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One more day ’til Halloween: dieci colonne sonore da brivido

La musica è sempre stata uno strumento fondamentale per il genere horror, in molti casi sufficiente, da sola, a creare quel senso di tensione tipico di queste storie di mostri, demoni, fantasmi e assassini.

Colonne sonore come quella di “Halloween” di John Carpenter, “Venerdì 13” di Harry Manfredini, “Profondo Rosso” e “Suspiria” dei Goblin, “Psycho” di Bernard Hermann o l’indimenticabile tema de “L’esorcista” di Mike Oldfield, sono entrate da tempo a far parte dell’immaginario comune.

Ho scelto per voi dieci colonne sonore perfette per la notte di Samhain, cercando di dare risalto a lavori, nella maggior parte dei casi, meno iconici ma altrettanto validi, da scoprire o riscoprire.

L’intenzione, naturalmente, non è quella di stilare una classifica: si tratta di una selezione dettata dal gusto personale e dalla contingenza.

Dunque, rigorosamente in ordine sparso, andiamo a cominciare, perché «It’s almost time, kids! The clock is ticking».

So di aver promesso di limitare i grandi classici, ma ho sempre considerato “The Omen – Il Presagio” (1976) di Richard Donner, in cui Gregory Peck interpreta un ambasciatore che si ritrova a sospettare che il figlio sia un’incarnazione dell’Anticristo, uno dei film più terrificanti di sempre (persino più dell’Esorcista). Credo che il merito sia in gran parte della azzeccatissima colonna sonora di Jerry Goldsmith (con la quale il compositore ha vinto il suo unico Oscar della carriera), in grado, da sola, di rendere quell’atmosfera sinistra e opprimente che caratterizza la pellicola di Donner. I temi lirici delle scene di vita familiare sono alternati a brani dalle sonorità spiccatamente religiose, che includono solenni cori in latino, come se fossero i canti di una messa nera. La prima traccia, ”Ave Satani”, è stata infatti pensata come una sorta di canto gregoriano satanico. La prima edizione della colonna sonora conteneva 12 tracce, mentre altre 8 sono state aggiunte nella versione del 2001. Degna di nota è la versione in vinile realizzata per Halloween 2014 da Mondo, con le bellissime illustrazioni di Phantom City Creative. Un consiglio da chi ci è passato? Mai ascoltarla da soli di notte.

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(foto: mondotees.com)

Illustrazione di Phantom City Creative (foto: mondotees.com)

The Changeling” (1980) di Peter Medak è una ghost story atipica, che utilizza elementi classici del gotico per prendere, man mano che la storia progredisce, la strada del thriller. George C. Scott interpreta un musicista che, dopo la tragica morte di moglie e figlia a causa di un incidente, si trasferisce in una grande casa infestata dal fantasma di un bambino morto settant’anni prima. Considerato da molti tra i più terrorizzanti film di tutti i tempi, il film di Medak si serve abilmente delle suggestioni sonore per creare un profondo senso di inquietudine che difficilmente può lasciare indifferenti. La bellissima e realmente spaventosa colonna sonora contribuisce in maniera decisa a creare questa atmosfera, con le 24 tracce all’apparenza molto classiche nell’utilizzo massiccio di pianoforte e archi, arricchite da cori, voci spettrali ed effetti sonori inaspettati. Fu pubblicata su CD da Percepto Records solo nel 2001, in 1000 copie che includevano 15 brani che trovarono spazio nel film durante il montaggio, ma a tutt’oggi manca una buona edizione per collezionisti.

