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Heineken Jammin’ Festival 2010 – Quarto giorno

Condensare in un unico evento l’ultima giornata dell’Heineken Jammin’ Festival 2010 potrebbe sembrare riduttivo. Prima di tutto perché Skunk Anansie e Ben Harper sono due act di primaria importanza nel panorama odierno; ma se non fosse successo qualcosa di eccezionale non ne staremmo parlando ora in questi termini. Bene o male l’esibizione dei Pearl Jam condensa il senso stesso di questi quattro giorni davvero significativi per la scena musicale internazionale.

Il 6 Luglio 2010 quarantamila persone al parco S. Giuliano respirano un senso di attesa surreale. Soprattutto durante il cameo di Eddie Vedder all’interno della performance di Ben Harper: “un mio amico ed un vostro amico” come lo annuncia il cantautore californiano, volontariamente senza chiamarlo per nome. Intonano insieme “Under Pressure” dei Queen, e presto lo spaesamento si fa semplicemente melodia e ritmo. Poi ancora un’ora, un’attesa onesta, e si sarebbe finalmente decollati verso un viaggio unico.

Per raccontare cosa è successo dalle 21.30 in avanti non si può ricorrere alla narrazione soltanto. Quando l’elettricità inizia ad illuminare l’ingresso dei quattro tra i migliori superstiti di una Seattle indimenticata, “Given To Fly” attraversa il pubblico, individuo per individuo, generando una rete partecipativa collettiva ed empatica.

In un simpatico italiano, Eddie semina nei presenti le aspettative migliori: “siamo qui perché abbiamo molte canzoni che vogliamo suonare” facendo presagire una serata ricca. La scelta di campo è evidente: buona parte dei brani risale agli splendidi anni ’90. Un’altra parte minoritaria testimonia il tentativo riuscito di un gruppo dalle grandi promesse di evolversi, e venire consacrato dalla storia della musica come imprescindibile.

Ascoltare i Pearl Jam, dal vivo in particolar modo, non costituisce un viaggio visionario, distorto o malato come quello dei vari compagni di scena concittadini. I Pearl Jam, co-fautori del Seattle sound, hanno una ragione d’essere molto lucida. Composizione e atmosfere sono dirette e strutturate in modo razionale, dinamico. Ma è il modo in cui i Pearl Jam suonano quello che a tutti gli effetti hanno inventato che è colossale: la loro bellezza è nella vastità irripetibile di sfumature e dettagli in ogni apparente ripetizione di un bridge o di una strofa.

I Pearl Jam colorano di rock la perfezione dell’armonia delle sfere e al contempo realizzano uno spettacolo naturale paragonabile alla malia del mare, attendibile nella manifestazione del proprio moto ma mai esattamente uguale a sé stesso. La voce di Eddie ne cavalca le ondate, come un surfista libero su una corrente musicale capace di rinnovarsi sempre, anche quando lui e Mike suonano due volte di fila lo stesso riff. È così che succede anche con i brani tratti da “Backspacer”, “The Fixer” e “Unthought Known“.
[PAGEBREAK] Ma questa sensazione è ancora più chiara quando arrivano, davanti a più di quarantamila mani tese, “Corduroy“, “Breath” (e chi non se la ricorda in “Singles” ?) e “Even Flow“: non si tratta più ascoltare qualcosa che arriva. Queste canzoni sono storie fatte di timbri inconfondibili, atmosfere che mentre si concretizzano all’orecchio contemporaneamente rivivono nel cervello il pieno ricordo del loro fascino originale. Vengono inseguite con la memoria, condivise mentre risuonano, e comprese una volta ancora.

Quando tutto questo poteva essere già abbastanza, è arrivato pure Ben Harper a restituire il favore dello show precedente, masturbando chitarre e mischiando la sua voce blues in “Red Mosquito” prima, e nella cover finale di Neil Young “Rockin’ in the Free World” poi.

Tra gli encore, “Black” si è resa protagonista attraverso la partecipazione del pubblico sul finale cadenzato, pubblico che diventa uno strumento collettivo polifonico da brivido sopra il quale Eddie Vedder incastra il suo cantato memorabile.

Allo show immenso c’è libertà e partecipazione: quella degli artisti come Ben Harper e gli altri che si sono uniti nel gran finale. C’è il senso di venti anni importantissimi, quelli che hanno saputo creare modernità e valore rompendo le briglie di prevedibilità e sinteticità in cui la musica era piombata negli anni ’80. Quegli anni che hanno spalancato i cancelli del grande pubblico a forme, sonorità e atmosfere profondissime per quanto potessero essere state poco rassicuranti.

Per questo l’Heineken si chiude, dopo quattro giorni e molta musica interessante, con i Pearl Jam: perché sono tra i primi agenti di innovazione, per quanto pure disturbante e destabilizzante, del rock come lo conosciamo adesso. Senza limiti espressivi se non il buon gusto. Perché sono quelli che ricordano davanti a quarantamila persone i Clash e Joe Strummer, e cantano una preghiera per lui: “Arms Aloft”.

Perché sono tra coloro che ruggivano nel 1990 in una Seattle pronta a travolgere di suggestioni; proprio vent’anni fa, dice Eddie Vedder al pubblico, l’idea di poter suonare in giro per il mondo era come il miraggio di un viaggio nello spazio. Pensare di suonare in Italia era addirittura come pensare di fare un viaggio sulla Luna. E in questo 6 Luglio 2010, non solo a parole, i Pearl Jam si sentono pieni di gioia e gratitudine per essere arrivati sulla Luna e poter suonare davanti al lampo di riconoscimento negli occhi di così tante persone. Lampi che riportano non all’occasione persa del 2007, dimenticata e cancellata dopo questa sera, ma a quell’irrequieta genialità che vent’anni fa faceva sembrare Seattle come un viaggio sulla Luna per qualsiasi italiano stregato da quella Musica.

Si conclude con altrettanta degna gloria rispetto alla passata edizione l’Heineken Jammin’ Festival 2010. Si ringrazia ancora una volta l’arte rock, per aver trionfato, ed il palco che ha mantenuto quell’equilibrio sano tra agonismo e collaborazione in ciascun artista che vi ha suonato.

Si ringraziano lo staff di Livenation Italia e Goigest per la costante disponibilità e squisita collaborazione

1. Given To Fly
2. Corduroy
3.World Wide Suicide
4.The Fixer
5.Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town
6.Breath
7.MFC
8.Even Flow
9.Present Tense
10.Do The Evolution
11.Unthought Known
12.Porch

Encore:
13.Red Mosquito (con Ben Harper)
14.Just Breathe
15.State Of Love And Trust
16.Arms Aloft (Joe Strummer & The Mescaleros cover)
17.Jeremy

Secondo Encore:
18.Got Some
19.Once
20.Black
21.Public Image (Public Image Ltd. cover)
22.Alive
23.Rockin’ in the Free World (Neil Young cover suonata con Ben Harper)

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