Home > Recensioni > Haggard: Eppur Si Muove
  • Haggard: Eppur Si Muove

    Haggard

    Data di uscita: 28-08-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Haggard sopra i massimi sistemi?

Quattro anni dopo l’ultimo full length era lecito attendersi dall’ensemble teutonico una proposta retta da un concept ben approfondito, e sostanziata da uno studio sia delle scelte stilistiche che dell’esecuzione musicale di notevole qualità. “Eppur Si Muove” non viene meno alle aspettative, e propone un album fortemente influenzato dal gusto per il sinfonico. Accostarli ai Therion tuttavia sarebbe un errore madornale: alla vena sinfonico-epica e tardoromantica di questi ultimi si oppone una sezione di archi e clavicembalo, talvolta anche organo, di precisa ispirazione barocca o al limite pre-classica. Echi dell’opera lirica mozartiana sono udibili nei vocalizzi acuti del soprano in “All’inizio È La Morte”, mentre l’ensemble stempera quella armoniosa serenità e perfezione della misura tipica del barocco. L’album presenta a dire il vero poche canzoni, tendenzialmente delle suite lunghe e meditative, e molti interludi. Più marcata la matrice metal in “Per Aspera Ad Astra” che si affida ad una ritmica più aggressiva, ad un originale growling apparentemente soffocato nella sua gutturalità che concede pause con spazi aperti alle voci dei due soprano e alle clean vocals maschili, che sottolineano in modo tradizionale l’evocatività del ritornello ridondante il titolo della canzone. Ottimo anche il finale in crescendo dei violini, intarsiati dal lavoro della chitarra solista che ricama con tecnica ineccepibile. Si incontra a questo punto la prima suite, “Of A Might Divine” introdotta da un oboe su percussioni e ritmica à la Carmina Burana (tratte dal libro delle danze popolari, non quella di Carl Orff per intenderci), evidentemente memore di alcuni episodi strumentali dei Dead can Dance di “Aeon”. Una pausa meditativa e attenta alle armonie viene dipinta da una sonata di pianoforte e viola che scaturisce, poi, in una melodica accelerazione death arrangiata insieme all’orchestra.[PAGEBREAK]Quindi utilizzando i violini a tremolo, il movimento acquista a metà brano una sensibilità sinfonica, accompagnandosi poi fino al finale ripetendo i leit motiv dei temi musicali portanti. Fa certamente un’ottima impressione in “Herr Mannelig” sentire il timbro pulito del soprano che canta in perfetto italiano; nonostante l’indurimento del brano a seguito dell’inserimento di chitarre elettriche, rimane una marcia atmosferica legata alle percussioni e alla linea vocale solista. Molto retorica ma di una bellezza estetica a cui rimane poco da eccepire. Difficile non pensare ai concerti per violino di Bach quando comincia “The Observer”, che insegue lo stile del noto compositore anche nelle scale di clavicembalo. Poi un allegro pianistico insieme a una voce sussurrata confluiscono in una atmosferica overture sinfonica-death, mid-paced all’inizio, aggressiva nel proseguio pur contando nei sempre presenti arrangiamenti orchestrali. “Patetico” in musica sinfonica significa “forza tragica di rappresentazione”: ecco l’aggettivo ideale per descrivere la lunga intro di tre minuti della title track, che si pregia di tale forza con gli archi, e che evoca teatralità nella parte di solo cantato del soprano. Il brano acquista speditezza e aggressività creando un sincopato gioco di alternanze tra le parti death e quelle più lente e melodiche del cantato lirico.
L’adattamento dello stile barocco e l’uso del pianoforte nei tempi della storia moderna – tardo Rinascimento italiano – dovrebbe suggerirvi il fatto che “Eppur Si Muove” non ha alcun carattere filologico. Tuttavia dimostra la grande competenza stilistica di un gruppo con una preparazione classica alle spalle che forse quasi stona o sembra quasi sprecata nei momenti in cui “scende” nel concreto e asciutto death metal, per quanto arrangiato con orchestrazioni. Il lavoro fatto nella composizione – per quanto ammiccante ai classici dello stile – delle parti strumentali e l’esecuzione armoniosa e mirabile dimostrano studio, esperienza e capacità. Mi sento di dire che anche l’amante di musica classica trarrà piacere dall’ascolto di questo disco, un ottimo ponte tra due generi che comunque non vengono né avvicinati, né perfettamente fusi, semmai accostati in un sodalizio estetico vincente.

Scroll To Top