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Handsome Furs: Peli sì, ma non sulla lingua

Gli Handsome Furs sono arrivati dal Canada con la loro musica elettronica particolare, catturando l’attenzione del pubblico indipendente a livello internazionale.
È Alexei, compagna di Dan, a parlare di come la storia intera abbia avuto inizio.

Innanzitutto, come vi siete conosciuti?
Dan e io ci siamo conosciuti in strane condizioni che la maggior parte delle persone troverebbero tutt’altro che romantiche. Eravamo entrambi al verde a vivere a Montreal con poche opzioni lavorative.
Posi gli occhi su Dan per la prima volta a un incontro di orientamento per telemarketing e, benché fossi assai depressa per la natura avvilente dell’occupazione, volli disperatamente conoscerlo meglio.
Così accettai l’incarico. Ero penosa a fare vendite, ma trovai il tempo per lunghe pause pranzo e per parlare di libri e musica con Dan. Me ne innamorai in fretta.

Come avete deciso di formare la band?
Formammo la band circa tre anni dopo aver dovuto affrontare un distacco dal conoscerci reciprocamente dal momento che eravamo entrambi coinvolti in altre relazioni. Ma appena ci ritrovammo iniziammo a lavorare insieme su una miriade di progetti sia di scrittura che musicali. Il gruppo era l’effetto di questo intrecciarsi di creatività e il suo flusso non è mai calato dalla sua genesi. La nascita della nostra band continua a rigenerarsi ogni volta, con nuove idee e flirt acustici.

Puoi affermare che il vostro matrimonio abbia influenzato le vostre scelte riguardanti la carriera? Se sì, potresti spiegarci il motivo?

La nostra unione ha influenzato la vita della band soltanto in maniera positiva. Siamo tutti e due dei completi malati del lavoro, così ci capita raramente di incappare in lotte interne sulla ricerca dell’equilibrio perfetto tra amore e business. Sembra che le due cose vadano mano nella mano per noi. Il piacere per la composizione di nuove canzoni è tanto quanto quello di cucinare la cena e fare l’amore. Siamo fortunati ad amare entrambi a tal punto ciò che facciamo.
Percepisco un equilibrio gradevole che deriva dalla nostra partnership amorosa e musicale.

Nessun aneddotto peculiare del tour o delle sessioni in studio che vorresti condividere con noi?
Da dove posso iniziare? Abbiamo assistito a una rissa con coltelli in Malesia, a una presa d’ostaggio da infarto a Manila, abbiamo navigato nei porti di Yangon, fatto festa nel Palazzo del Popolo di Bucharest, scalato la grande muraglia cinese, acquistato spezie e false Gucci nel gran bazaar di Istanbul, visto le cicatrici da mortaio di Sarajevo, organizzato uno show segreto a Skopje, ci siamo spogliati al carnevale brasiliano, abbiamo scattato foto bizzarre a Parigi, siamo stati sui ghiacciai d’Islanda, affrontato lo snobismo dei club russi e molto altro. Portiamo con noi le storie più surreali. E ciascuna ha ampiamente impregnato il lavoro di registrazione in studio.

A proposito, “Sound Kapital” è il titolo del vostro ultimo album. Da dove viene?

“Sound Kapital” rende omaggio alla serie fotografica omonima, firmata da Matthew Niederhauser, il quale ha contribuito all’artwork dell’LP. La sua mostra ha messo in luce alcuni dei più grandi musicisti cinesi della scena rock underground e abbiamo sentito un attaccamento così forte a tali band – con cui abbiamo anche suonato – che abbiamo desiderato divenisse il nostro titolo. In un senso generico, ho anche sentito la necessità che i temi del nostro album dovessero avere a che fare con la comunità globale dei freak e degli artisti a noi simili, che cercano di rappresentare cosa significhi essere umano; così ho voluto che il disco fingesse d’essere la capitale sonica di questo piccolo, ma importante regno.

Le canzoni quindi si riferiscono a episodi reali appartenenti alla vostra vita?
Le canzoni rivelano molto da vicino alcune delle situazioni che abbiamo esplorato di recente. Penso che siamo sublimemente fortunati a essere in grado di intravedere uno spettro così ampio di umanità in tutto il mondo. Volevo raccontare storie riguardo il bello e il brutto di ciò che abbiamo visto.
Ogni pezzo affronta esclusivamente le realtà che abbiamo incontrato nelle regioni differenti del globo.

[PAGEBREAK] Cosa pensi dovrebbe essere un artista ai giorni nostri?
Credo che il ruolo di un artista sia lo stesso con cui ha attraversato la storia e tale rimane nel presente.
Il suo scopo è quello di aiutarci a capire la nostra umanità; spesso gli artisti sono le persone meno sicure di tutte su che cosa significhi essere in vita, ma proprio questa insicurezza e brama è ciò che meglio descrive il mio cuore e la mia mente.

Sei convinta del fatto che ci sia/ci sia stato qualcuno che rappresenti/abbia rappresentato il perfetto paradigma da ammirare nel campo musicale?
Penso che band quali Clash e Fugazi abbiano fatto un gran bel lavoro esprimendosi sulle loro epoche. Patti Smith ha cambiato la mia vita, così come David Bowie, Nick Cave, Otis Redding, Leonard Cohen. Quelli sono i nomi grossi; credo lo siano per una ragione. Hanno dato voce a ciò che non era stato articolato dai loro pari. Attualmente, sono colpita da molte band cinesi come Av Akubo, White, Guai Li, Car Sick Cars, PK 14 e Chiang Mais Sonnet, Alcohol, i macedoni Bernays Propaganda e gli indonesiani The Brandalls. In quanto a sonorità, penso che LCD Soundsystem, No Age, Zola Jesus, Jerusalem Of My Heart e Crystal Castles abbiano interpretato alla grande i nostri tempi.

Sei anche una scrittrice. Qual è la tua principale ispirazione (autore o persino personaggio) in letteratura?
È una domanda difficile. Tendo ad amare le persone orribili. Le trovo d’ispirazione, ma per tutte le motivazioni sbagliate!
Amo Italo Svevo, Elfriede Jelinek, William T. Vollmann, Stevie Smith, Suskind, Kobo Abe, Peter Hessler, Yan Lianke, Ben Okri, Ondaatje, Isabela Fonseca. I loro personaggi non sono esattamente d’ispirazione, ma, sfortunatamente, mi identifico terribilmente in tutti loro.

Come hai iniziato a comporre e suonare musica?
Ho preso lezioni di piano da bambina e poi, una volta incontrato Dan e iniziato a fare musica con lui, ho abbandonato qualunque cosa avessi imparato.

Ora, potresti dirci cosa rappresentate l’uno per l’altra?

Dan mi permette di essere me stessa. Non potrei immaginarmi un migliore avversario e amante. Mi dà il carburante, mi fa arrabbiare, mi mette in pericolo, si prende cura di me, mi incoraggia, mi sfida e mi nutre.

Qual è la parte migliore (fisicamente, ma anche caratterialmente) del tuo partner?
Sarei un’amante ingrata se non menzionassi le sue mani e la sua bocca. E con entrambe fa anche le cose (la musica e la voce) che mi rendono alquanto orgogliosa di conoscerlo. Sinceramente, ha il cervello più incredibile e le parti del suo corpo (la sua bocca e le sue mani) che gli permettono di condividere tutti quei pensieri con il mondo sono la mia più grande fonte di gioia.

L’intervista è terminata, grazie per aver prestato attenzione al nostro terzo grado!
È stata veramente una gran bella chiacchierata. Apprezzo quanto tu sia stata impicciona, vuol dire che ci tieni.

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