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Dalla cenere

Ma questo cos’è? Un disco di heavy metal inglese uscito con 25 anni di ritardo?
Né più né meno. Grazie all’interessamento del produttore-musicista Andy Sneap, il vecchio gruppo si è riunito, ha trovato un cantante e ha inciso di nuovo i propri brani più rappresentativi.

Dopo un’apertura anonima ma non fuori luogo, il disco si dipana tra un inizio frizzante e immediato e un corpo centrale più impegnativo. Diversi i brani lunghi, con intro elaborate, infarciti di assoli, vocette di diavoli e inserti recitati. L’effetto generale è quello di una pomposa messa nera, secondo l’ottica festosa e ingenua di un gruppo che affonda le radici in profondità nella New wave of british heavy metal.

È stato infine utile riesumare uno dei tanti gruppi di pionieri sconfitti del metal d’annata? Più no che sì. Innanzitutto perché la modernissima produzione anno 2011 manda a farsi benedire tutto il fascino delle sonorità di 30 anni fa. I brani sono completi e ben fatti, ma mancano di freschezza e l’ascolto integrale non è proprio dei più agevoli. “Human Remains” è una tessera esterna di un vecchio puzzle: è vero che ci mancava, ma tanto non conteneva niente di essenziale per la comprensione dell’immagine centrale.

Pro

Contro

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