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Hitlist of the dead

George Romero. Anzi, George A. Romero. Dove la “A.” sta per “AH!”, come in «AH! Gli zombie». Quindi il nome completo di George Romero è George AH! Gli zombie Romero.
Ebbene, George AH! Gli zombie Romero ha recentemente annunciato di avere altri due film in cantiere. Dove “recentemente annunciato” significa il 17 maggio scorso. Che rispetto alla vita dell’universo è un niente. Quindi, George AH! Gli zombie Romero ha recentemente annunciato che girerà il remake di Profondo Rosso. In 3D.


Sopra: tipo così ma con meno giapponesi.

Ha anche annunciato (sempre recentemente!) che realizzerà un film dell’orrore intitolato Solitary Isle, tratto da un romanzo giapponese scritto dal tipo che ha scritto anche il romanzo da cui è stato tratto Ringu da cui è poi stato tratto il remake americano intitolato The Ring che è stato girato da Gore Verbinski che ha anche fatto i Pirati dei Caraibi.
Ma stiamo divagando.

Il punto è che Romero farà uscire due film nei prossimi due anni, e nessuno dei due parla di zombie.
Questo è un vero peccato, perché il prossimo film di zombie di Romero sarebbe stato il suo settimo, il che ci avrebbe consentito di scrivere una puntata speciale di Compilation dedicata a mettere in ordine di piùbellezza i sette film di zombie di Romero.


Sopra: piùbellezza.

Ma voi, che conoscete bene chi scrive e sapete che quando ha un’idea piùbellissima molto difficilmente la abbandona, anche perché in grado di concentrarsi su non più di una cosa alla volta, visto che è un nativo digitale e la sua soglia di attenzione è UNA FARFALLA CHE CARINA ODDIO VADO A PRENDERLA ORA.
E quindi si è deciso all’unanimità, io me stesso e me, di mettere comunque in ordine di classifica i film di zombie di Romero, perché alla fine sono sei e mezzo che è quasi sette, come dimostrerà la settima posizione che c’è subito nella pagina successiva, il che significa che vi rovineremo subito la sorpresa di capire come abbiamo fatto a trovare sette film di zombie di George AH! Gli zombie Romero visto che ne ha girati solo sei.


«Ma che cosa cazzo stai scrivendo?»

Quindi seguiteci mentre vi raccontiamo in poche, semplici parole quello che Romero ci ha messo quarant’anni a narrarci. Per ogni film abbiamo inserito anche una valutazione, numerica e oggettiva come solo le valutazioni numeriche e oggettive possono essere. Siete felici?
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Il film

Document Of The Dead (Roy Frumkes, 1985). AH! Vi ho fottuto. C’è DEAD nel titolo quindi va bene.


Sopra: la locandina del film, che come potete vedere ha per protagonista Francesco Guccini.

Di cosa parla
È un documentario sui film di zombie di Romero, con interviste a Romero, immagini dai set di Romero, foto di Romero, scene tagliate di Romero. In sostanza, parla di Romero.


Sopra: Romero. Gli occhiali di Romero. Una locandina di un film di Romero.

Quanto è bello
Pochissimo. Numericamente parlando, gli si potrebbe assegnare

due dita dei piedi sanguinolente e forse forse un dente scheggiato.

Ma forse forse. È un documentario, il che in assoluto non è un male, ma in questo caso lo diventa. Per un motivo preciso: è una noia mortale. Non dice nulla che non potreste leggere altrove. È lento. È pure girato male.
Però in esso Romero viene paragonato a Hitchcock, quindi il film si guadagna un bonus speciale:


Cioè una foto dei Dismember.

Curiosità
Boh! Non so se è chiaro, ma questo film è qui solo per fare numero. Mi serviva la settima e l’ho inserito. Ma in realtà lo odio. Non mi piace. Non mi interessa. Non voglio parlarne. Non sono in grado di scrivere cose divertenti su di esso. BOH!
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Il film

Land Of The Dead (George A. Rom… oh dai, da ora in avanti lo ometto tranne quando serve, sì?, 2005), cioè il primo della seconda trilogia, cominciata nel 2005 e moltiplicatasi a vista d’occhio nei quattro anni successivi.


Sopra: la locandina del film, che come potete vedere ha per protagonista una mano.

