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Heineken Jammin’ Festival 2011 – Seconda giornata

Prosegue il festival, in una giornata più mite, non senza qualche timore: a parte gli Interpol, non sembra esserci una formazione adeguata a replicare i fasti dei Coldplay. Ma andiamo con ordine…

Open your world!

Interpol:
La band di New York capitanata dal leader Paul Banks, esprime un sound molto raffinato, tipicamente British, nonostante la provenienza. Eleganti nel loro look e composti sul palco, nonostante il caldo e il sole accecante, esprimono pezzi originali con suoni sempre molto crudi ed distorti. Paul, ricorda a tratti Jim Morrison, con la sua voce profonda e a tratti psicadelica soprattutto nell’esecuzione di “Narc”, canzone molto interessante con il suo ritmo sincopato e in levare. Stupenda inoltre “Hands Away”, che parte con l’arpeggio di una chitarra solista distorta e poi cresce in intensità con l’ingresso di tutti i componenti del gruppo.
In assoluto il pezzo migliore è “Barricade” che a sorpresa lascia spazio alle tastiere, in uno schema che invece prevede sempre e solo le chitarre come protagoniste.
In sintesi la band esprime il suo massimo nella parte centrale del concerto dove emergono l’originalità e la classe del gruppo. Poi scende di tono nella seconda parte del concerto per poi stupire tutti con l’ultimo pezzo che si dimostra di altissimo livello: “Jail”. Il giudizio è: buono, anche se le melodie di Paul sono spesso troppo simili.

Fabri Fibra:
In questo caso diventa difficile parlare di musica, perché la musica è un’altra cosa. Il nostro Fabri piace moltissimo ai suoi fans perché è sincero sul palco, coinvolge la sua tribù con messaggi crudi che arrivano dritti all’obiettivo.
È sicuramente uno che non se la tira e che esprime una grande energia. Vuole fare il bad boy rapper con l’esibizione dei suoi tatuaggi e di un linguaggio molto border line ma finisce per sembrare il ragazzo della porta accanto.
La performance è decisa e senza incertezze, e il pubblico è sollecitato costantemente ad alzare e abbassare le mani, girare a destra e poi a sinistra… ad un certo punto la sensazione è stata quella di essere al villaggio vacanze Valtur.
Sicuramente è il più bravo nel suo genere a livello nazionale, supportato anche da basi mai banali e scontate. Da segnalare che Matrix Materazzi, tra il pubblico in prima fila, reggeva in braccio il figlio che dormiva stravolto… Alla fine si era tutti stravolti: mezz’ora va benissimo, ma un’ora e dieci di Fabri Fibra è veramente troppo.
Il giudizio è: positivo solo ed esclusivamente se si tratta di una presenza a breve termine.

Negramaro:
Difficile scrivere dei Negramaro. Gruppo composto da musicisti tutti straordinariamente bravi dal punto di vista tecnico che non però non trovano spazio soffocati dalla personalità troppo invadente del loro leader Sangiorgi.
Sangiorgi deborda in ogni secondo con gorgheggi improbabili che finiscono sempre e comunque in un falsetto poco raccomandabile. Sangiorgi ha una voce dotatissima per estensione e potenza ma è dannatamente sempre alla ricerca di stupire con uno stile che dimostra una mancanza di equilibrio e classe. Il cantato è sempre troppo presente e pieno di parole, l’arte delle pause non è di casa.
Sangiorgi dimostra comunque di essere un bravo musicista eseguendo pezzi alla chitarra acustica, elettrica (stile Pink Floyd) e al piano: ma anche in questo caso finisce per esagerare, con assoli spesso imprecisi: la volontà è quella di stupire sempre e di andare oltre alle possibilità.
Ogni canzone è cantata con sofferenza e anche la composizione rivela uno scarsissimo uso degli accordi in maggiore, temendo di risultare banali.

Bellissime, invece, le scenografie. La parte centrale del concerto offre le uniche vere emozioni con “Solo Tre Minuti”, “Un Passo Indietro” e “L’Immenso”, dove la band esprime il suo massimo e anche Sangiorgi esprime dolcezza e poesia. Discreto il duetto con Elisa in “Basta Così”, che al di là del buon esordio finisce per stordire il pubblico con una versione scadente di “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin.
Il concerto è troppo lungo e la dimostrazione di questo è che molti fan abbandonano il parterre prima della fine (20 canzoni dei Negramaro: anche qui sono veramente troppe). Il nostro messaggio ai Negramaro e soprattutto al suo leader è: di fare meno i “fenomeni” e di tornare tra i mortali: gli immortali sono ben altri.
Il giudizio è, nonostante gli elementi buoni, complessivamente negativo.

Quindi domani. Quindi… Vasco Rossi e Coca Cola (e Heineken)

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