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Hello Evoque Secret Gig

New York, ore 11. Milano, ore 17. Shanghai, ore 23.

In un perfetto esempio di comunicazione globale Land Rover sceglie di mischiare sapientemente tutto quello che fa giovane per proporre il nuovo modello Range Rover Evoque.

Metropoli dalla grande attrattiva, un tocco da parte di rinomati city shapers, la presenza di musicisti e la segretezza dell’evento, rigorosamente su invito. Ecco gli ingredienti fondamentali di questo show globale dove grazie ad un collegamento satellitare e qualche maxischermo la mattinata newyorkese si intreccia con il pomeriggio milanese e la tarda serata di Shanghai.

Nonostante l’orario inusuale ed il pubblico selezionato, appena Paolo Nutini è sul palco sembra di essere ad un suo concerto: schiere di fan assiepate e la band al completo che lo accompagna per la mezz’ora abbondante dedicata al live. È dal vivo che il soul pop di Nutini trova la rappresentazione migliore e così anche chi ha accettato l’invito non sapendo cosa aspettarsi finisce per seguire i ritmi coinvolgenti dello scozzese. Scorrono “10/10″, “Candy” e il singolo “New Shoes” che l’ha portato a farsi conoscere dal mondo.

Al termine la sensazione che sia stato fin troppo breve lascia spazio alla curiosità dei collegamenti con il resto del mondo. È la volta di vedere cosa accade a Shangai dove Ronson è pronto a mettere i dischi e a New York, dove alle casse e allo schermo del SuperstudioPiù di Milano arriva la voce di Cee Lo Green in diretta dal Winter Garden.

Open bar e dj set di Natasha Slater e Sergio Cerruti a completare la giornata del tutto particolare, ma non è ancora tutto!
Nell’attesa del concerto abbiamo avuto l’occasione di trovarci fra giornalisti di moda e di magazine automobilistici a fare qualche domanda a Paolo Nutini, il protagonista di Milano.

La chiacchierata si apre scoprendo che la patente lui non ce l’ha: pur sapendo guidare ammette «ho fatto solo una parte dell’esame. Poi quando sono in tour non mi serve guidare e in città è piacevole andare in giro passeggiando».
Accenna anche agli argomenti dei prossimi album e al suo percorso personale: «sarò un po’ più sfacciato che in passato, ma mi concentrerò anche molto di più su tanti problemi che prima non ho mai approfondito; parlerò di relazioni e di affetti, però dovete darmi ancora un paio di anni per maturare facendo altri errori, vedendo altri problemi… così avrò di che scrivere!».

Fra festival o concerti non si vuole sbilanciare «ai concerti la gente viene perché probabilmente conosce le tue canzoni, è lì per te. Ma anche i festival sono interessanti: devi attirare l’attenzione perché le persone si fermino ad ascoltarti. Quello che mi piace dei festival è che ci si può scambiare i ruoli su e giù dal palco: una volta finito di suonare posso camuffarmi e girare fra il pubblico, essere il pubblico».
Prosegue raccontando dei dischi più significativi della sua vita: «ho comprato il mio primo album dai tizi che li vendono in strada dal bagagliaio dell’auto. Era una raccolta di canzoni soul ed è stato la mia iniziazione al genere, sono stati 40 pence ben spesi! Il disco che mi ha cambiato la vita è stato però un altro: “O” di Damien Rice che mi ha spinto a provare cose nuove con la chitarra e da cui ho preso spunti per il modo di cantare».

Prima di salutarci, Nutini ci rassicura su quanto sia orgoglioso delle sue origini italiane «mi spiace solo di non parlare la lingua. Conosco bene l’Italia, torno sempre per le vacanze in Toscana, so anche molte parole ma non riesco a metterle insieme. È che voi parlate troppo velocemente!». E tutta la sua italianità vien fuori quando ci rivela i suoi programmi per la serata «in realtà non posso fermarmi a Milano, devo tornare assolutamente a casa entro stasera: c’è la festa per il ventunesimo compleanno di mia sorella. Se solo qualcosa va storto con i voli mi ammazza!».

Paolo Nutini tornerà in Italia a Luglio per l’Italia Wave, e questa volta non mancherà di fare una festa dopo il live, dato che un party è la naturale prosecuzione di un concerto ben riuscito!

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