Di cosa parla
Di zomb… oh. OK. Land Of The Dead è il tentativo di Romero di dare inizio a un’epica e a un’epoca. Ambientato dopo che gli zombie hanno preso il controllo del mondo, racconta di una piccola città fortificata, nella quale gli ultimi umani si sono rifugiati e hanno stabilito la loro dimora semi-permanente. Ovviamente, siccome Romero è sottile e perfettamente in grado di trasmettere messaggi suggestivi e mai troppo rivelatori, nella città ci sono i ricchi che vivono nei grattacieli e i poveri che se ne stanno nelle fogne.


Sopra: un libro sugli zombie.

Siccome Romero è anche un cantastorie d’eccezione, introduce l’elemento di rottura dell’equilibrio sotto forma di (indovinate un po’!) alcuni umani che arrivano da fuori e fanno casino. Alla fine, ovviamente, NON VI DICIAMO NULLA.

Quanto è bello
Abbastanza, ma non troppo. Più che un film di zombie nel XXI secolo, sembra l’evoluzione naturale della trilogia originaria: prima un cimitero, poi un centro commerciale, poi un intero complesso militare e infine IL MONDO. Un’idea affascinante, ma che funziona meglio nell’immaginazione di ciascuno di noi che messa su pellicola: c’è sempre l’impressione che manchi qualcosa. Chi è il tizio nell’angolo con la faccia buffa? Perché devo seguire la storia dell’antipatico John Leguizamo invece che andare a parlare con la fregna al bancone del bar? Come funziona l’economia della città? Ci sono concerti o gente che scrive libri? In sostanza, perché non esiste un videogioco su Land Of The Dead?


Sopra: tipo così, ma con gli zombie e senza gli idioti.

Tutto sommato, considerando che c’è parecchia violenza divertente e una storia mediamente articolata, il film si lascia più che guardare. Gli si potrebbe assegnare

un fegato spappolato e due milze infilzate su un’alabarda

senza alcun problema.

Curiosità
In Document Of The Dead, parlando di zombie, Romero disse: «The zombies are developing, and I’m getting dumber by the minute». In Land Of The Dead, gli zombie si sono effettivamente evoluti, tanto che uno dei protagonisti del film è Big Daddy, lo zombie negrone intelligente che usa una carabina per sparare agli umani. Per fortuna, Romero si è fermato qui nel fare evolvere gli zombie: un film intero con i morti viventi intelligenti, che guidano elicotteri e giocano alla PlayStation, sarebbe stato davvero troppo.


O no?
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Il film

Survival Of The Dead (2009), l’ultimo film di zombie uscito dalla magica telecamera di Romero nonché quello che ci ha obbligato a sorbirci servizi e articoli su quotidiani e mensili omaggianti al talento e alla pungente satira di un regista che ha sempre lavorato nell’ombra e lontano da logiche di mercato bla bla bla in pratica tutto ciò che i fan di Romero sanno da quarant’anni e di cui la colonnina destra di Repubblica.it si è accorta solo quando un film di zombie è stato (OMG!) presentato al Festival del cinema di Venezia.


Sopra: la locandina del film, che come potete vedere ha per protagonista la mano di uno zombie.

Di cosa parla
Di canarini.
Avete visto Diary Of The Dead? Pazienza, tanto ne parlerò dopo, ma sappiate che in quel film i protagonisti hanno un breve incontro con un gruppo di mercenari, i quali passano al centro dell’azione in codesta pellicola. Perennemente in cerca di un luogo tranquillo dove svernare, trovano su YouTube il video promozionale di un tizio che invita tutti gli interessati a Plum Island, Delaware. Detto tizio è un esiliato dell’isola stessa, un’enclave abitata da due clan scozzesi in perenne lotta tra loro. Ci sono quelli che vorrebbero uccidere gli zombie perché sono cattivi e quelli che vogliono tenerli in vita in attesa di una cura. I mercenari pesantemente armati vanno sull’isola in compagnia dell’esiliato. Seguirà divertimento, fuochi artificiali e morte di ogni genere.
E una zombie che cavalca libera per l’isola.


Sopra: tipo così, ma con una zombie al posto del leone.

