Home > Recensioni > Han Gong-ju

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All’interno del concorso Generator +16 del Giffoni Film Festival si segue un percorso tematico ben preciso: storie di adolescenti, che alla quotidianità e all’immediata riconoscibilità delle situazioni vissute per i giurati della stessa età dei protagonisti abbinano la drammaticità di scelte ed eventi che danno il naturale magico tocco narratologico del cinema.

Il film d’esordio del regista sudcoreano Lee Sujin, già vincitore di un premio in una sezione collaterale dell’ultimo Festival di Rotterdam, rientra perfettamente in questa casistica.

Han Gong-ju ha 17 anni, è reduce da un cambiamento di scuola e di città, conduce un’esistenza abbastanza solitaria, manifesta una forte ritrosia nei confronti di qualsiasi rapporto umano. I suoi genitori naturali sono separati: la madre vive con un nuovo compagno, il padre si ubriaca quotidianamente nei peggiori bar della città (una città mai dichiarata, a rappresentare l’intera Corea del Sud). Gong-ju ha un segreto, nel suo passato c’è un terrificante, scandaloso e oscuro episodio, motivo per il quale è stata costretta ad emigrare. Ma Gong-ju è una brava cantante. Le sue nuove amiche aprono un sito a lei dedicato. Le persone dalle quali si stava nascondendo ora possono ritrovarla. E l’incubo ricomincia.

Fortissima denuncia contro l’indifferenza e il pregiudizio, il film È la sua protagonista, a partire dal titolo. Gong-Ju, interpretata dalla formidabile Chun Woohee, ci appare imperscrutabile fino a oltre la metà del film; successivamente, però, tutti i suoi gesti, tutte le sue scelte troveranno una piena giustificazione. Prima eccentrico, poi crudo, infine straziante. Difficilissimo essere vittime, subire l’ostracismo e il giudizio impietoso della società, sopravvivere giorno dopo giorno: e tutto questo a soli 17 anni. In filigrana, anche una riflessione sul potere di ricatto dei nuovi media; basta un telefonino nascosto, e il mondo può letteralmente entrare nel tuo privato, violentarlo, spettacolarizzarlo. E quando ci si trova sotto l’occhio dei riflettori, difficile trovare qualcuno che non ti volti le spalle.

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Contro

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