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  • Helstar: Sins Of The Past

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Il peccato sarebbe stato perderseli

“Sins Of The Past” necessita più che altro di descrizione biografica, in quanto prodotto introduttivo di routine necessario a creare l’hype per il nuovo album dei riformati Helstar. In vista del disco annunciato su AFM Records per i prossimi mesi, la storica band americana ci regala questa raccolta di classici ri-registrati dalla lineup originale, corredati da un paio di inediti di nuova composizione.

Nonostante la stuchevolezza di queste operazioni, che si uniscono regolarmente a tour, DVD e grandi proclami ma di solito terminano in ritorni discografici decisamente trascurabili, “Sins Of The Past” ci fornisce l’occasione di rivalutare un fenomeno trascurato del metal americano, che con il suo speed/heavy metal ha scritto pagine importanti di pentagrammi ottantiani, dall’esordio “Burning Star” (1984) al quarto album “Nosferatu” (1989). I riff di pezzi come “Baptised In Blood”, introdotta da un arpeggio memorabile e straziata da un cantato concitato, riportano alla mente altre band da recuperare, come Agent Steel e Hallow’s Eve, oltre a rinverdire i fasti del metal che fu. Certo non si può dire lo stesso per i nuovi pezzi posti in chiusura di tracklist, che semplicemente allungano il brodo senza eccellere e anticipano possibili ritmiche più corpose e atmosfere ancora più oscure per il futuro prossimo.

Grazie a “Sins Of The Past”, oltre che completare un pool di greatest hits eventualmente incompleto, possiamo godere di una produzione sì decisamente migliorata rispetto agli originali, ma rispettosa dello stile sonoro dei tempi in cui gli Helstar hanno costruito la loro (troppo) magra fortuna. Sicuramente la scelta migliore per un’uscita di questo tipo.

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