Quanto è bello
Vale la pena sottolineare due aspetti molto importanti di questo film.
Il primo è che, al di là dei costanti scazzi nel gruppo che poi diventano amicizie e amori e conflitti e insomma tutto l’armamentario psicologico tipico dei film di zombie, il fulcro della storia è il tentativo da parte della famiglia Muldoon (i cattivi) di insegnare ai non-morti a vivere da persone civili: ci sono le donne zombie legate in cucina – sono pur sempre scozzesi –, i contadini zombie che zappano la terra, i postini zombie e così via. Ricorda un po’ L’estate dei morti viventi, però molto meno serio. Probabilmente il tentativo di Romero era di far passare il messaggio che «anche da non-morti riteniamo sempre una piccola porzione della nostra umanità» o qualcosa di simile. Ovviamente, entro la fine del film, cervella e interiora saranno sparse ovunque sull’isola, e tanti saluti ai tentativi di.


Sopra: tipo così, ma con più cervella e interiora.

Il secondo aspetto – e a questo punto vorrei che ricordaste che il film è stato in gara per il Leone d’Oro, primo fra gli innumerevoli capolavori di Romero – Survival Of The Dead è, tra i sei film di zombie di George A., il più STUPIDO. Non stupido male, semplicemente stupido stupido. Ci sono zombie a cui viene ficcato un razzo segnalatore in pancia e la cui testa prende fuoco, gag alla Woody Allen, esplosioni buffe tipo Wile E. Coyote e così via. È difficile prendere sul serio un film che a circa un terzo della storia presenta questa scena, no?
Unico problema è un finale un po’ troppo lontano dal tono leggero del resto del film, ma comunque a Survival Of The Dead si può tranquillamente assegnare

una testa infocata di zombie e un paio di crani scoperchiati

senza tema di smentita.

Curiosità
Boy, il regazzino che viene raccattato dai mercenari lungo la strada e che ricopre il ruolo di quello giuovine e figo e pure un po’ annoiato che impara a restare al suo posto e alla fine è più maturo, è anche quello che fa vedere ai mercenari il video di Patrick O’Flynn AKA l’esiliato. Lo trova su Youtube, che naviga grazie al sapiente uso del suo fido iPhone. Che fa “blip” quando Boy schiaccia il tasto “Play” sul Tubo. Questo non è possibile, perché l’iPhone non fa “blip” quando schiacci il tasto “Play” sul Tubo. Quindi il film non è realistico ed è per questo che non ha vinto il Leone d’Oro a Venezia, credo.


Sopra: nei film di Mike Leigh non ci sono “blip”.
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Il film

Diary Of The Dead (2007), che sarebbe poi la versione di Romero dei film-documentario in stile Blair Witch Project/Cloverfield/[REC]/The Fourth Kind/Paranormal Activity. Caso bizzarro e che non vi aspettereste mai prima di vederli effettivamente, quelli citati sopra sono tutti bei film.


Sopra: la locandina del film, che come potete vedere ha per protagonista una telecamera. Ehi, questa volta è vero!

Di cosa parla
Di un gruppo di giuovini scavezzacollo che scorrazzano gaiamente nei boschi, girando (un po’ per scherzo, un po’ no) un film della paura, e senza quasi rendersene conto sono circondati da zombie e devono scappare via. Poiché sono armati di telecamera e stanno assistendo a qualcosa di quantomeno bizzarro – tipo gente morta che risorge o incontri con protagonisti di altri film non ancora usciti –, i sacripanti decidono di filmare tutto ciò che vedono per poi METTERLO SU YOUTUBE.


«Anche il mio fidanzato l’ha fatto!»

Inutile dire, quindi, che Diary Of The Dead è, in estrema sintesi, ciò che Romero pensa della moderna società dell’informazione a portata di tutti, della produzione di contenuti da parte del pubblico, del vedere il mondo da dietro la lente di una telecamera e non con i propri occhi. Tutto molto bello e tematicamente pregno, ma permetteteci di dire che il momento più intenso di tutto il film non è per nulla legato a questo concetto; è la scena finale, nella quale SPOILER NON ANDATE AVANTI A LEGGERE si vedono una serie di riprese del mondo devastato dagli zombie, e di umani che, apparentemente abituatisi a convivere con la minaccia dei non-morti, compiono il passo successivo: legano alcuni cadaveri urlanti a un albero e ci giocano al tiro al bersaglio. Su queste immagini (che sono piuttosto forti, tra l’altro), la voce della protagonista che si chiede se, stando così le cose, valga davvero la pena di salvare gli umani.