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fonte: discogs.com

foto: discogs.com

“Fantasmi” (“Phantasm”, 1979) è primo capitolo a bassissimo costo della serie di culto di Don Coscarelli legata all’inquietante figura del Tall Man (Angus Scrimm), il sadico becchino che trasforma i morti in nani da rendere schiavi nella sua dimensione d’origine. La surreale e onirica pellicola, in cui i confini tra veglia e sogno si confondono, non sarebbe la stessa senza l’incredibile colonna sonora di Fred Myrow e Malcolm Seagrave. Profondamente influenzata dal lavoro dei Goblin (in particolare da “Suspiria” di Dario Argento, l’opera che più di tutte ha ispirato Coscarelli nella realizzazione del film) e dal tema dell’Esorcista di Oldfield, Myrow e Seagrave creano un’inconsueto mix di strumenti d’orchestra, pianoforte, percussioni e sintetizzatori. Una musica che disorienta e trasporta immediatamente nella dimensione da incubo di uno dei più particolari film horror che vi capiterà mai di vedere. Distribuita su un LP del 1979 della Varèse Sarabande Records, vanta una bellissima edizione in vinile di Mondo uscita proprio quest’anno con in copertina anch’essa un artwork di Phantom City Creative, ispirato alla famosa Sentinel Sphere, letale arma a forma di sfera del malefico becchino, che ritroviamo nel centrino.

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foto: mondotees.com

Illustrazione di Phantom City Creative (foto: mondotees.com)

Re-Animator” (1985), sicuramente il film più riuscito di Stuart Gordon, racconta la storia di un folle studente di medicina che riesce a creare un siero per resuscitare i morti. Film di culto per più di una generazione di amanti dell’orrore, con il suo bizzarro miscuglio di gore e commedia, è ispirato a “Herbert West, rianimatore”, un racconto del 1922 di  H. P. Lovecraft. La colonna sonora di Richard Band, sentito un omaggio a quella che Bernard Herrmann compose per “Psycho”, traduce perfettamente in musica l’essenza del film: intensa e angosciante, riesce a mantenere sempre un tono giocoso, in linea con l’atmosfera della pellicola. Composta da 15 tracce registrate dalla Rome Philharmonic Orchestra in Georgia, uscì nel 1985 per Varèse Sarabande. L’edizione più particolare è sicuramente quella che Waxwork Records ha rimasterizzata nel 2013, con in copertina una bellissima grafica di Gary Pullin e un vinile (almeno per la prima stampa) glow in the dark, verde come il siero inventato da Herbert West.

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fonte: waxworkrecords.com

Illustrazione di Gary Pullin (foto: waxworkrecords.com)

 «Dio è un astronauta, Oz è a cavallo dell’arcobaleno e Midian è dove vivono i mostri»: Clive Barker in “Cabal” (“Nightbreed”, 1990), tratto dal suo romanzo omonimo del 1988, ci conduce nella mitica città dei mostri insieme al suo protagonista Aaron Boone (Craig Sheffer), un giovane in cura dallo psichiatra Philip Decker (nientemeno che David Cronenberg in uno dei suoi camei più riusciti), che lo convince di aver ucciso brutalmente alcune famiglie. Ci accompagna in questo viaggio il tipico stile compositivo di Danny Elfman. Ad un primo ascolto, la colonna sonora  di “Cabal” potrebbe ricordare altri sui lavori coevi, come “Batman” (1989) o “Edward mani di forbice” (1990) di Tim Burton, soprattutto per l’utilizzo di elementi corali e orchestrali. In realtà, presenta una propria personalità specifica, con l’utilizzo di tamburi e strumenti etnici per creare sonorità tribali, perfettamente in linea con il carattere dei mostruosi abitanti di Midian. Il lavoro di Elfman riesce così a trasportarti in quel mondo di surreale e spaventoso, ma intriso di un’insolita dolcezza. Non sarà la più famosa colonna sonora del compositore, ma l’ho sempre trovata una delle più particolari ed ispirate. Pubblicata dalla MCA Records nel 1990, è stata rimasterizzata e fatta uscire nella versione deluxe da Waxwork Records proprio quest’anno, con illustrazioni di Rich Kelly.

