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  • High On Fire: Blessed Black Wings

    High On Fire

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Doom, stoner e fragore annichilente. Bentornati!

Matt Pike per me rimarrà sempre l’icona pura del metallaro tipo: capello unto, tshirt scolorita, jeans sporchi, perennemente ubriaco o annebbiato da qualche sostanza poco legale. Questo è Mike, questi sono gli High On Fire, evoluzione del doom-stoner che un tempo era chiamato Sleep. Il nuovo “Blessed black Wings” arriva come un fulmine a ciel sereno, a squarciare la pochezza dell’attuale panorama metal. Un sound secco, diretto, monolitico e mastodontico che coniuga alla perfezione le violenza degli Slayer, l’opprimenza dei Black Sabbath e la potenza dei Motorhead. Basti citare l’opener “Devilution” con la sua cavalcata annichilente e inarrestabile, il pachidermico incedere di songs come “The Face Of Oblivion” e “Blessed Black Wings” o il finale affidato al trittico “To Cross The Bridge”, “Silver Back”, “Sons Of Thunder”: apocalisse e redenzione. Le vocals poi non fanno altro che accentuare questa sensazione di accerchiamento e rassegnazione di fronte ad una creatura troppo grande per poter essere domata, regalando momenti di pura estasi di fronte al nichilismo con cui vengono lacerate le proprie corde vocali e mandati a quel paese tutti i propositi del buon canto. La produzione poi, a cura di Steve Albini, è di quelle col botto: talmente rumorosa e deragliante che vi ritroverete ad abbassare continuamente il volume del vostro fidato stereo, tanto è il fragore che uscirà dalle sue casse. Un album più vario, efficace e convincente del precedente “Surrounded By Thieves” che forse peccava ancora di una staticità di fondo oramai lontano ricordo per le ali nere degli High On Fire odierni. Farà parlare di se per molto tempo, questo album. E a ragione. Bentornato Matt!

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