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Hell: Il passato che ritorna

Due chiacchiere con Kev Bower, che diventano quattro che diventano otto e così via, a testimonianza della grande loquacità, cortesia e chiarezza di un musicista che si ritrova sulla breccia dopo più di 20 anni di inattività. Eccolo qua, uno dei membri fondatori degli Hell, quasi dimenticati alfiere metallici dell’epoca della New wave of british heavy metal.
A voi.

Ciao e benvenuto su LoudVision Kev. Ti andrebbe di introdurre la band alle generazioni più giovani di fan dell’heavy metal?
Un saluto a tutta la comunità di LoudVision. Per farla breve, gli Hell sono una band heavy metal inglese formata nel 1982. Eravamo uno dei primi gruppi di genere “occulto” ed eravamo ritenuti anni avanti rispetto al nostro tempo, con spettacoli live di grande impatto, un sacco di effetti teatrali e una musica complessa, che si differenziava da qualunque altra proposta esistente all’epoca.

A causa di tutto questo, nessuno ci comprese e attraversammo momenti molto difficili per giungere a un vero contratto. Alla fine siglammo un accordo nel 1985 con la Mauseloum la quale, senza che noi lo sapessimo, navigava finanziariamente in pessime acque, tenendoci in attesa per un anno intero senza registrare niente. Andò in bancarotta tre settimane prima che il nostro disco fosse pronto per la registrazione. Dave Halliday (nostro originale frontman e chitarrista) si suicidò nel 1987. L’altra parte importante della storia è che a ogni nostro concerto, nelle prime file, c’era un ragazzino chiamato Andy Sneap – che più tardi sarebbe divenuto un produttore di dischi metal famoso in tutto il mondo e vincitore di Grammy – e che imparò a suonare la chitarra proprio da Dave Halliday.

Dunque, “Human Remains” è il disco del 1986 che non ha mai visto la luce, giusto? Quando e come è rinato in questa forma?
È proprio così. Il procedimento con cui le cose si sono svolte è stato come una fiaba. È dal 1987 che sono completamente fuori dal music business e non vedevo Andy da circa 18 anni. Durante questo tempo, ho attraversato un ingarbugliato divorzio con la perdita dei contatti con mio figlio Tom per cinque anni. Quando ci siamo ritrovati, lui ha cominciato a suonarmi gli album di quelle band come Exodus, Testament, Killswitch Engage, Nevermore e così via, e mi sono accorto che era stato Andy ad averli prodotti. Non sapevo ancora che aveva fatto carriera diventando un produttore, perché io ero del tutto fuori dalla scena musicale.
Raccontai a Tom del giovane Andy fan degli Hell, nelle prime file dei nostri show. Egli ovviamente non mi credette, così contattò Andy su un forum e questi gli confermò che era tutto vero e che era contentissimo di avermi ritrovato. Così ci incontrammo per qualche birra ed entro un paio d’ore mi aveva già rimesso una chitarra tra le mani. Considerammo che sarebbe stato figo e divertente ri-registrare per bene un po’ delle vecchie canzoni degli Hell – solo per noi stessi, si capisce – e magari stampare qualche CD per amici e familiari. Ma la cosa crebbe in qualcosa di molto, molto più grande, il primo passo della quale fu che, invece di due o tre tracce, ne registrammo dieci. Stavano crescendo i semi iniziali di un album intero.
Mi interessai anche alle nuove tecnologie digitali riguardanti samples e tastiere, che mi meravigliarono dopo che me n’ero disinteressato per due decadi. Così cominciai a spendere un po’ di tempo mettendo insieme il materiale corale e orchestrale di “Deathquad”, l’intro dell’album, insieme a tutte le sonorità di sottofondo che si possono ascoltare nel disco. Fu così che il progetto-hobby ebbe termine, ridando vita a una band, dotata di contratto con una major, che pianifica festival per tutta Europa e che riceve recensioni incredibili. È una storia pazzesca.
Stavamo facendo dei rimaneggiamenti in studio la scorsa settimana – e all’improvviso eccoci negli studi di una grossa televisione (Scuzz tv), col nostro video infilato tra quelli di Metallica, Machine Head e Korn. La vita non può essere più stramba di così, ed è solo una delle cose capitate di recente che hanno contribuito a questo scenario tipo “oltre i sogni più sfrenati”. La cosa più incredibile è stata la straordinaria reazione dei media europei. Sapevamo che era buona, ma essere salutati come il miglior album metal degli ultimi 15 anni è qualcos’altro.
Guardandomi indietro, penso che gli occhi mi si siano veramente aperti circa un anno fa, mentre avevamo appena finito le registrazioni e Andy stava procedendo con un mixaggio preliminare. Nella mia vita lavorativa ho avviato un’attività per la ristrutturazione di vecchie case e gli studi di Andy sono in una fattoria vecchia di 300 anni. Proprio in quella settimana stavo installando un nuovo bagno al piano di sopra. Ricordo Andy entrare in questa stanza con un CD in mano e una strana espressione in faccia e dire «splendido Kev, assolutamente un lavoro di prima classe». Ora una cosa come questa, proveniente da un produttore di oltre 100 album, vuole dire realmente qualcosa. Nuove possibilità cominciarono a girarmi per la testa.
[PAGEBREAK] Qual è il ruolo di Andy Sneap in tutta la faccenda? È il suo vecchio amore per la band la ragione principale di questa pubblicazione?
Anche questo è vero. Andy aveva sognato di fare questo disco per quasi 25 anni, aveva sempre percepito che gli Hell erano speciali e, ora che era nella posizione per potere fare qualcosa, ha voluto portare questa musica all’audience più ampia che aveva sempre saputo che ci meritavamo. In più, Dave Halliday era il suo amico migliore e ha voluto fare ciò anche come tributo all’influenza di Dave nella sua vita. Nella prima parte del progetto, Andy indossava esclusivamente il suo “cappello da produttore”. Arrivò però un momento, tuttavia, in cui entrai in studio per due settimane per registrare le mie parti di chitarra e di tastiera. Fare gli assoli e i riff fu abbastanza semplice, ma mi trovai seriamente in difficoltà cominciando a provare le parti di chitarra di Dave Halliday. Aveva un suo personale stile nella diteggiatura e nel suonare che era totalmente diverso da quanto io ero abituato a fare. Facevo davvero fatica.