Raccontata così non è particolarmente efficace, come scena. Quindi guardatevi il film, cani.

Quanto è bello
Molto. Per essere il primo tentativo di film con camera a mano fatto da Romero è venuto sorprendentemente bene anche da un punto di vista prettamente tecnico. E soprattutto riesce nel difficile compito di bilanciare alla perfezione tensione, violenza e stupidità (un Amish sordo che ammazza gli zombie?). Diciamo che gli si assegna volentieri

una lente di telecamera imbrattata di sangue e un paio di cuori spiaccicati

Curiosità
Secondo Romero, Diary Of The Dead non è un sequel di alcun suo film precedente, quanto piuttosto un tentativo di reboot della franchigia (PAROLE STRANE). Ci sono, in effetti, parecchi riferimenti alle pellicole precedenti. Per esempio, c’è una scena in cui si sente una voce che invita la gente a «mirare alla testa». La voce è quella di Tom Savini, collaboratore storico di Romero nonché Sex Machine in From Dusk Till Dawn nonché regista del remake anni ’90 di Night Of The Living Dead.


Sopra: Sex Machine. Ora siete tutti incinti.

Altre curiosità? Per esempio i cameo (camei?) vocali di Stephen King, Simon Pegg, Quentin Tarantino, Guillermo Del Toro e Wes Craven come annunciatori di telegiornali. Vi basta?
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Il film

Night Of The Living Dead (1968), ovvero il punto in cui il 90% di voi chiuderà la pagina e mi manderà lunghe mail di insulti perché non ho inserito questo film al primo ma solo al terzo posto nella classifica dei migliori film di zombie fatti da Romero. Visto? Ho già fatto tutto io, risparmiatevi la fatica.


Sopra: la locandina del film, che come potete vedere ha per protagonista Sebastian Bach degli Skid Row.

Di cosa parla
È probabilmente inutile scriverlo, visto che se siete arrivati fin qui a leggere l’avete sicuramente già visto. E se non l’avete fatto avete la possibilità di farlo gratuitamente qui. Perché? Ve lo spiego dopo.


Sopra: la vostra reazione.

Brevemente, comunque, il film parla di un po’ di gente che si barrica in una casa per difendersi dagli zombie. Semplice ed efficace, nonché capolavoro, anche perché dentro c’è TUTTO quello che troverete nei film di zombie da lì in avanti: scazzi tra personaggi sotto tensione, strategie di sopravvivenza, l’infetto che è tra noi e fotte il sistema dall’interno, la violenza e, soprattutto, gli zombie.

Quanto è bello
Oltre ogni dire, ovviamente. È un capolavoro, ed è anche considerato il miglior film di zombie di sempre. Sicuramente si merita

otto crani spiaccicati da una mazza chiodata e un polmone tritato

, ma c’è un però (oppure però c’è un ma).
Night Of The Living Dead soffre gli anni.
Non nel senso che OMG che brutto è in bianco e nero e gli effetti speciali fanno schifo ed è troppo lento rispetto a oggi che quanto sono pieni di azione e adrenalina i film di zombie.
Nel senso che, dopo quarant’anni di remake, omaggi, ispirazioni, plagi, graziosi inchini e paraphernalia vari, vedere l’originale potrebbe non avere lo stesso, terrificante effetto che deve avere avuto nel 1968, quando un sabato mattina il Fulton Theater di Pittsburgh (e poi i cinema di tutta America) si riempì di adolescenti e preadolescenti eccitati all’idea di vedere un altro horror di quelli che ci vai con i genitori per non spaventarti troppo ma poi li racconti agli amici e li fai cagare sotto e ti senti figo perché tu vai al cinema dell’orrore. Oggi come oggi, Night Of The Living Dead è uno splendido film da cui sappiamo già perfettamente cosa aspettarci e i cui meccanismi della paura funzionano solo forzando (almeno parzialmente) la sospensione dell’incredulità. È come guardare un bigino di come si fa un film di zombie: a forza di vederlo rimasticato e sputato fuori in migliaia di salse diverse da migliaia di registi diversi rischia di non sconvolgere più come dovrebbe.


