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Heavenly creatures

È una Milano avvolta dalla nebbia quella che accoglie la prima, storica data italiana degli Stryper, la christian-metal band per eccellenza. Al netto del debutto sui palchi nostrani, infatti, Michael Sweet e la sua angelica combriccola festeggiano i 25 anni di carriera. Anche se, detto tra noi, in quei 25 anni sono inclusi gli otto anni di separazione, non esattamente quella che si definirebbe una pausa momentanea.

Anniversario a parte, la band affronta questo nuovo tour mondiale in formazione rigorosamente originale, grazie anche al rientro in line-up del bassista storico Tim Gaines, forte di un nuovo album che va annoverato tra i parti meglio riusciti dei nostri chierichetti a strisce giallo-nere. Contrariamente a quanto ci saremmo aspettati, il locale si affolla rapidamente e pur non facendo registrare il sold-out riesce a mettere insieme poco meno di un migliaio di fan affezionati, accorsi in forze al messianico richiamo della band californiana.

La funzione prende il via con qualche minuto di ritardo sul ruolino di marcia, ma lo fa alla grande con “Soldiers Under Command”, uno dei brani più popolari degli Stryper. I quattro si presentano sul palco in splendida forma fisica (e si che anche per loro gli anta sono oramai passati da un pezzo) e grazie al cielo con una mise un filo più sobria di quella a cui ci avevano abituato negli anni ’80. Le strisce nere e gialle sono sempre presenti, ben evidenziate sugli strumenti ma appena accennate sugli abiti di scena.

Per tornare alla musica, l’incipit è di quelli da ko: la band prende immediatamente possesso di palco e pubblico con la consumata padronanza dei performer navigati. Tecnicamente molto amalgamati, colpisce Micheal Sweet la cui voce non sembra essere stata intaccata dal tempo che, anzi, l’ha resa forse ancora più interessante. Ottimo l’impasto vocale nei cori, da sempre una prerogativa della band. La scelta dei brani in scaletta, che trovate poche righe più sotto, potrà apparire scontata e banale, ma è quanto di più appropriato per questo tipo di tour: a parte i quattro estratti dal nuovo “Murder By Pride”, infatti, lo show ripercorre un po’ tutte le fasi (e gli hit) della carriera degli Stryper, tra le immancabili “Reach Out” Calling On You” e “Honestly”.
Divertente il siparietto di metà concerto, con un Micheal Sweet che ricorda a tutti le proprie influenze musicali, prima di attaccare un breve medley che cita “Breaking The Law” dei Priest e “Iron Maiden” a cui segue la splendida cover di “Peace Of Mind” dei Boston.

Poteva poi mancare il consueto lancio di bibbie? Ovviamente no, ed è bastato dire Bibbia che diverse decine di sacri libricini sono decollati per atterrare in mezzo al pubblico famelico che ne ha fatto strage. L’ora è mezza di concerto si chiude con un unico encore, ma di quelli che lasciano il segno: “To Hell With The Devil” scatena il pubblico in un sing-along fragoroso che accompagna l’uscita di scena degli Stryper, che hanno saputo conquistare Milano con la forza della semplicità ed uno show professionalmente ineccepibile.
E grazie al cielo non abbiamo nemmeno dovuto scambiarci un segno di pace né fare la comunione.

Soldiers Under Command
Murder By Pride
Loud And Clear
The Rock That Makes Me Roll
Reach Out
Calling On You
Free
More Than A Man
Breakin’ The Law/Iron Maiden
Peace Of Mind
Four Leaf Clover
Honestly
All For One
My Love
The Way
———–
The Abyss
To Hell With The Devil

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