Home > Report Live > Heineken Jammin’ Festival 2011 – Primo giorno

Heineken Jammin’ Festival 2011 – Primo giorno

Per la prima volta un Heineken Jammin’ Festival inizia sotto la pioggia e sotto il fresco, un evento che non accadeva da quasi cinque anni. Ma non sarà il maltempo a fermare questa edizione che ritorna alla formula delle tre giornate come nel 2008. LoudVision anche quest’anno vi propone flash progressivi e dedicati ad ogni singola esibizione dal main stage.

Open your world!

We Are Scientist:
La domanda che sorge spontanea è: ma per chi suona questo gruppo? Il livello si rivela palesemente non all’altezza di una rassegna di questo tipo. Gruppo stile “garage” che non dimostra nessuna ispirazione e talento compositivo. Il repertorio è un susseguirsi di pezzi tutti uguali che non coinvolgono assolutamente il pubblico, con una ritmica molto incalzante ma sempre tremendamente uguale. Unico pezzo che si fa apprezzare è “Impatience” dove emerge la voce potente di Keith Murray che sembra dare una svolta alla loro performance… che invece torna subito su livelli scadenti. Il giudizio è quindi molto negativo.

Beady Eye:
Band di recente costituzione per volontà di Liam Gallagher dopo lo scioglimento degli Oasis. Ci si aspetta molto da questo evento. L’ingresso è esaltante, anche perché ci vuole ben poco per salire di livello rispetto al concerto precedente dei We Are Scientist.
La band suona in modo straordinario ma non si capisce se l’intento è emanciparsi dall’esperienza Oasis o se invece è intenzionata a continuare su quel filone. Nel primo caso, si può dire che debba ancora affinare uno stile originale e trovare una propria identità; viceversa per il momento la replica degli Oasis è assolutamente di spessore inferiore.
L’esibizione resta assolutamente di primo livello, ma la voce di Liam non riesce ad incidere: anche in questo caso le canzoni vengono cantate tutte allo stesso modo. Spiccano nel repertorio la conosciutissima “The Roller”, e “The Beat Goes On”, quest’ultima davvero fantastica. Il giudizio: arrivano alla sufficienza stiracchiatissima.

Cesare Cremonini:
Ci dispiace, ma Cesare deve ancora fare tanta strada per lasciare il segno a questi livelli. È sicuramente amato dalle teenagers che cantano a squarciagola i testi di ogni singola canzone. La band è precisa e molto buona la sezione chitarre dove spicca il basso sempre preciso di Nicola Balestri. Cesare dimostra una certa creatività nella composizione ma non è sempre sostenuto da una voce all’altezza della situazione (troppe le incertezze). Il concerto dà l’impressione di alzare il livello grazie alla versione molto rock di “Padre Madre”, ma si trascina fino all’ultimo pezzo (“50 Special”) che è l’unico veramente (sic!) a fare la differenza! Quindi, per scaldare la platea ha dovuto tornare al pezzo che lo ha lanciato al grande pubblico, dimostrando la scarsa presa del suo repertorio originale più recente. Il giudizio è: non sufficiente.

Coldplay:
Ho coniato questo nuovo termine, tuttoattaccato, per loro: classepura. Qui stiamo parlando della migliore band pop-rock del mondo in questo momento. Il concerto è un susseguirsi di perle: “Yellow”, “In My Place”, “Lost”, “God Put A Smile”, “The Scientist”, sono tutte straordinarie.
Le nuove composizioni: “Major Minus” e “Charlie Brown” sono al livello dei migliori U2. Ma il vero capolavoro è “Politik”, incalzante con l’incedere del piano di Martin che canta questa canzone quasi fosse un grido disperato. Viene ancora la pelle d’oca al solo ricordare. La band tiene con il fiato sospeso per un’ora e mezzo il pubblico, che ha dimostrato di apprezzare tantissimo una performance che si è tenuta su costanti livelli altissimi. Anche le riprese in diretta proiettate sugli schermi laterali contribuiscono notevolmente a fare coreografia.
Come già altre volte, l’evento degli headliner della giornata va oltre le aspettative dei fan di un gruppo: è questo il concerto del giovedì dell’Heineken Jammin Festival 2011. Giudizio: eccellenza, classepura.

E ora, per pensare che il secondo giorno possa offrire qualcosa di più, bisogna veramente forzarsi di aprire i propri orizzonti. Come dice il nuovo payoff: Open Your World!

Scroll To Top