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  • Heaven And Hell: The Devil You Know

    Heaven And Hell

    Data di uscita: 24-04-2009

    Loudvision:
    Lettori:

Sing me a song, you’re a singer

Sono i maestri e sono di nuovo fra noi: è lecito gioire?
Sì, se si pensa che Ronnie James Dio, Toni Iommi, Geezer Buttler e Vinnie Appice, in due parole i Black Sabbath, sono tornati con una carica e convinzione davvero rimarchevoli; solo parzialmente, invece, se si bada alla riuscita di questo “The Devil You Know”. Un album dal titolo simpaticamente scontato, che denota un livello qualitativo sì piuttosto costante lungo tutta la sua durata, ma che stenta a raggiungere vette di valore assoluto, anche senza scomodare la prospettiva storica.

La determinazione dei nostri certo non è mancata, non è questo il punto. Sono invece mancati, e mancano, dei passaggi davvero vincenti capaci di catturare l’attenzione dell’ascoltatore, di insinuarsi nella sua persona e farsi infine adottare, magari per sopravvivere agli anni o decenni. Sì, proprio ciò che almeno tre dei quattro personaggi qui coinvolti sono riusciti a fare ben più di una volta, negli ultimi 40 anni.

Che forse sia un’anziantià valida ai soli fini pensionistici? In realtà no, e basta assistere ad una esibizione live degli Heaven And Hell per capire che il bandolo della matassa è altrove: in fondo si sa, l’ispirazione è birichina, e a volte può tradire anche nei momenti di maggiore entusiasmo, magari dispensando momenti o canzoni che possono lasciare pericolosamente indifferenti.
[PAGEBREAK] “The Devil You Know” purtroppo non decolla mai, assestandosi nel limbo dell’avrei potuto ma non posso. E così, tra una “Double The Pain”, un’intrigante e oscura “Atom And Evil” a fare il paio con l’altro anthem oscuro ed epico del platter “Breaking Into Heaven”, e una trascinante “Eating The Cannibal”, si sciorinano tutti gli ingredienti del sabbath-sound canonizzato, in maniera prevedibile ma non per forza sgradevole: semplicemente ispirata a metà, e che perciò un marchio non lo lascia mai indelebilmente.

Il merito più significativo del disco è però quello di riuscire a trasporre il suono dei Black Sabbath nel terzo millennio, in maniera abbastanza convincente: non si tornerà indietro di circa 30 anni, semplicemente si ascolterà la formazione dello sfortunato “Dehumanizer”, di cui “The Devil You Know” è l’erede, che, alle prese con l’a.d. 2009, cerca di trovare le proprie risposte e il proprio cammino artistico.

Ed è anche attraverso questa considerazione che si arriva a pensare che la prima prova in studio degli Heaven And Hell, in fondo, a guardare bene gli eventi e sapendo dare loro la giusta rilevanza e interpretazione, centra il suo obiettivo di bravo soldatino – perché null’altro era lecito attendersi da lui, se non raccogliere la testimonianza di quattro signori dal non trascurabile passato, che si presentano così, per quello che sono e vogliono e riescono a fare oggi, senza troppe pretese artistiche né ambizioni: se non quella di esserci, ancora.

Se il San Daniele che la Nostalgia da Revival continua ad affettare copiosamente non ti ha saturato completamente le orecchie, all’inizio pensi che tutto sommato, di un album così, potevano farne a meno. Potevano bastare i loro live, anche su DVD.
Ci pensi e te ne convinci. Poi però capisci. Carisma, fascino e classe stipati l’uno addosso all’altro in un disco decente, composto, come da copione. Poco ingombrante di per sé, attento a non scontentare nessuno né a sembrare troppo datato. In fondo in fondo, soltanto un po’ troppo prudente e ordinario, laddove l’ordinarietà non è di casa.

Pro

Contro

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