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  • Hackeneyed: Burn After Reaping

    Hackeneyed

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Gli Hanson del death

Vogliamo dire che gli Hackneyed sono puliti, tecnici e sanno suonare?
Vogliamo dire che il loro album “Burn After Reaping” è un colpo d’ascia dritto sulle gengive?

Bene, allora vale la pena anche focalizzarsi sull’età della band, che è appena approdata nell’altalenante mondo dell’adolescenza. I componenti sono decisamente giovani, il più piccolo ha solo quattordici anni e questo riporta alla mente altre realtà simili, come quella dei Death Angel, i cui membri, agli albori della loro gloriosa carriera, erano poco più che adolescenti.

Questo aspetto rende merito al grado tecnico di esecuzione e di composizione, infatti musicalmente mai si sospetterebbe della loro tenera età, visti inoltre il rigore delle tracce e la durezza dei testi.
Rabbia e frenesia sono ben rappresentati dai ritmi convulsivi e dalle corde tirate al massimo per tutta la durata dell’album; seppur abusando dei ritornelli catchy, il sound risulta piacevole bypassando le ripetizioni di schemi musicali in voga adesso nel death: ritmi più secchi, pesantemente cadenzati per l’headbagging e batteria dalle tonalità opache in un blast beat di fondo.

Tutto questo lavoro costituisce il loro secondo album e se continueranno su questo binario, senza tradire le aspettative, regaleranno grandi cose.
Per utilizzare un remoto modo di dire degli anni ’90: C.B.R.C.R.

A volte i social network danno alla luce realtà fresche e valide, mosche bianche all’interno del panorama putriscente del metal più estremo, quindi se davvero non volete perdere la fiducia nelle nuove leve seguite questi baldi giovani e incrociate le dita.

Pro

Contro

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