«Quante parole difficili»

Ciò detto, Night Of The Living Dead è uno di quei film che si dovrebbero riguardare una volta l’anno almeno perché è strepitoso, e se qualcuno venisse a dirmi che è il miglior film di Romero non gli sputerei certo nell’occhio. Continuerei ad avere ragione io, ma questo è un altro discorso.

Curiosità
Ce ne sono migliaia, ovviamente, come è sempre il caso quando si parla di film vecchi e di culto.
Per esempio, il sangue nel film è in realtà sciroppo di cioccolato – di qualunque cosa si tratti.
Oppure, quando gli zombie mangiano i cadaveri stanno in realtà mangiando maiale arrosto ricoperto di sciroppo di cioccolato. Questo è forse il particolare più spaventoso di tutto il film.
Se no, sentite questa: in una delle prime stesure della sceneggiatura, gli zombie dovevano in realtà essere alieni venuti dallo spazio. Dopodiché Romero scoprì I Am Legend di Matheson e decise di copiarPRENDERE ISPIRAZIONE da lì, stravolgendo ovviamente il libro e trasformandolo in quello che sapete.
E infine, ciò che vi promettevano lassù: quando Night Of The Living Dead uscì, la legislazione sul diritto d’autore prevedeva che, nel caso in cui il copyright non fosse esplicitato, l’opera diventasse automaticamente di pubblico dominio. Romero dimenticò di inserire il copyright, quindi i diritti del film non appartengono a Romero ma A TUTTI NOI. Ecco perché potete vederlo per intero su Youtube.


«Bella idea del cazzo, George A. Romero»
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Il film

Night Of The Living Dead (Tom Savini, 1990), cioè il primo dei due remake dell’originale del ’68 nonché l’unico ufficiale, visto che l’altro, uscito nel 2006 e che vede come protagonista Sid Haig AKA il clown zozzo dei due capolavori di Rob Zombie, è potuto uscire solo sfruttando la gabola del copyright che avete letto una pagina fa.


Sopra: la locandina del film, che come potete vedere ha per protagonista il Bates Motel e un occhio.

Di cosa parla
Avete visto il film della pagina scorsa? Perché grosso modo si tratta di quello, con qualche aggiunta tipo pretestuose ipotesi sull’origine della piaga degli zombie: una fuoriuscita di sostanze chimiche, l’assottigliamento dello strato di ozono (WTF?), gli alieni, un virus e il voodoo.


Sopra: come dimostra quest’immagine dal contenuto assolutamente non razzista, l’idea del voodoo è assai plausibile.

Quanto è bello
Considerando che è un remake, si difende piuttosto bene, pur non essendo eccezionale. Il vero problema è che, mentre l’originale porta con sé quell’aura di anni Sessanta/Settanta che lo rende automaticamente vintage, affascinante e quindi bello, questo scade spesso nella Novantata, il che, cinematograficamente parlando, significa una zona d’ombra tra l’antico e il moderno.
È comunque un remake più che valido, che si merita

un cranio scoperchiato e sette denti staccati da un colpo di piede di porco

, ma esteticamente lascia a tratti insoddisfatti.

Curiosità
All’inizio del film, il protagonista guida una macchina, che va a schiantarsi. Non è un effetto speciale: la macchina si schiantò davvero. Era di Tom Savini, il regista, che l’aveva comprata con i primi soldi guadagnati facendo film. Il ragazzo ne soffre ancora oggi.
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Il film

Day Of The Dead (1985), l’ultimo della prima trilogia. Anche questo, come Night e come l’unico altro film che manca e che quindi avrete già capito che si becca la prima posizione, è dovuto passare per le forche caudine del remake, nello specifico una puttanata colossale con Mena Suvari uscita nel 2008. Ve la risparmieremo, perché ci piace parlare di un remake solo se ne vale la pena (HINT HINT).


Sopra: la locandina del film, che come potete vedere ha per protagonista uno dei Talking Heads.

