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Handsome Furs: Peli sì, ma solo sul petto

Poco fa ci aveva risposto la prima metà degli Handsome Furs, quella femminile. Ora è il turno di Dan, l’altra faccia della medaglia nonché anima gemella di Alexei Perry.

Dicci un po’, com’è che tu ed Alexei avete scelto di formare la band? Il matrimonio ha deciso per voi?
Sono totalmente d’accordo con Alexei. Questo progetto è sempre stato un’estensione della nostra relazione. Volevamo creare qualcosa insieme, qualcosa che fosse solo nostro. Sento come se la band fosse una manifestazione fisica della psiche che condividiamo. Come un bambino. Forse non funziona per ogni coppia, ma questo duo ci ha permesso di avere una vita alquanto sorprendente insieme.

Qualche episodio particolare che vorresti ricordare?
Vagare in giro per Mosca un freddo venerdì incasinato; addormentarsi su una spiaggia deserta in Francia, bere whisky giapponese sul tetto di un grattacielo a Hong Kong, guidare intorno a Yangon sul retro scoperto di un autocarro, saltare nella folla a Shanghai, consumare il pasto migliore della mia vita a Siracusa in una trattoria con soltanto quattro tavoli (pasta con le sarde, pesce spada e un sacco di Nero d’Avola).

Riguardo al vostro ultimo lavoro, “Sound Kapital”, le canzoni di cosa parlano?
Ogni canzone si riferisce a qualcosa che abbiamo esperito sulla nostra stessa pelle… Non c’è molta finzione.

Cosa puoi dirci della tua gavetta con Wolf Parade e Atlas Strategic? Qual è la differenza principale rispetto al progetto Handsome Furs?
Atlas è stata la mia prima band. Non sapevo che cosa stessi facendo. Durante i tour con gli Atlas ho preso un’assurda quantità di droghe. Il nostro furgone era costantemente senza benzina. Di routine sfasciavo attrezzatura che non potevo nemmeno rimpiazzare. Avevo ventuno anni e non dormivo mai. Sono tornato a casa senza un lavoro e senza un posto in cui vivere. Ho incontrato un sacco di persone che successivamente sono divenute miei cari amici; gente che mi ha aiutato a farmi una carriera scrivendo e interpretando canzoni. Gli Wolf Parade sono stati più o meno la medesima cosa per i primi anni. Sono riuscito a lasciare il mio lavoro diurno, qualcosa per cui mi son sempre sentito molto fortunato, come quando si vince la lotteria. Mi sono imbarcato in un tour sfrenato, ho imparato a vivere senza una valigia, a saltare i pasti. Ho iniziato a orientarmi a New York e a sopravvivere senza chiedere indicazioni. Ho incontrato l’amore della mia vita, ho traslocato insieme a lei in un minuscolo monolocale e poi nel mio appartamento da sogno a Montreal.

Una volta imbattutoti in Alexei, che cosa hai deciso di fare?

Ci siamo sposati, ci siamo giostrati tra Wolf Parade e Handsome Furs e non ho mai smesso di lavorare. Non mi son fermato neppure ora! Ho preso confidenza con l’Europa, con l’Europa dell’Est, con la Russia. Alexei ed io suonavamo in qualche posto pazzesco e poi ci dicevamo “È stato magnifico!”… per poi ritornarci. Noi torniamo sempre. Ci siamo fatti degli amici, siamo divenuti più bravi a programmare le macchine, sono diventato un chitarrista migliore. In seguito, ho smesso di suonarla così tanto. Ci siamo drogati di più e poi di meno e dopo un po’ quasi mai.

Immagino ne siano derivate avventure strambe.
A Helsinki abbiamo lanciato una TV da una finestra, siamo andati per la prima volta in vacanza in Sicilia, ho vomitato prima del nostro primo show newyorkese; abbiamo registrato dischi al ritmo in cui una famiglia cattolica genera figli. Ci siamo premurati di scopare in ogni nuovo Paese e continuiamo a farlo. Sempre. Noi diciamo “Abbiamo appena scopato a Hong Kong!” Il nostro lavoro consiste nell’osservare e fare un resoconto, il nostro lavoro è intrattenere. Il nostro lavoro è divertente, è una sorta di luna di miele prolungata. Non sono capace di fare altro, sono uno schifo di impiegato grato soltanto a lei e me stesso.
Mi piacerebbe pensare che sia bravo nel mio lavoro.

Che cosa credi debba rappresentare un artista oggigiorno?
Ora che i soldi se ne sono andati quasi per tutti, penso sia molto, molto importante per gli artisti essere diretti e accessibili. Penso che l’arte (almeno in Nord America) sia stata proprietà dei privilegiati per troppo tempo. Diretto e accessibile non significa stupido; non significa Katy Perry. Significa non essere degli stronzi pretenziosi, significa non fare i preziosi. Dato che un musicista si esibisce pubblicamente, ha l’immensa opportunità di poter sollevare gli animi della gente che guarda. Portarli via, dove possano ballare e sudare e strusciarsi sulla propria ragazza/sul proprio ragazzo, lasciarli tristi per un momento o anche solo spaccare. Essere in grado di stabilire una connessione è un privilegio per un artista. Penso sia davvero importante per un artista, soprattutto adesso, essere onesto e favorire un senso di comunanza… ne abbiamo bisogno.

Potresti dirci che significato ricoprite l’una per l’altro? Quale è la parte che preferisci nella tua partner?
Alexei è l’unica persona che possa realmente comprendermi tanto quanto me. Non che io sia un uomo complicato: è un sentimento che sia la mia mente sia il mio corpo sanno benissimo che sta un migliaio d’anni luce sopra ogni altra cosa io abbia mai esperito. Le sue parti migliori… Be’, amo ogni sua parte. Il cervello è sicuramente la migliore di tutte. Le mani, il viso. Il suo sedere mi fa tremare le ginocchia.

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