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Hayao Miyazaki: Meravigliose Creature

A tre anni dal Leone d’Oro alla carriera, Hayao Miyazaki si ripresenta con “Gake No Ue No Ponyo (“Ponyo On The Cliff By The Sea”) alla Mostra del Cinema, dove concorrerà con altri grandi del cinema e dove condividerà con un altro campione dell’animazione moderna, Mamoru Oshii (autore del famoso “Ghost In The Shell”) in concorso con “Sukai Kurora” (“The Sky Crawlers”), l’onore di portare a Venezia la magia dell’animazione giapponese.

Vincitore nel 2003 del premio Oscar per “La Città Incantata”, autore di numerosi anime e manga, Miyazaki ha ottenuto un enorme successo in patria, sia tra la critica che tra il pubblico, pur rimanendo nell’ombra in Occidente per molto tempo e ricevendo solo un tardivo riconoscimento del suo valore.

Le difficoltà che hanno riguardato la diffusione in Occidente dell’arte animata nipponica, dovute sia a fattori culturali che di natura commerciale, hanno posto il manga e l’anime in una situazione di svantaggio. Se nel paese del Sol Levante è semplicemente un modo di fare cinema, dedicato ad un pubblico prevalentemente adulto, l’animazione, nella nostra cultura dominata dallo stile Disney e incapace di comprendere quella che è la sua vera poetica, cioè l’espressione dell’anima, è sempre stata considerata un’arte dedicata ai bambini, e Miyazaki è stato spesso erroneamente identificato come il Disney d’Oriente. Proprio il predominio della Disney nel panorama mondiale ha infatti impedito la diffusione dei suoi film, fino all’acquisizione da parte della stessa dei diritti di distribuzione dello studio Ghibli (fondato da Miyazaki e Takahata), la quale ne ha consentito l’accesso al mercato mondiale .

L’animazione giapponese – e con essa Miyazaki – ha dovuto affrontare tali difficoltà, superandole inizialmente proprio grazie ai cartoni animati dedicati ai bambini: chi non ha visto e amato “Heidi”, “Conan”, “Il Ragazzo Del Futuro” o “Lupin Terzo” (sia la serie tv che i lungometraggi), fino all’apice della serie animata con “Anna Dai Capelli Rossi”?

Il 1984, in questo senso, è un anno cruciale: esce quello che può essere definito un importante spartiacque della carriera di Miyazaki, “Nausicaä Della Valle Del Vento”, purtruppo rimasto invisibile in Italia e nel resto dell’Occidente fino ai primi Anni Novanta, film che per il character design, per la realizzazione degli sfondi e dell’animazione, per l’evocativa colonna sonora composta da Joe Hisaishi, è unanimemente considerato in tutto il mondo un autentico capolavoro.

Dal 1992 al 2004, l’universo dell’animazione viene attraversato da quattro splendenti comete, non solo in Oriente ma anche in Occidente. Da “Kurenai No Buta” (“Porco Rosso”,1992), “Mononoke Hime” (“Principessa Mononoke”, 1997), “Sen To Chihiro No Kamikakushi” (La Città Incantata, 2001, secondo alcuni la sua opera migliore) e Hauru No Ugoku Shiro (“Il Castello Errante Di Howl”, 2004). Questi quattro film si legano tra loro attraverso temi che ne rappresentano il comune denominatore: la maledizione (la metamorfosi suina di Marco in “Porco Rosso”, come quella dei genitori di Chihiro ne “La Città Incantata”, la malattia di Ashitaka in “Principessa Mononoke”, il maleficio di Sophie scagliatole dalla Strega delle Lande nel “Castello Errante Di Howl”) e la poderosa contrapposizione tra uomo e natura, che si risolve una volta raggiunta l’armonia tra l’animo umano e l’essenza del mondo.

Nella poetica di Miyazaki, infatti, attenzione particolare è data alla dimensione spirituale, che pone al centro delle storie creature mitiche, quasi divine, ispirate alla mitologia nipponica, e alla valorizzazione delle diversità culturali e delle specie. La presenza ricorrente di personaggi bambini esprime poi tutta la volontà del maestro di raggiungere la risoluzione del conflitto attraverso l’opposizione dell’innocenza infantile alla violenza adulta. Nel focalizzarsi espressivamente sull’anima Miyazaki, però, non perde di vista la dimensione reale del mondo, nella fusione, nell’integrazione e nella coesistenza di magia e tecnologia. Dice Marco Müller: “La filosofia di Miyazaki unisce romanticismo e umanesimo a un piglio epico, una cifra di fantastico visionario che lascia sbalorditi. Il senso di meraviglia che i suoi film trasmettono risveglia il fanciullo addormentato che è in noi.”

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