Dopo un po’, Andy mi prese la chitarra e registrò gran parte delle tracce di Dave in una volta sola – e fu quello il momento in cui entrambi realizzammo che gli Hell sarebbero ancora stati una band con due chitarristi che suonavano con due stili diametralmente opposti. Quelle strane, pungenti e disarticolate parti di chitarra vennero del tutto naturali ad Andy, poiché era stato Dave Halliday ad avergli insegnato a suonare da quando aveva 12 anni. Dunque fu proprio a quel punto che Andy venne più coinvolto come musicista, e infine come un membro permanente degli Hell. Aggiunse alcuni ottimi assoli, bei fills, overdubs e runs a completamento della parti suonate da me. È un musicista molto, molto rigoroso, che con me lavora bene grazie al mio stile un po’ più aperto. Le due tecniche insieme funzionano molto bene.

Che hanno fatto i membri storici della band in 20 anni di inattività? Avete sempre lavorato nel music business?
Nient’affatto. Dopo la separazione della band ognuno ha seguito strade separate. Abbiamo avuto lavori, matrimoni, divorzi e tutto questo tipo di normali affari. L’unico membro originale che ha continuato a suonare è stato il bassista Tony Speakman, che ha trascorso molto tempo in tour nei circuiti delle tribute-band. Io e Tim Bowler abbiamo tracciato una linea sulla sabbia, smettendo di suonare praticamente ogni sera. Il mio punto di vista è che gli Hell siano probabilmente la miglior band di cui abbia mai fatto parte, e da persona che ha sempre avuto difficoltà ad accettare un “piano B”, ho semplicemente mollato. Ho venduto tutta la mia attrezzatura e sono andato avanti senza guardarmi indietro. Non ho più fatto parte di alcunché in ambito musicale dopo di ciò, anche se ho passato 25 anni a elaborare nuove canzoni nella mia testa.

Da dove è venuto fuori David Bower, il nuovo cantante? La sua è un’ottima prestazione.
Grazie! È arrivato completamente per caso. Essendo lui mio fratello e anche un attore professionista, ho visto David cantare in teatro per anni e anni – ma in maniera chiara, pulita, sullo stile di un tenore a teatro, e in tutta onestà non avevo idea che potesse fare roba metal. Andy aveva già speso delle ere a cercare un cantante la cui voce fosse abbastanza simile da replicare quella di Dave Halliday. Aveva provato nelle tribute-band dei Rush, anche nelle realtà più piccole su cui poteva mettere le mani, ma senza risultato. Probabilmente sapete che alla fine avevamo registrato l’intero album col cantante dei Sabbat, Martin Wakyier.

