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  • Harem Scarem: Weight Of The World

    Harem Scarem

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Il peso del mondo in 12 capitoli

Mamma mia, sono tornati! Archiviata la pratica RUBBER, che aveva visto gli Harem arrendersi al fenomeno “nu breed”, Harry Hess e Pete Lesperance si riappropriano delle radici melodiche che li avevano un tempo resi grandi, e si riaffacciano sulla scena con un disco semplicemente mostruoso, un autentico uragano di melodia ed attitude, che si candida di diritto a miglior disco dell’anno, per lo meno nell’ambito del suo genere. Probabilmente molti attendevano un ritorno totale della band alle atmosfere dell’immortale “Mood Swings”, un disco che semplicemente NON PUO’ mancare nella vostra collezione, ed altrettanto probabilmente quei molti rimarranno delusi. Si tratterà però di una delusione solo momentanea, perché fin dal primo brano in gioco, la spettacolare title-track, vi troverete a ringraziare gli Harem Scarem: l’impatto è devastante, l’impeto melodico sviluppato dai 4 canadesi rasenta la perfezione, con quella mistura di AOR guitar-oriented che ne ha sempre contraddistinto il song-writing, in seno al quale si insinuano pochi ma estremamente efficaci elementi nu breed, che conferiscono agli Harem Scarem del 2002 uno spessore compositivo senza pari sul mercato: se nel 2002 l’AOR ha una ragione per esistere, è grazie a questo sound, che pur non rinnegando gli stilemi originali ha saputo incorporare nella propria natura quegli elementi “moderni” in grado di riattualizzarlo. Gli Harem Scarem di questa arte sono maestri, così come sono maestri di songwriting: degli undici brani inclusi nell’album non ce ne uno -dico uno- debole. La già citata title-track è una canzone che ti si insinua nel cervello per non uscirne più, grazie ad un refrain letteralmente assassino e ad una magistrale interpretazione di Henry Hess, la cui ruvida voce sembra migliorare col tempo. In “Killing Me” apprezziamo al meglio il melange di rock melodico ed atmosfere nu breed creato dalla band, mentre “Outside Your Window”, con le sue armonie ed i suoi stacchi acustici, è uno dei brani più atipici del lotto. Si prosegue il viaggio nel meraviglioso mondo degli Harem Scarem con la Leppardiana “All I Want” e con il primo (ed unico) pezzo slow del disco, “This Ain’t Over”. I 90 secondi strumentali di “Internude” introducono l’ennesimo highlight del disco, “You Ruined Everything”, un pezzo letteralmente da brividi, oscuro e melodico nello stesso tempo. “Charmed Life” e “If You” rappresentano la facciata più modern sounding della band, che con la seguente “See Saw” offre 5 spettacolari minuti strumentali prima di chiudere in bellezza con “Voice Inside”, un pezzo che sembra preso di peso dai solchi dei “Mood Swings”. C’è molto poco da aggiungere, se non spronarvi all’acquisto immediato: non voglio essere pessimista, ma dubito che riusciremo, nel corso di questo 2002, ad ascoltare altri album di tale livello. Ben tornati, Harem Scarem!

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