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  • Heavenly: Carpe Diem

    Heavenly

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Power con classe

Quinto disco in studio per i parigini Heavenly ed è tempo di tirare fuori dal cassetto il vostro manuale di citazioni preferito.

La band è indubbiamente brava agli strumenti. Per non parlare della voce del cantante Bon Sotto: wow! Che estensione, che note alte, quanto fiato! E come non parlare dei maestosi cori? Infarciscono l’intero disco e, insieme agli energici assoli di chitarra e tastiera duellanti, garantiscono l’identità di ognuno dei brani di “Carpe Diem”.

Ma se parliamo di identità della band, allora ci troviamo di fronte alla totale incapacità di innovare qualcosina in uno dei sotto-generi più inflazionati di sempre, il power metal. “Lost In Your Eyes” chiama platealmente in causa Kai Hansen e i Gamma Ray. La semi-ballad “Farewell” incrocia loro e il vecchio Andre Matos. “Full Moon” è tutta per i Sonata Arctica: grandissimo ritornello, impossibile da rendere appieno dal vivo. E così via per tutto il disco.

Se fossero una cover band power, gli Heavenly meriterebbero un bel 9. Sarà anche la produzione eccellente, ma il disco scorre che è un piacere, tra falsetti, tastiere e cori. Non essendolo, occorre moderare il voto. Buon lavoro comunque.

Gli Heavenly convincono senza vincere e può andare bene così. “Carpe Diem” è un disco divertente, diretto e grazioso, pieno di fronzoli. Ottimo scacciapensieri, si prega di non abusarne, pena nausea e mal di stomaco.

Pro

Contro

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