Home > Report Live > Higher than the sun

Higher than the sun

Il 26 settembre è una data divenuta familiare nel calendario di molti estimatori dei Primal Scream. Dopo anni di attesa per il concerto dell’Alcatraz di Milano, la band scozzese annullò la data senza fornire spiegazioni esaustive e lasciando gli appassionati a bocca asciutta e col cuore infranto.

Inconsolabili. L’unico modo per (auto)convincersi di non aver perso una grande occasione era di suggestionarsi con l’idea che in fin dei conti gli ultimi due album non erano niente di epocale, che “in fondo, vedere i Primal Scream oggi non ha molto senso, dovevi esserci sei anni fa” e così via. E aveva quasi funzionato, bisogna ammetterlo.

E così, oggi, si arriva a Torino rilassati, distesi, trascorrendo le ore che ci separano dall’inizio del concerto giocando a frisbee sui prati di Venaria in assoluta spensieratezza, senza quella “preparazione spirituale” che si riserva ad eventi che potrebbero avere una certa importanza nella propria vita.

Bobby Gillespie sale sul palco intorno alle dieci di sera iniziando con “Can’t Go Back”, seguita da “Miss Lucifer” e “Country Girl”. Fino a qui, tutto secondo i piani. Suoni un po’ impastati, pubblico poco reattivo, atmosfera gradevole. Cosa sia successo subito dopo è difficile dirlo, ma dall’attacco di “Jailbird” le cose cambiano drasticamente. In meglio. Un’energia nuova e devastante cala sul palco per non abbandonarlo più fino alla fine. Gillespie sembra trasformato, incita il pubblico che risponde calorosamente – non aspettavamo altro –, alterna pezzi dell’ultimo album “Beautiful Future” a vecchie glorie, dando vita ad una setlist che sembra un best of concepito per omaggiare i fan accorsi da tutta Italia.

Certo, non è “Live in Japan”. Non c’è Kevin Shields sul palco. Né le coriste a dare quel tocco d’atmosfera che avrebbe reso la serata perfetta. Ma l’emozione è ugualmente fortissima, e trovarsi faccia a faccia con perle quali “Exterminator”, “Higher Than The Sun” e “Shoot Speed Kill Light” è un’esperienza quasi sovrannaturale, difficile da spiegare a parole.

L’impressione complessiva resta quella di una band che a distanza di più di vent’anni dall’esordio non si è ancora stancata di calcare le scene, sperimentare in studio e sul palco, stravolgere i propri pezzi donando ad essi, ogni volta, nuova vita.
Stupire.

God save the Scream.

Can’t Go Back
Miss Lucifer
Country Girl
Jailbird
Beautiful Future
Damaged
Deep Hit Of Morning Sun
Kill All Hippies
City
Exterminator
Suicide Bomb
Shoot Speed Kill Light
Swastika Eyes
Rocks
Movin’ On Up
—————-
Higher Than The Sun
Skull X
Accelerator

Scroll To Top