Di cosa parla
Sottovalutato e spesso quasi dimenticato da tutti tranne che dai veri amanti di Romero, Day Of The Dead è, detto in quattro parole, “Alien con gli zombie”. Si svolge quasi interamente in una base militare sotterranea (che verrà poi copiata spudoratamente nel terzo Resident Evil) e, pur avendo la sua giusta dose di zombie e violenza, si regge in massima parte sugli scazzi tra militari. I quali, oltretutto, sono lungi dall’essere i soliti, classici, noiosi e stereotipati militari che si vedono in ogni film. OK, non stiamo parlando di I fratelli Karamazov, ma la capacità di creare un’umanissima tensione per tutto il film, e usare quindi gli zombie come semplice scusa per esplorare i meccanismi delle relazioni interpersonali in condizioni estreme, non è da tutti.

Quanto è bello
All’incirca quanto ho scritto lassù. Day Of The Dead è un film opprimente, claustrofobico e pieno di stronzi, nel quale gli zombie sono un sollievo più che una fonte di tensione e paura. Sono strumenti nelle mani del regista, al quale assegniamo volentieri

un torso bruciato e devastato a colpi di machete e due bulbi oculari semidisciolti nell’acido

per la capacità di ribaltare completamente i rapporti di forza tra uomo e mostro e di costruire una storia originale e inaspettata in un film di zombie.


Sopra: insomma, ribadiamolo pure, è tipo così, ma con gli zombie e sottoterra invece che nello spazio.

Curiosità
Bub, lo zombie semi-intelligente che viene coccolato dal professor Logan per tutto il corso del film (EWWW), va a tanto così dall’imparare a leggere quando il suddetto Logan gli regala una copia di Salem’s Lot di Stephen King. Sarebbe stato bello vedere uno zombie che legge un libro dell’orrore e si spaventa.
George A. Romero considera Day Of The Dead il suo miglior film. Questo significa che non sono del tutto scemo.
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Il film

Dawn Of The Dead (Zack Snyder, 2004). D’altronde, Dawn è l’unico che manca all’elenco, quindi non sarà per voi una sorpresa scoprire che è al primo posto. Questo mi dà la possibilità di parlare del suo remake prima che del film vero e proprio, il che è molto sperimentale e molto meta- e fa di me un figo pazzesco.
Ma aspettate! Lo so cosa state pensando. State pensando: «Ma non aveva detto che avrebbe parlato di remake solo nel caso in cui fossero effettivamente validi?». Ebbene, quello che proverò a dimostrarvi è che questo remake è valido, e non una puttanata solenne come molti (tutti?) pensano.


Sopra: la locandina del film, che come potete vedere ha per protagonisti degli uomini ombra con le gambe lunghissime.

Di cosa parla
Grosso modo di quello di cui parla l’originale: invasione zombie e gente che rimane intrappolata in un centro commerciale. Ci sono ovvviamente parecchi cambiamenti, a partire dall’assenza della gang di motociclisti e proseguendo con il cecchino sul tetto del palazzo di fronte, ma concettualmente siamo sempre lì: un gruppo di disperati si rinchiude in un luogo inaccessibile nel tentativo di chiudere fuori le brutture del mondo invaso dagli zombie e ricreare un piccolo porto sicuro, salvo poi sbroccare completamente a causa della tensione.

Quanto è bello
Secondo quasi tutti, molto poco. Secondo chi scrive, merita comunque attenzione, e lasciate che vi spieghi perché.
Il film originale, oltre a essere un capolavoro di tensione, era anche un editoriale sulla società consumistica. Il remake fa una scelta saggia: non ci prova nemmeno e decide piuttosto di smarmellare. In questo, aiuta il fatto che il regista è Zack Snyder, directeur extraordinaire di capolavori di sobrietà tipo 300 o Watchmen, e anche la quantità di denaro a disposizione di non fa certo schifo. Dawn Of The Dead è un film stupidamente violento, divertente come un’attrazione del luna park e ricco di piccole trovate che ne stemperano la cattiveria e restituiscono un po’ di quello spirito trash che caratterizzava le grindhouse degli anni ’70 e che tanta gioia ha regalato a chi se li è potuti godere.
Non vogliamo arrivare al punto di dire che questo remake è a livello dei grandi omaggi a quella cultura fatti da Tarantino e Rodriguez qualche anno fa, né che la scelta di Snyder sia intelligente e consapevole – ci piace piuttosto pensare che abbia cominciato a stendere la sceneggiatura e arrivato a un terzo abbia pensato: «Oh, ma che cazzo, FACCIAMO CASINO». Gli assegneremo quindi

una gamba fratturata da cui esce un osso sanguinolento su cui è appeso uno scalpo

per l’impegno e per la capacità di far divertire che mette in atto senza vergogna alcuna per tutto il corso del film.
Intendiamoci, comunque: non siamo di fronte a un capolavoro, e quelli che guardano all’originale con religiosa reverenza probabilmente lo odieranno, come certamente lo odia chi si sente stuzzicato da quei rari accenni di serietà che fanno capolino qui e là e che vengono miseramente fatti naufragare in immancabili fiumi di plasma.


