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    Hellish Crossfire

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La nostalgia è una brutta cosa

Thrash metal, fino al midollo. Ecco come si presentano gli Hellish Crossfire, alfieri di un thrash metal nella migliore (o peggiore) tradizione teutonica: chitarre graffianti, registrazione al limite del decente, urla infernali, lyrics crudeli vomitate in un microfono della fisher price e riff banali come solo i Destruction di “Mad Butcher” hanno avuto il coraggio di incidere. Il problema maggiore è che i Destruction facevano tutto questo più di venti anni fa ed erano dei pionieri del genere, gli Hellish Crossfire hanno il coraggio di riproporre questa formula adesso, quando anche le band dell’epoca si sono evolute e sono maturate verso un songwriting più articolato, continuando ad essere innovatrici (per quanto poco si possa innovare in un genere come il thrash metal). Si può obiettare che gli esperimenti nostalgici possono fare piacere a chi è innamorato di un certo stile e un certo sound, ma qui, con “Slaves Of The Burning Pentagram”, gli Hellish Crossfire dimostrano solamente di essere capaci di raschiare il fondo del barile. Un barile già svuotato anni e anni or sono.

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