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Half the gig it used to be?

Perennemente in conflitto con se stesso, con il mondo e con le sue dipendenze, a Scott Weiland non deve essere parso vero di poter riunire attorno a se i vecchi compagni, e riportare in vita gli Stone Temple Pilots, per un ritorno alle origini che alla luce della (poco) amichevole separazione dai Velvet Revolver, e del non proprio esaltante riscontro ottenuto da “Happy In Galoshes”, assume una connotazione quasi catartica, come traspare almeno parzialmente dai contenuti del nuovo disco, che solo per il fatto di essere uscito conferisce a questa reunion una credibilità artistica spesso assente da analoghe operazioni in cui la creatività e la voglia di far musica sono evidentemente le ultime delle priorità.

Questa sera all’Alcatraz gli Stone Temple Pilots chiudono un breve tour europeo che li ha portati ad esibirsi, tra l’altro, sul palco del Download Festival. Mentre attendiamo l’inizio del concerto sugli schermi strategicamente dislocati in prossimità dei bar scorrono le immagini del match mondiale tra Cile e Brasile, che segna la sua seconda rete pochi istanti prima che si spengano le luci ed abbia inizio lo spettacolo.

Un Weiland in business-attire che fa tanto 9-to-5 prende posizione tra i fratelli De Leo e s’impossessa rapidamente di un pubblico non particolarmente numeroso ma assolutamente devoto, che accoglie calorosamente i tre brani storici con cui i Pilots decidono di introdurre un set che affonderà a piene mani in quelli che sono stati i dischi fondamentali per la carriera della band . Non viene comunque trascurato il nuovo album, ben rappresentato in scaletta dai suoi 4 brani di punta.

Istrionico e un po’ schizzato, Weiland appare decisamente in serata positiva e catalizza completamente l’attenzione del pubblico con le sue movenze ruffiane, relegando i compagni a ruolo di gregari di lusso. Detto tra noi, i Pilots dal vivo non sono mai stati la band più trascinante dell’universo, ed anche questa sera paiono carburare lentamente, per raggiungere la massima incisività solo nella seconda parte dello show – sostanzialmente, da “Creep” in poi.

Francamente avremmo ascoltato volentieri qualche altro brano del nuovo disco, ma data la quantità di materiale a disposizione ed uno show-time non esattamente generoso (stiamo parlando di un’ora e mezza scarsa di concerto) risulta chiaro che dovremo tenerci la curiosità per un’altra volta, sperando di non dover aspettare un altro decennio.

Vasoline
Crackerman
Wicked Garden
Between The Lines
Hickory Dichotomy
Big Empty
Sour Girl
Creep
Plush
Interstate Love Song
Bagman
Huckleberry Crumble
Tumble In The Rough
Lounge Fly
Sex Type Thing
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Dead And Bloated
Trippin’On A Hole In A Paper Heart

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