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Have one on me, se ti va pure due

1. LA COSPIRAZIONE JOANNA NEWSOM
Questo è uno Zoom talmente emozionato che per i titoli verrà usato il caps lock.

Cominciamo con una parentesi personale: pur ammirandola scompostamente dai tempi in cui la sua educazione al canto corrispondeva più o meno a un iiiiiii iiiiii iiii prolungato nella testa dell’ascoltatore, mi sono interrogata a più riprese sulla possibilità che Joanna Newsom fosse un grande splendido fake, un modo ulteriore dell’indie medio per diversificarsi dall’indie medio. Andiamo, i fan statunitensi leggono le Argonautiche in fila per i suoi concerti, non poteva esserci sotto nulla di buono.
E invece NO, NO e NO. Ecco una lezione importante: tra il talento e la pretenziosità, la spunta sempre il talento; o meglio, se c’è talento non ci può essere pretenziosità; o meglio, il talento può anche essere pretenzioso, ma Joanna Newsom non è pretenziosa perché suona l’arpa e ha una rigorosa formazione classica. Al contrario dello stronzo delle Argonautiche.
Chiarito questo

2. JOANNA NEWSOM CON IL SENNO DI POI
L’arpista-polistrumentista di Nevada City, CA è al suo terzo album, che è un album triplo.
Nel suo percorso meno che decennale, sembra non aver mai smesso di migliorare. Il suo esordio del 2004, “The Milk-Eyed Mender”, giudicato da molti incredibile ma immaturo, è essenzialmente lei e l’arpa.
Joanna Newsom inizia a farsi un nome: ecco che i mostri della musica le si accostano e le offrono un passaggio.
Jim O’Rourke mixa, Van Dyke Parks produce e arrangia, Steve Albini registra voce e arpa: nel 2006 il pubblico viene scosso da “Ys”, l’Orchestrale Secondo Album.
Anni luce dall’essere il risultato di «un’ammirazione momentanea», la strabiliante perfezione di “Ys” è percepibile almeno quanto l’ingerenza altrui, per quanto l’anima della Newsom, così come l’ossatura dei suoi pezzi, vengano sempre religiosamente rispettate.
Joanna Newsom si fa le ossa con una band dal vivo, la sua Ys Street Band, la collaborazione è fruttuosa a tal punto che nel 2007 producono un EP tutto loro: “Joanna Newsom And The Ys Street Band”.

3. JOANNA NEWSOM
“Have One On Me” è tutto questo percorso e funziona come un soviet: è la prima creatura totalmente autosufficiente, senza il bisogno di interventi dall’alto. Come “The Milk-Eyed Mender”, ma con un’orchestra.
È la prima affermazione di un’artista matura in collaborazione con una band. È per questo che, pur con qualche difetto evidente, è così stravolgente.

E pensare che al primo ascolto sul sito della Drag City, “81″ più che sembrare un brano di Joanna Newsom appariva come un divertimentino da «Worst. Renaissance Fair. Ever.». NIENTE DI PIÙ SBAGLIATO DEL PREGIUDIZIO!
La Newsom scrive i testi, le parti per arpa, le parti per piano; Ryan Francesconi arrangia per un’orchestra, senza rendersi ingombrante e intensificando l’apporto dei fiati; Neal Morgan si occupa dell’arrangiamento delle percussioni.
I testi sono storie che racchiudono altre storie, sempre più personali, sempre più articolate – bisogna ricordare che la parola ricorrente più facile da compitare contenuta nei testi di Joanna Newsom è “neverdoneing”, fate voi due conti su quali possano essere le altre (preposizioni comprese).
Il cantato, sempre particolare, è intonatissimo, onomatopeico, scandito, trasformato: l’album intero è solcato da una vena soul, per la quale la riscoperta del pianoforte è adatta, e su cui la voce acida ma oramai ben addestrata della Newsom dà il suo sfoggio migliore.
Ci sono temi ricorrenti, sia dal punto di vista musicale che da quello concettuale, e talvolta i mutamenti e l’evolversi dei ritmi sono tanto complessi e impossibili da sembrare più subsahariani che statunitensi – non sorprende che in “Go Long” faccia capolino anche un suonatore di kora.

Il piccolo pubblico sembra essersi reso conto dell’importanza generazionale di Joanna Newsom. No, non perché fa la bella con Armani. C’è persino un libro, forse un po’ precoce, che decostruisce le sue composizioni. Tutto questo è inevitabile: “Have One On Me” è uno dei progetti più anacronistici e ambiziosi che l’era dell’mp3 abbia potuto finora vedere: traboccante com’è di professionalità, oltre che di emozione e tocchi di genio, non si può che dargli il benvenuto. Ah, oltretutto il voto è 9/10, chi l’avrebbe mai detto

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