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Il live degli Helloween

Il live uno e trino delle zucche di Amburgo.
A seconda infatti delle differenti zone geografiche nelle quali veniva pubblicate, questo album estrapolato dal Pumpkin Fly Free tour del 1989 assunse un diverso packaging e titolo: è così che in Giappone si ebbe “Keepers Live”, “I Want Out Live” in USA mentre in Europa fu pubblicato questo “Live In The UK”. Questione eccessivamente complicata? Si può concordare, ma alla fine sono scelte di management, e come tali ben supportate da elementi tangibili ma discutibili per definizione.
Racconti di cornice a parte, questo lavoro propone almeno tre spiccati motivi d’interesse, che lo rendono per i fan in lettura un prodotto assolutamente impedibile.
Innanzitutto perché è l’unica testimonianza ufficiale su CD di un live di Kiske, Hansen, Weikath, Grosskopft, Schwichtenberg, vale a dire quella che è con ogni probabilità la migliore formazione che gli Helloween abbiano mai avuto, se non altro la più celebre. Il secondo elemento è ovviamente la prova sul palco offerta dalla band, una prestazione molto buona e magnificata da una qualità di registrazione all’altezza della situazione. Gli Helloween immortalati su questo disco regalano l’idea di essere un meccanismo che funziona assolutamente bene, senza problemi di sorta, eppure pare che gli attriti e contrasti che sarebbero scoppiati più avanti, iniziassero a farsi sentire già durante questo tour. Il terzo elemento è infine la conclusiva “How Many Tears” che in questa occasione viene riproposta cantata dallo stesso Kiske anziché, com’è la versione originale posta a conclusione di “Walls Of Jericho”, da Kai Hansen. Ribadiamo, almeno per i fan, un must.
Molto divertenti sono anche le gag che la band elargisce a piene mani tra una canzone e l’altra o con i quali condisce l’esecuzione di uno stesso pezzo(in perfetto pumpkin-head-style), e si potrebbero citare l’introduzione che Kiske fa per “Dr.Stein”, la divagazione strumentale sul finale di “Future World” nella quale s’improvvisa un rock ‘n’ roll e il singer della band si lancia in una interpretazione à la Elvis, e si potrebbe anche continuare (“Rise & Fall”), ma se si ha idea di quale fosse lo spirito sbarazzino e (almeno apparentemente) spensierato della band di quel periodo, crediamo si possa ben intuire quale possa essere l’atmosfera che si respira in questo ottimo live album. Un prodotto che testimonia lo stato di grazie di cinque musicisti che assaporavano l’apice del proprio successo, che divertivano divertendosi e, soprattutto, proponevano canzoni ormai diventate, nel loro genere, dei classici.
Unico appunto: un mini-CD troppo breve, che lascia un po’ l’amaro in bocca, a cui peraltro si potrebbero obiettare anche alcune esclusioni davvero eclatanti.

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