La maniera in cui David venne coinvolto fu quando lo invitai a fare un piccolo voiceover narrativo – la frase “this plague and impending conflagration are signs from God” in mezzo alla canzone “Plague And Fyre”. In quell’occasione, cominciò casualmente a cantare lungo la traccia e Andy (indossando il suo “cappello da produttore”) capì all’istante che stava accadendo qualcosa di speciale. Invitò di nuovo David a provare qualche altra canzone e il resto è storia. David era di sicuro il perfetto pezzo mancante del puzzle. Il “lunatico in camicia di forza” dietro il microfono era esattamente quello di cui c’era bisogno per dare una spinta al materiale nell’anno 2011 e restituirgli l’originale vibe proprio degli Hell. L’abbiamo dotato di un set di cuffie e microfono che in pratica l’hanno liberato dal convenzionale microfono fisso, in modo che fosse in grado di fare cose normalmente fuori dalla portata di un cantante metal. Ma per quanto in parte fosse già pronto, ha avuto bisogno di tempo per entrare con la testa dentro la performance e nel personaggio. Ha fatto un ottimo lavoro e sono orgoglioso di lui.
[PAGEBREAK] Intro a parte, tutte le canzoni del disco sono il rifacimento di quelle contenute nei demo degli anni ’80. Quali sono stati i maggiori tagli, integrazioni e cambiamenti tra le originali e le ultime versioni?
Sì, tutte le canzone sono vecchie, ma sono state rielaborate per funzionare nel 2011, sia per quel che riguarda la struttura, l’effetto dei suoni e naturalmente la produzione di Andy, che è prominente. Abbiamo lavorato duro per trovare l’esatto bilanciamento che spingesse questo materiale nel nuovo millennio, ma contemporaneamente mantenendo lo spirito originale della band, senza compromessi. Devo dire che i suggerimenti di Andy come produttore sono stati esattamente quelli che ti aspetteresti da qualcuno che omaggia il migliore amico del passato, mentore e insegnante di chitarra e la band che ha visto 20 volte da ragazzino.
Ha fatto lo stesso lavoro per il disco degli Accept, perché piuttosto che fare un lavoro standard di produzione, vi si è accostato con la mentalità dell’Andy Sneap adolescente che saltava il compito di chimica a scuola per andare al negozio di dischi a far suo “Restless And Wild’ il giorno stesso della pubblicazione. Questa è una storia vera, fra l’altro. Ha messo passione e amore nella cosa e i ragazzi degli Accept se ne sono immediatamente accorti. Il successo di quell’album parla da solo, non credete? Alcune delle nostre canzoni sono leggermente accorciate, altre allungate – per “The Oppressors” abbiamo fatto un passo indietro e usato a metà una parte del testo della versione originale di “Race Against Time”. Le aggiunte più significative sono le nuove parti di tastiera che aggiungono vera profondità e bilanciamento. Ascolterete temporali, rumore di battaglie, cavalli, vomitate, cornamuse, un manicomio, un nave aliena da invasione, cori, campane etniche, tutto quanto di immaginabile vada contro lo sfondo di questo metal thunder guidato dalla chitarra. È praticamente immenso, in grado di provocare pensieri e abbastanza esaustivo da ascoltare.

