Home > Recensioni > Hell Is For Heroes: Transmit Disrupt

Il cuore dell’emo scende in campo

Un ritorno più legato ai classici caratteri dell’emo per gli Hell Is For Heroes. A due anni di distanza dall’imperdibile “The Neon Handshake”, che col suo aspetto da rock modernista apriva spiragli su grandi fette di pubblico, “Transmit Disrupt” segna l’abbandono del contratto major e rafforza quindi il significato dell’attivismo politico-sociale del gruppo, tornando anche musicalmente a una dimensione più consona al nativo emocore, basti l’attacco molto At The Drive-In di “Kamichi” per comprendere. Scompaiono così anche la produzione bombastica e l’ultra-compressione delle chitarre, per lasciare spazio a dinamiche e suoni più tesi e vibranti, con un basso che resta invece in primo piano a reggere la scena come un robustissimo cordone che unisce tutte le tracce dall’inizio alla fine.
Restando in tema di malinconia, si può registrare anche l’assenza di uno degli elementi che di “The Neon Handshake” avevano fatto un disco da ricordare: delle continue alternanze di voci e umori urlati e sussurrati non c’è più segno, ora tocca a due brevi pause mute e senza titolo mitigare la rabbia gridata dal singer Justin, comunque un gradino sopra le voci adolescenziali che popolano l’ambiente. L’effetto di completezza resta comunque confermato da soffici progressioni rette dal basso come “They Will Call Us Savages” che si contrappongono a taglienti scariche elettriche come “Silent As The Grave”, “Quiet Riot” e buona parte degli altri pezzi, in linea con quanto di più intenso e incisivo l’emo possa regalare.
Si ha la netta impressione che un estremo senso di urgenza abbia spinto gli Hell Is For Heroes a scendere dal loro gradino di eroi per combattere al nostro fianco. Non possiamo che esserne orgogliosi.

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