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fonte: waxworkrecords.com

Illustrazione di Rich Kelly (foto: waxworkrecords.com)

In una lista del genere, non poteva mancare Fabio Frizzi, qui rappresentato dal suo lavoro più celebre, la colonna sonora di “…e tu vivrai nel terrore! L’aldilà” di Lucio Fulci, seconda parte della cosiddetta trilogia della morte del grande regista italiano. La storia della giovane donna che eredita un albergo in Louisiana costruito sulle porte dell’Inferno aveva certamente bisogno di musiche in grado di rendere tutta l’angoscia che la situazione imponeva. Una colonna sonora ipnotica, in cui convivono elementi orchestrali, cori e sonorità prog rock e dove il Mellotron, particolare tastiera che riproduce i suoni e voci, la fa da padrone. Il tema principale viene riproposto con piccole ma significative variazioni, alternato a qualche pezzo più lirico. L’effetto è lugubre, straniante e spettrale. Per molti, il miglior lavoro di Frizzi. Uscita nel 1981 per Beat Records Company, la colonna sonora del film di Fulci è stata introvabile per anni, una sorta di Santo Graal per i collezionisti di mezzo mondo. Quest’anno è stata rimasterizzata a Roma e, in concomitanza del tour negli Stati Uniti del compositore di questo autunno, ristampata da Death Waltz in un vinile, in un’edizione limitata illustrata da Graham Humphrey e presentata alla Mondocon 2015.

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Illustrazione di Graham Humphrey (fonte: mondotees.com)

Illustrazione di Graham Humphrey (foto: mondotees.com)

“It Follows” (2014) di David Robert Mitchell è stato, con tutta probabilità, l’horror migliore del 2014. La storia, nella quale una misteriosa presenza soprannaturale perseguita le proprie vittime, cambiando continuamente identità, finché queste non vengono uccise o riescono passare questa sorta di maledizione al loro partner sessuale, è un pretesto per confezionare uno tra gli horror più inquietanti degli ultimi anni. Un film che guarda al passato, agli slasher anni ’70 e ’80 ma soprattutto al cinema di John Carpenter: il riferimento è chiarissimo nella colonna sonora composta da Richard Vreeland, in arte Disasterpeace, compositore di musica elettronica, noto soprattutto per il suo lavoro nel campo dei videogiochi. Sintetizzatori stridenti, percussioni incalzanti, melodie dissonanti: la musica di Disasterpeace è fondamentale per amplificare quel costante senso di pericolo latente che pervade tutto il film, facendosi ispirare alle colonne sonore di Carpenter (“Title”, la seconda traccia, sembra quasi un omaggio diretto all’indimenticabile tema di “Halloween”) e dei Goblin, ma riuscendo mantenere una specifica identità. Pubblicata in CD e vinile dalla Milan Records nel 2015, potrebbe diventare negli anni un classico del genere.

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(fonte: milanrecords.com)

(foto: milanrecords.com)

La colonna sonora di “Nosferatu, il principe della notte” (1979), omaggio di Werner Herzog al film di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922, è un classico, nonché uno dei punti più alti del sodalizio la band Krautrock Popol Vuh (in particolare Florian Fricke, il fondatore) e il regista. Con le sue sonorità meditative e sottilmente inquietanti, ti trasporta immediatamente tra le nebbie dei paesaggi transilvani e negli oscuri corridoi del Castello del Conte Dracula: 14 tracce eleganti e allo stesso tempo stranianti, grazie alla combinazione strumenti come sitar, chitarra elettrica e acustica, e oboe. Non spaventa nel senso stretto del termine, ma riesce a creare un’atmosfera unica. Originariamente pubblicata nel 1978, ne è stata fatta una riedizione nel 2004, con l’aggiunta del nuovo materiale rilasciato sulla band. L’ho inclusa in questa lista soprattutto perché, quest’anno, è uscita nuovamente in vinile in versione rimasterizzata, in ben due edizioni: una della Wah Wah Records, l’altra della Waxwork Records, che presenta, sulla copertina anteriore e nel gatefold, due artwork di Jessica Seamans dello studio Landland, uno più bello dell’altro.