L’intero disco suona come un prodotto del 2011. Era vostra intenzione? La cosa non rovina le sonorità distintive di una metal band inglese degli anni ’80?
Abbiamo tutti provato duramente a ottenere un perfetto bilanciamento tra l’originale vibe degli Hell e il sound di un album moderno. Così, mentre l’arrangiamento di base e la struttura di tutte le canzoni sono rimaste identiche, il disco suona interamente pertinente al 2011 e credo veramente che questo sia un grande risultato. Il modo in cui Andy ha influenzato il suono complessivo – è ovviamente lui la principale ragione per i suoni che ci sono in termini di ingegneria audio – ha anche lasciato spazio per preservare lo spirito e l’originalità della band. Sono sicuro che lui stesso direbbe che fondamentalmente ha fatto una registrazione molto onesta – niente taglia e incolla, niente gabole da computer e niente di simile. Quello che oggi diventa importante è provare questo materiale per esibirlo nella dimensione live.
Gli Hell suonano live esattamente come sul CD. L’altra cosa importante da comunicare (e una delle ragioni per cui io e Andy siamo così vicini) è che pensiamo quasi lo stesso: durante l’intero processo di registrazione, è incredibile quante volte ce ne siamo usciti con la stessa esatta idea nell’identico momento. Condividiamo anche la stessa visione e penso sia realistico dire che entrambi avremmo potuto ascoltare nelle nostre teste il prodotto fatto e finito due anni prima del termine dei lavori. Tutti e due sapevamo dal day 1, per esempio, che l’album sarebbe scorso senza interruzioni e silenzi tra le canzoni, entrambi volevamo creare un album che fosse come un libro, piuttosto che 11 capitoli isolati. Dunque, pensiamo di essere riusciti nel conservare i tratti distintivi, che sono rimasti importanti.
[PAGEBREAK] Terrete degli spettacoli dal vivo? O “Human Remains” rimarrà un episodio isolato?
Impossibile. Gli Hell nel 2011 sono una band viva e che respira e che ha già i piani pronti per un secondo e terzo album, più un po’ di show già confermati, compresi quelli del Metalfest Open Air in Germania, Svizzera e Austria, più il Rockstad Falun in Svezia, più il Tuska in Finlandia, più il Download nel Regno Unito, più più più… Questo perché con gli Hell lo show sarà buono per quanto possiamo fare dati i vincoli di un budget a zero – tenete a mente che al momento non abbiamo i soldi dei Rammstein o degli Iron Maiden o il supporto tecnico di una major.

Ma ovviamente se l’album vende bene e andiamo in tour con presupposti più seri e regolari, questo apporterà nuovi miglioramenti, potete starne certi. Ho già insegnato a David e Andy a fare i mangiafuoco. Ai tempi, usavamo un bel po’ di liquido infiammabile, ma non si può semplicemente più accettare dopo la tragedia occorsa nel tour dei Great White negli Stati Uniti, qualche anno fa, dove tante persone sono state orribilmente uccise. Faremo comunque qualcosa di interessante, non c’è dubbio. Tutto riguarda il rifiutare compromessi fino a che non sia del tutto inevitabile, perché alla lunga la qualità, l’impegno, la creatività e il duro lavoro pagano sempre. Sarebbe stato facile, per esempio, accettare il fatto che non abbiamo più 20 anni e quindi andare sul palco con un cappello da cowboy, un paio di jeans e una maglietta dei Pantera.

Ma non l’abbiamo fatto. Abbiamo pensato a lungo e intensamente sul tipo di immagine visiva che volevamo proiettare all’esterno, e quindi disegnato il nostro stesso abbigliamento per i concerti, affinché non serva solo ad accordarsi col messaggio della musica, ma anche a distinguerci da chiunque altro là fuori. Questa cosa per noi è importante, lo è sempre stata, e magari spiega perché la gente si ricorda ancora così bene dei nostri spettacoli. Spero anche che, quando usciremo e andremo in tour per il disco, gli show che saremo in grado di tirare su ogni volta saranno memorabili e diversi dalla normalità. Credo che il punto sia che per una band è perfettamente possibile stare lì in piedi e suonare.
Ma dove sta l’interesse in questo?
Noi vogliamo offrire all’audience uno spettacolo, qualcosa che li esalti e li ispiri, qualcosa che li diverta veramente e di cui parlino con gli amici. Ovviamente cose come queste sono in larga parte determinate da fattori come il budget, ma resta il fatto che faremo al meglio delle nostre possibilità. Se avessimo i soldi e lo spazio sul palco, impiegheremmo un cast di centinaia di persone infettate dalla peste bubbonica, autentici carretti di cadaveri trascinati da cavalli veri, fate voi. Mi piacerebbe avere la possibilità di venire in Italia. Voialtri avete il sole! Il Chianti! La pizza ai Quattro formaggi! Adoriamo suonare di nuovo, ci contiamo fermamente e ho la sensazione che una volta che la tensione iniziale sarà scesa, faremo un casino assoluto! Un’altra cosa è ricordare che il “piano A” di Andy Sneap è sempre stato essere un musicista – fare il produttore era il “piano B” nella sua carriera – quindi è veramente felice dell’opportunità di riprendere il “piano A”.

