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I ninja d’Alessandria

L’indie rock non è più, come un tempo, un genere inesplorato e snobbato all’ennesima potenza.
Un po’ perché i paesi anglofoni ci hanno insegnato a masticarlo, un po’ perché di recente anche nella nostra penisola sono sorti ensemble d’interesse da mediocre a notevole.

Il quartetto alessandrino rappresenta una delle novità, reduce dall’esordio con “Occhi Rossi” (2006).
Testi comici, ironici, simpaticamente tragici, ritagliati ed incollati su basi ritmate tipicamente rock. Qui rock, però, non diventa indice di mancata originalità, bensì veicolo di idee reali e storie di gioventù in cui chiunque potrebbe immedesimarsi.

Fra una risata e un passo di twist, si incitano Dipax, Riki, Alessandro e Manuel a continuare con riff sostenuti, spesse linee di basso e batteria rianimante.

Già soltanto per il nome, la band si merita tanta stima.
Tuttavia, noi non possiamo limitarci a giudicare un gruppo dalla copertina del disco o dal suo nome. O sì?
Comunque sia, ai giovani alternativi garberà la vitalità degli Hattori Hanzo e se così non sarà, vorrà dire che siamo messi veramente male.
In Italia, eh.

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Contro

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