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  • Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick

    Diretto da Ron Howard

    Data di uscita: 03-12-2015

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Il giovane Herman Melville (Ben Whishaw) si reca a far visita al misterioso Thomas Nickerson (Brendan Gleeson) per chiedergli di raccontare tutta la verità su una vecchia vicenda dalla quale lo scrittore è ossessionato: trent’anni prima il ragazzino Nickerson (Tom Holland, che presto vedremo come nuovo Spider-Man) è stato uno dei pochi superstiti del naufragio della baleniera Essex, insieme al capitano George Pollard (Benjamin Walker), inesperto ma sicuro di sé, e al risoluto primo ufficiale Owen Chase (Chris Hemsworth).

Da quella testimonianza, rielaborata da Melville, nascerà il celeberrimo “Moby Dick“.

È la premessa di “Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick“, il nuovo film di Ron Howard (e il suo primo in 3D) tratto dal libro “In the Heart of the Sea: The Tragedy of the Whaleship Essex” di Nathaniel Philbrick, pubblicato in Italia da Elliot Editore.

Howard mette in scena una grande avventura ottocentesca, che nella seconda parte diventa una storia di sopravvivenza, spettacolare e assolutamente da godere sul grande schermo. Al 3D siamo ormai abituati ma se durante lo scontro con una balena cinematografica ci agitiamo sulla poltrona come se fossimo anche noi sulla Essex, vuol dire che questa vecchia tecnica, se messa correttamente al servizio di un racconto, sa ancora emozionarci in modo semplice ma efficace.

Dove “Heart of the Sea” mostra invece qualche debolezza è nella sceneggiatura curata da Charles Leavitt (“Blood Diamond- Diamanti di Sangue”): troppo stereotipati certi dialoghi (le scene con Chase e la moglie), troppo prevedibile lo sviluppo delle dinamiche tra personaggi (lo scontro di temperamento e visione del mondo tra Pollard e Chase), poco incisiva, forse perché risolta in poche battute, la riflessione sull’esperienza terribile vissuta dai protagonisti.

Certo, “Heart of the Sea” non vuole essere un film di finezze psicologiche, ma l’ambizione di proporre al pubblico un racconto morale sul ruolo dell’uomo e della sua sete di profitto (lo scopo della pericolosa caccia alla balene era la raccolta del prezioso olio usato per l’illuminazione urbana e domestica) di fronte all’immensità inconoscibile, e anche crudele, della natura è ben evidente in scrittura e in regia, ed è un peccato che non si sia riusciti ad andare fino in fondo.

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