Ci sono già delle nuove canzoni?
Certamente. Come ho già detto, abbiamo piani imminenti per cominciare il lavoro sul secondo disco. Ma questa volta consisterà al 50% circa di materiale vecchio e rielaborato, più un altro 50% di nuovi pezzi su cui ho lavorato l’anno scorso o giù di lì.

Chi ha scritto i brani originali? David Halliday?

Tutte le canzone di “Human Remains” sono state scritte da me e Dave, più o meno una testa. Talvolta scrivevamo insieme, a volte univamo i suoi testi con la mia musica o viceversa, ma tutto il procedimento si deve a me e Dave. I credits sono nel libretto del disco, così che si possa leggere chi ha scritto cosa.
[PAGEBREAK] Nel materiale promozionale, perlomeno, il vostro look è abbastanza… infernale. Era così anche 20 anni fa?
La cosa più importante che ha distinto gli Hell è che, più o meno, non c’è un solo elemento stabile in quello che facciamo, possiede più di una dimensione e si adatta a persone diverse in modi diversi. Questo è particolarmente vero nella faccenda del look. Ogni canzone ha la sua storia, la sua personalità distinta, la propria rappresentazione visiva, la sua musica da sottofondo e, sebbene ci sia un stile degli Hell chiaramente riconoscibile, ci sono vere differenze e molteplici piani di luce, ombra, profondità e struttura in ciò che facciamo musicalmente, testualmente e visualmente. Io penso che sia precisamente questo fattore, il “che cosa capiterà adesso?”, che ha avvicinato della gente verso di noi.
C’è grande varietà nelle nostre canzoni e un altro fattore chiave è che sono proprio pezzi old-school: potete prendere qualunque canzone degli Hell e sedervi a suonarla e cantarla in una versione da chitarra acustica. Lo stile di scrittura delle canzoni, con il loro aggancio e melodia, sembra proprio essere andato perduto tra molte delle band più recenti. Una volta che togli il blast beat e i riff di chitarra non rimane altro, nonostante l’incredibile talento e l’eccezionale livello di preparazione musicale all’interno di tanti di questi giovani gruppi. Credo che quello che voglio dire qui è tutto riguardo alla volontà di intrattenere e provocare un responso emotivo. Così per me, guardare un chitarrista incredibilmente dotato fare shredding a 300Km/h mi lascia freddo come un sasso dopo i primi due minuti. Piuttosto, passerei ore a guardare un Angus Young madido di sudore suonare tre accordi e fare la sua danza dello scolaretto. Il fine è divertire la gente e tirar su uno spettacolo.

Siete arrabbiati col passato? La bancarotta della Mausoleum è stata l’unica causa dello scioglimento della band?
No, nient’affatto. La verità orribile è che siamo stati in giro per cinque anni, abbiamo ammassato una pila di lettere di rifiuto di ogni possibile immaginabile etichetta discografica e abbiamo fatto un contratto con la Mausoleum solo perché era l’unica offerta che c’era in giro. Abbiamo siglato quest’accordo perché avevamo trascorso anni ignorati dalle major che non potevano capire quello che noi facevamo.
Credo, col senno del poi, che eravamo arrivati al livello in cui avremmo firmato qualunque cosa con chiunque pur di far uscire qualche prodotto e tentare di fare avanzare la nostra carriera. Probabilmente il contratto avrebbe puzzato se l’avessimo messo di fronte a un avvocato esperto dell’industria musicale. Ma non avevamo abbastanza soldi per qualcosa di simile. Non conoscevamo nessuno abbastanza bene, così è stato quasi come mettere il dito bagnato nell’aria e sperare di stare trattando con qualcuno di onesto e meritevole di fiducia. Considerando come andò lo scioglimento, fui io il primo ad andarmene. Avevo vissuto e respirato la band per cinque anni e il risultato era zero, ero in debito di decine di migliaia di sterline, non avevo casa, non avevo proprietà e realizzai che fino a che non avessi cambiato la strada della mia vita, mettendomi a lavorare e cominciando a guadagnare qualche soldo, sarei stato in grosse difficoltà. Così decisi di tracciare una linea sulla sabbia e smettere completamente di suonare.

Ma adesso siamo tornati!

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