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Illustrazione di Jessica Seamans of Landland (fonte: waxworkrecords.com)

Illustrazione di Jessica Seamans (foto: waxworkrecords.com)

In ambito horror, Pino Donaggio è sicuramente più conosciuto per il suo lavoro su film come “Carrie” di Brian de Palma, “Piranha” o “The Howling” di Joe Dante, “Trauma” di Dario Argento, ma la colonna sonora che ha realizzato per Tourist Trap” (1979), film di culto a basso budget di David Schmoeller (che dieci anni dopo girerà “Puppet Master”), merita certamente di essere riscoperta. Un gruppo di amici si ritrova bloccato nell’isolata casa del signor Slausen, che gestisce un inquietate museo di manichini con il misterioso fratello: Schmoeller confeziona un film che sembra una sorta di bizzarro mix tra “Non aprite quella porta” (1974), “La maschera di cera” (1953), “Psycho” (1960) e “Carrie” (1976). Il risultato, che oserei definire schizofrenico, seppur con i suoi molti limiti, è di grande impatto, sostenuto da musiche che colgono perfettamente lo spirito: pezzi più malinconici sono alternati a sonorità giocose e grottesche, in cui i cori sinistri, melodie da carillon e il particolare suono del clavicembalo si combinano per amplificare l’atmosfera malata del film. La colonna sonora, uscita nel 1979 per Varèse Sarabande, è stata riproposta CD nel 2014 da Full Moon Records e ristampata in vinile da Waxwork Records proprio il mese scorso, illustrata da Marc Schoenbach di Sadist Designs Art.

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Illustrazione di Marc Schoenbach (foto: waxworkrecords.com)

Illustrazione di Marc Schoenbach (foto: waxworkrecords.com)

Inizialmente avevo pensato di parlare della colonna sonora di quello che ritengo essere l’horror più spaventoso di Carpenter, “Il signore del Male” (potete ascoltarla qui), ma considerata l’occasione, mi è sembrato giusto includere nella lista almeno un film ambientato durante la vigilia di Ognissanti. “Halloween III – Il signore della notte” (in originale un ben più sensato “Season of the Witch”), diretto da Tommy Lee Wallace, è il bizzarro terzo capitolo della saga. Sì, proprio quello senza Michael Myers e con protagonista Tom Atkins, amatissimo da metà degli appassionati, detestato dall’altra metà, che racconta del diabolico piano di un giocattolaio irlandese, proprietario della Silver Shamrock, messo in atto proprio nella notte di Halloween. Una baracconata grottesca, con una storia ai limiti del ridicolo (Nigel Kneale, lo sceneggiatore, si fece addirittura togliere dai credits), ma anche incredibilmente divertente, come può esserlo un episodio di “Ai confini della realtà” o “Tales from the Crypt”. La colonna sonora di John Carpenter e Alan Howarth è, come se ci fosse bisogno di dirlo, stupefacente: i due abbandonano il celebre tema della saga e decidono di lavorare esclusivamente con i sintetizzatori, per produrre un suono acuto simile a quello del segnale televisivo. La musica è stata composta direttamente sulle immagini, attraverso un sistema video sincronizzato su un registratore audio. Uno dei pezzi più riconoscibili della colonna sonora è, senza dubbio, “Halloween Montage”, jingle dello spot pubblicitario della Silver Shamrock (ispirato alla melodia della cantilena infantile “London bridge is falling down”), che nel film scandiva i giorni che mancavano ad Halloween. L’album originale uscì in LP nel 1982 per MCA Records e in CD nel 1989 per Varese Sarabande Records. Nel 2012, invece, è stata pubblicata la particolarissima edizione di Death Waltz, con l’artwork originale di Jay Shaw.

Ascolta alcuni brani QUI - Acquista il vinile QUI

Illustrazione di Jay Shaw (foto: discogs.com)

Illustrazione di Jay Shaw (foto: discogs.com)

 A tutti voi, «Happy Happy Halloween […] and don’t forget to wear your masks»!

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