Home > Report Live > Heineken Jammin’ Festival 2010 – Secondo Giorno

Heineken Jammin’ Festival 2010 – Secondo Giorno

Heineken Jammin’ Festival, secondo giorno: apre una conferenza stampa con presenti il Direttore Commerciale di Heineken, Stefano Borghi, il Direttore Artistico di LiveNation Italia, Roberto De Luca, ed i Bastard Sons Of Dioniso. Si esprime in generale la soddisfazione per i 25.000 presenti del giorno precedente, per la rassegna stampa che sembra aver premiato la qualità degli show di The Cranberries e degli Aerosmith, nonché per i circa 3000 abbonati per tutti i quattro giorni del festival.

I Bastard Sons Of Dioniso vengono invece coinvolti in un’animata diatriba sollevata da un rappresentante di una radio indipendente (non siamo riusciti a capire quale) che prima riporta le dichiarazioni al vetriolo della band circa il loro rapporto con il circuito televisivo e mainstream musicale e successivamente addita la scelta della casa discografica Sony Music come una scelta di comodo. Il trio risponde con molta serietà e sincerità scandendo i ruoli di ogni anello della catena discografica e distogliendo la polemica dal mero fatto di aderire o meno alla grande industria discografica.

Termina la conferenza. Questa è la giornata di Editors, 30 Seconds To Mars, ed i Green Day come headliner. Sono le 16 e la temperatura di oggi è di 33° C. Tant’è che oggi siamo noi a domandarci se ce la faremo a stare con voi…

Ore 17.35:
I Rise Against portano sul palco una scaletta di 45 minuti. La loro resa live, tra una “The Good Left Undone”, una “Savior” e una “Prayer” non qualsiasi, è energica ed incalzante. Il gruppo si impossessa del palco con compattezza assicurando movimento, e quel coinvolgimento che tanto si cercava nei gruppi esibitisi ieri prima degli Aerosmith. Purtroppo il tutto resta nella cornice punk/melodic metalcore che pure sa tenere alti i ritmi e la percezione dello show, ma che non fa sentire il bisogno di durare più dei 45 minuti assegnati. LoudVision ora scommette: che gli Editors saranno in grado di consegnarci uno show da comprimari, se non superiore agli headliner. E siccome amiamo gli *spoiler* vi diciamo in anteprima la scaletta:

Bones
An End Has A Start
Bullets
Eat Raw Meat = Blood Drool
Blood
Munich
The Racing Rats
Smokers Outside The Hospital Doors
Bricks And Mortar
Papillon

Il secondo spoiler è che la setlist dei Green Day sarà di 150 minuti, rubando di fatto ulteriore spazio ai co-headliner 30 Seconds To Mars.
[PAGEBREAK] Ore 19 – Gli Editors si sono dimostrati spiazzanti. Ingranano lentamente, anche e soprattutto perché è Tom Smith a lasciare un po’ di perplessità agli inizi con “Bones”. Le incertezze vengono comunque fugate sin dall’inizio del secondo brano “An End Has A Start”: lo spazio sonoro è percosso letteralmente dalla batteria incessante di Ed Lay, riempito per lo più dai bassi. Le chitarre, come è noto, hanno molto “Edge” dentro, stile che guida le melodie della maggior parte dei brani e li rende più snelli ed introspettivi. “Eat Raw Meat = Blood Drool” regala un po’ di varietà a quello che stava diventando uno show un po’ lineare e tendente a melodia e piacevolezza, ovvero troppo intimistico per il contesto. Fortunatamente gli Editors sanno uscire presto dall’impasse: “The Racing Rats” conquista subito con la intro pianistica ed i riff frenetici che conferiscono una sensazione di autentico dinamismo. “Smokers Outside The Hospital Doors” incita l’arena con il downbeat dirompente della batteria, con la classe e la sua varietà che termina nel finale incalzante di cori ed assoli melodici: il miglior momento della loro esibizione. Epilogo con “Papillon” assolutamente maiuscolo che lascia un bel ricordo dei cinquanta minuti in compagnia degli Editors.

La sensazione della presenza dei Green Day schiaccia l’attesa per i 30 Seconds To Mars…

Ore 20.07 – La direzione artistica dell’Heineken ci prende ancora una volta. Ottimi i 30 Seconds To Mars, che fanno vorticare energia, coinvolgimento e appeal melodico. Meritevoli di guidare la folla dopo l’esibizione di classe degli Editors. L’interazione col pubblico è esemplare così come la condotta in generale della band: piacevolezza, feeling corale, grande presenza e giusta varietà di suoni e gusti. Dopo l’intro “Carmina Burana” l’attacco frontale avviene tramite “Hunter” ed “Attack”. Ma “Search” e “This Is War”, nelle quali la band cerca il coinvolgimento del pubblico al punto di far saltare tutto il parco S. Giuliano e “lasciare un cratere per cui tra diecimila anni chiunque verrà qui si chiederà cosa cazzo sia successo”, sono il punto in cui la band dà veramente il massimo.

Ma attenzione: nuvole in avvicinamento. Cielo nero plumbeo. Si teme effetto tromba d’aria. Una corrente molto fredda si avverte dopo essere stati cotti a fuoco lento da un sole cocente per tutto il giorno. Nessuno aveva predetto niente. Ma dall’alto di una collina, noi vediamo Eddie Vedder ghignare. Speriamo non succeda quello che sta per succedere martedì prossimo…

Ore 21.00 – La situazione si aggrava. LoudVision riununcia a proseguire il festival (qualora il festival stesso decidesse di continuare con i Green Day). In caso di proseguimento domani saremo a documentarvi l’esibizione dei Black Eyed Peas e martedì quella dei Pearl Jam.

Buona serata a tutti.

Scroll To Top