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Mose Allison: “Hallelujah, anyhow.”

Bluesman sempreverde
Premesso che il jazz è e rimane un genere difficile da definire, vasto e in continuo mutamento, esistono tanti stili quanti sono i singoli musicisti jazz. Difficile quindi tentare di stabilire delle categorie.
Ma possiamo dire che quello di Mose Allison è un blues jazz, cresciuto in lui e alimentato dal fatto di essere nato nel posto giusto, nel delta del Mississippi, al momento giusto, nel 1927. Allison ha così potuto respirare quei jazz, ragtime, blues che impregnavano l’aria della sua città e vivere in prima persona l’era del jazz, quella del bebop e dello swing.

E Allison continua a suonare la musica che gli piace. Alla tenera età di 83 anni continua a divertirsi scrivendo testi ficcanti e di una mordente ironia e a suonare il suo pianoforte come nell’ultimo disco, “The Way of The World”.
Per capire i suoi testi, anche se condensati in poche strofe, bisogna conoscere lui. La filosofia di vita e di pensiero di Mose Allison sono racchiuse nella frase usata da un poeta americano, Kenneth Patchen: «Hallelujah, anyhow». Il mondo va così e allora non possiamo far altro che accettarlo. In realtà Allison con una risatina supera quella tristezza e amarezza data dall’impotenza dell’uomo di fronte agli eventi del mondo, con quella stessa ironia che da alcuni era stata mal interpretata.

“The Way Of The World”
In questo album, 11 sono canzoni e un pezzo è completamente strumentale, “Crush”. E qui, dove il pianoforte si scatena con accelerazioni e decelerazioni, con sali e scendi, ci ricorda il suo primo album “Back Country Suite” (1957, Prestige).
Le canzoni hanno una struttura davvero semplice che alterna la strofa cantata all’assolo di uno o più strumenti, l’uno di seguito all’altro. I pezzi cantati sono brevi, dai 2′ al massimo di 3’34”.
Il ritmo sostenuto rende comica l’ironia in “My Brain” o anche “Some Right Some Wrong” e “Ask Me Nice”, mentre il ritmo blues di “I Know You Didn’t Mean It” rende l’ironia più amara. Allison si fa serio invece con “The Way of The World” e “Once In A While”. La più blues di tutte è sicuramente “I’m Alright”, mentre la più jazz è la strumentale “Crush”. Ma la più divertente e sfacciata è “Modest Proposal”. In questo brano sono solo lui e il suo pianoforte, che propongono di dare a Dio un periodo di vacanza nella speranza che poi così le cose vadano meglio anche quaggiù sulla Terra. La canzone finale, “This New Situation”, vede per la prima volta il duetto con la figlia Amy Allison, cantante di musica country.

Potremmo dire che è un album alla portata di tutti. Anzi, forse è proprio un’ottima introduzione al mondo vasto e complesso del jazz. Si tratta comunque di quel jazz più accessibile al pubblico, fatto per intrattenere.
Accessibilità grazie ai pezzi orecchiabili, con un bel ritmo facilmente assimilabile, che ti stampa in faccia un sorrisetto di soddisfazione. Al primo ascolto viene in mente la sigla del telefilm “Monk”, un ritmo semplice e divertente allo stesso modo di Allison.

E a quanto pare molti hanno attinto o sono stati ispirati dal vecchio Mose. «Ma è il Signor ogni-cosa-che-faccio-è-perfetta?» Vi chiederete… Beh, dal mio punto di vista forse l’unica pecca sta nei pezzi più seri come “The Way of The World” o “Once In A While”. Possono risultare un po’ noiosi specie per un testo a volte banale, e soprattutto perché la maggior parte dei pezzi è più brillante e ritmata. Ma gli assoli sono intoccabili. Consigliamo di fare un’incursione tra i primi album di Allison. Sicuramente la cosa migliore sarebbe sentirlo dal vivo… prima che sia tardi.
Proponiamo un monumento alle spazzole per batteria e un bell’8 in pagella per il giovane Mose.

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