Sopra: plasma.

Ma tutto sommato, ecco.

Curiosità
Un ottimo motivo per amare questo film è il rifiuto di Starbucks (la catena di caffetterie, non il personaggio di Battlestar Galactica) di apparire nella pellicola. Sucate, voi e il vostro pisciazzo marroncino che chiamate impropriamente caffè.
La presenza di Johnny Cash e Richard Cheese nella colonna sonora è un’idea di Zack Snyder. Come si fa a non volergli bene?
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Il film

Dawn Of The Dead (1978). Lo so, non ve lo aspettavate. Sorpresona!


Sopra: la locandina del film, che come potete vedere ha per protagonista la metà superiore della faccia di Billy Corgan, solo che tatuato di rosso.

Di cosa parla
Lo sapete già: gli zombie hanno conquistato il mondo e un gruppo di persone si chiudono in un centro commerciale per difendersi, salvo poi farsi spaccare il culo in vari modi. Alcuni di loro SPOILERONE si salvano fuggendo con un elicottero, altri invece no.


Sopra: questo videogioco non è assolutamente ispirato al film.

Quanto è bello
Eccessivamente, come dimostra il fatto che è uno dei pochissimi film horror che abbia ricevuto quasi esclusivamente recensioni positive quando uscì. Per toglierci subito il pensiero, gli assegneremo

una serie di interiora sulle quali uno zombie sta pasteggiando, un istante prima di venire spiaccicato al suolo da un’enorme palla di ferro battuto, esplodendo in una nuvola di sangue, budella e ossa scricchiolanti

, che come potrete facilmente intuire è un gran bel voto.
Dawn Of The Dead non è solo un film strepitoso, pieno di tensione, di personaggi interessanti, di azione ma anche di comicità usata sapientemente – vedasi la torta alla crema spiaccicata in faccia allo zombie in una delle scene più genuinamente SCEME della storia del cinema.
È anche un film la cui eredità si sente ancora oggi, più ancora di quanto si senta quella di Night Of The Living Dead, probabilmente per via della sua ambientazione affascinante e (al tempo) imprevedibile nonché declinabile in mille modi diversi: un centro commerciale è un monumento alla modernità ma è anche una fortezza enorme e fornita di ogni ben di Dio ma tutt’altro che impenetrabile, oltre a essere un arsenale potenzialmente immenso e un luogo spaventoso a vedersi, se usato bene.
Ecco, diciamola tutta: è difficile scegliere il migliore tra i primi tre film di Romero, ma l’idea di ambientare Dawn Of The Dead in un centro commerciale è la botta di genio che eleva il film a una meritatissima prima posizione E CHI NON È D’ACCORDO È STRONZO.


Sopra: a lui Dawn Of The Dead non piacque. FATE VOI.

Curiosità
Ce ne sono a migliaia, ed è anche difficile scegliere le migliori.
Per esempio, lo sapevate che il film doveva avere un finale diverso, nel quale MORIVANO TUTTI?
O che la versione che conosciamo noi in Italia (Zombi – L’alba dei morti viventi) è stata editata da Dario Argento, che non apprezzava la versione originale di Romero?
O che il film è stato girato nel Monroeville Mall di Monroeville, Pennsylvania?


Qui.

O che molti zombie presenti nel film erano effettivamente GENTE AMPUTATA e non effetti speciali? Che il cachet delle comparse era di 20$ e un lunchbox? Che il numero di matricola dell’elicottero usato nel film era N90090? Che per la prima volta in un film di Romero viene usata la parola “zombie”?

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Giunti che siamo alla fine della rubrica, permetteteci di rubarvi cinque minuti de

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