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Ho detto a Marilyn Monroe “Ti voglio bene”

Squadra al gran completo per la conferenza stampa a Roma dell’ultimo lavoro di Leonardo Pieraccioni, “Io & Marilyn”, in uscita venerdì 18 dicembre. Assieme al regista ed attore toscano, presenti tutti i membri della sua factory: dal co-sceneggiatore Giovanni Veronesi a Massimo Ceccherini, Rocco Papaleo, Francesco Pannofino, Biagio Izzo e le interpreti femminili Barbara Tabita e Marta Gastini.

Leonardo, ci parli del suo film.
Sono molto contento e fortunato perché ho raccontato la storia che volevo. Sono riuscito a fare una cosa che volevo fare da tempo: dire a Marilyn Monroe “Ti voglio bene”. Il film non è solo un omaggio alla Monroe, è anche uno sguardo contemporaneo sul mondo d’oggi, le famiglie allargate, l’amicizia, le coppie di fatto. E poi è stato bellissimo lavorare con i miei attori, vecchi e nuovi. Fare un film è come andare in vacanza insieme in tenda canadese: sei contento di sudare con chi ti trovi bene.

“Io & Marilyn” è un Pieraccioni pensoso, intristito, cresciuto. Si potrebbe parlare di una svolta intimistica?
Ognuno è il film che fa in quel momento. Attraverso il personaggio di Marilyn volevo raccontare il mondo che non c’è più. Tutti ci siamo sempre interrogati su quale tipo di rapporto ci può essere tra te e l’amico o il familiare che ti ha voluto veramente bene. E chi è nell’immaginario collettivo l’attrice che può avere questo tipo di respiro? Marilyn Monroe, la donna per antonomasia. Di sicuro c’è un’apertura a temi più sentimentali, ma non penso sia un momento triste, forse più riflessivo. Dopotutto ho 45 anni a febbraio e mi sento più fragile rispetto alla spavalderia de “I Laureati”.

Giovanni Veronesi: Leonardo negli anni si è strutturato, non si è intristito. Ed ha sviluppato un lato più tenero e romantico. Credo che sia un protagonista a tutto tondo della commedia. Non sarà un film comicissimo, ma è un film molto felice.

Leonardo Pieraccioni: Io penso che sia un film molto comico: dalla comicità del film dipende la mia felicità!

Come ha scelto Suzie Kennedy?
Ho digitato su Google “sosia Marilyn Monroe” e mi è apparsa una serie di foto che pensavo fossero davvero della Monroe. Poi ho capito che appartenevano a Suzie Kennedy, che vive sicuramente una sorta di transfert. Quando le ho detto che avremmo girato a Firenze, mi ha guardato ed ha detto: “Marilyn non è mai stata a Firenze. Adesso ci verrà.” Ha anche aggiunto che il film sarebbe molto piaciuto a Marilyn.

Come avete lavorato sul personaggio della Monroe?
Abbiamo fatto un’accurata revisione della sceneggiatura con Anna Strasberg. La cosa buffa è che io trattavo la partecipazione di Marilyn come se fosse ancora viva. Una delle frasi di lancio del film sarà “l’unico film della Monroe che non avete ancora visto”! La revisione è stata utile anche perché avevamo dato al personaggio un linguaggio molto più corrente, ma la Strasberg ci ha fatto capire che Marilyn non avrebbe mai parlato così. La mia paura era che il personaggio non si amalgamasse con gli altri, ma rivedendo il film mi sono dovuto ricredere. Credo che Marilyn, se ci fosse stata, si sarebbe divertita a cena con noi.

In questo film ci sono dialetti ed accenti diversi da molte parti d’Italia.
Ho sempre cercato di non fare solo un film toscano per i toscani. Ancora di più, con “Io & Marilyn”, volevo dare un respiro nazionale inserendo molti altri dialetti che di per sé sono comici. Da tempo volevo fare un antagonista che non parlasse il fiorentino, in questo caso il personaggio napoletano interpretato da Biagio Izzo. Ma ci sono anche la cadenza pugliese di Rocco Papaleo e l’accento siciliano della Tabita.

Qual è il suo rapporto con l’aldilà?
Credo che Dio sia il più grande sceneggiatore: che ci sia o non ci sia qualcosa dopo la morte di sicuro ci sarà da ridere e vedremo calare il sipario con la sigla That’s All Folk. Credo che “Il Ciclone” abbia incassato tanto solo perché l’ho dedicato ai miei nonni. Ho un rapporto molto sereno con chi non c’è più, perché so che mi ascolta. La scelta di Marilyn Monroe in questo caso è anche simbolica ed universale: è rimasta più nei cuori per quello che ha rappresentato che per quello che ha fatto.

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Vi siete ispirati a Woody Allen e alle apparizioni di Humphrey Bogart in “Provaci Ancora Sam”?
Abbiamo fatto un classico del fantasy: il fantasma che può essere visto e può comunicare solo col protagonista. Il riferimento al film di Woody Allen è naturale, ma abbiamo seguito soprattutto la struttura del genere. Non trovate però che sia ironico il fatto che a dare consigli in amore sia proprio Marilyn con la vita sentimentale dissestata che ha avuto?

Cosa pensate del vostro avversario, il cinepanettone di Neri Parenti?
Sono delle scelte talmente dichiarate che sono oneste. Ed è fantastico che due film italiani si dividano gli incassi natalizi. Una giornalista mi chiedeva se farò mai un film impegnato. Io le ho risposto se avesse mai chiesto a Marco Bellocchio quando girerà una commedia. Ognuno fa quello che si sente. Se c’è una cosa su cui il pubblico ti sgama è l’onestà. E a Natale il pubblico vuole divertirsi sentendo parlare la propria lingua. Uno dei complimenti più belli che ho ricevuto è venuto da una ragazza che mi ha ringraziato per essere stata bene per un’ora e mezza vedendo un mio film. Quale donna può mai dirti una cosa del genere? Almeno nel mio caso, nessuna, se non guardando un mio film! È questo l’incasso più bello.

Ceccherini, come ha reagito alla proposta di interpretare la parte di un uomo gay?
Massimo Ceccherini: Ringrazio Leonardo per il ruolo, ma sono un po’ stufo e ho deciso di dire la verità. Sono in tutti i suoi film perché lo ricatto. Ho un video dove ci sono Pieraccioni, Giorgio Panariello e Carlo Conti, senza trans, che si inchiappettano tra di loro. Se non mi mette nel film, io lo mando su Youtube. Ho visto il film e mi è piaciuto molto ma ho una critica da farti, Leonardo. E ci hai provato con le spagnole, ci hai provato con le svedesi, le napoletane… ora addirittura un fantasma! Ma lo vogliamo dire che sei frocio, o no? Esprimi la tua omosessualità! La protagonista la faccio io e si fa “Io & Marilyn Manson”.

Come mai non pensa di tornare a lavorare in teatro?
Il teatro fa parte delle quattro bugie della mia vita: imparare a parlare bene l’inglese, andare in palestra, suonare la chitarra e fare teatro. Ma prima o poi ci tornerò. C’è anche un fatto tecnico: scrivere i film con Giovanni è un divertimento. Scrivere un monologo da solo sarebbe una fatica micidiale. Dal 6 di gennaio torno nel sarcofago e sto buono e zitto per un anno e mezzo. Con questa media potrei andare avanti ancora per un bel po’, sempre fin quando il pubblico viene a vedermi. È una minaccia, non una promessa.

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