalle esecuzioni capitali. È un male liquido che languidamente penetra nel profondo del tessuto sociale, corrompendolo e snaturandolo. I passaggi che portano al dialogo con le menti criminali sono affrontati con lucida intensità, senza mai sentire l’odore della paura. L’urlo che silente parla, lo sguardo indagatore che non inquisisce, non rimbrotta ma riflette e si posa con impotente accettazione sulla natura criminosa.

Sullo sfondo un mosaico di note sapientemente composte da Roberto Vallicelli che accompagnano gli sguardi, i gesti, le esistenze. Gli occhi svelano verità e menzogne, tante volte salvano e tradiscono, tante altre sanno comunicare là dove le parole non trovano una via. Cicatrici come riflessi di sofferenza, di miseria che diventa desolazione da cui sfuggire per trovare riparo in una manciata di danaro: questa la vergognosa verità.

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