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  • Helloween: High Live

    Helloween

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Un concerto non del tutto indispensabile

In tutta la loro carriera gli Helloween hanno pubblicato solo due live-album, il primo, in formazione storica, è il mini “Live In The UK” (1989), il secondo è invece questo doppio CD “High Live” (1996), con la line-up che ha riportato gli Helloween al top delle preferenze della metal audience mondiale: Deris, Weilkath, Grapow, Grosskopft e Kush.
Questi nuovi Helloween all’epoca, il 1996, avevano pubblicato soltanto “Master Of The Ring” e “The Time Of The Oath”, ed è proprio da questi due album che vengono riprese la maggior parte delle canzoni qui riproposte dal vivo, come il trittico d’apertura “We Burn”, “Wake Up The Mountain” (da “The Time Of The Oath”) e “Soul Survivor” (da “Master Of The Ring”). L’esecuzione live è efficace, precisa e coinvolgente sulle tracce estrapolate dai due album citati, mentre meno convincente risulta essere il risultato ottenuto sui pezzi originariamente cantati da Michael Kiske: a parte “Dr.Stein”, che se la cava bene anche con l’ugola di Andi, “Eagle Fly Free” inizia a mettere a dura prova il nuovo singer, “Future World” si difende come può (peccato solo per il bridge al ritornello ritoccato e rovinato), mentre con “The Chance” (da “Pink Bubbles Go Ape”) arriva definitivamente il tracollo del povero Deris, costretto a cimentarsi in ambienti canori davvero poco adatti alle sue doti. Pazienza, potrà dirsi, i due cantanti hanno impostazioni e stili piuttosto diversi, ma rimangono comunque due ottimi professionisti che hanno saputo dare sfumature importanti e diverse al sound della band, e questo è il fatto. Il resto non può essere altro che territorio della più completa soggettività.
I fan delle Zucche di Amburgo era-Deris avranno comunque di che deliziare i propri padiglioni auricolari su tracce come “Before The War”, “Power”, “Where The Rain Grows”, “Steel tormentor” e la dolcissima ballad “In The Middle Of A Heartbeat”, tanto per citarne alcune, tutte contenute nel secondo dei due CD (e ormai tutte entrate stabilmente, anche loro, a far parte degli standard helloweeniani).
In sostanza un live buono anche se non eclatante, che alterna picchi qualitativi a decise cadute di tono.

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