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  • Holly Miranda: The Magician’s Private Library

    Holly Miranda

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Articolazioni da lubrificare

La giovane artista originaria di Detroit si fa trovare ben preparata all’apertura del sipario che la proietta sul palcoscenico della notorietà a livello sovranazionale.
La lezione dei grandi predecessori emerge dal primo all’ultimo brano: le influenze dell’elettronica, della classica – certamente lo studio del pianoforte ha giovato – e della new wave danno vita a un’atmosfera densa e lontana dalla banalità adolescenziale di tante giovani coetanee, più dedite al pop che allo sperimentalismo musicale.
La ritmica ed il basso coordinano regalmente i fiati, mentre gli archi creano armonie celestiali coerenti con la voce soffiata della solista.
Gli undici brani non possono che soddisfare le esigenze dell’uditorio: bisogna solo lavorare un po’ sui temi dei testi, legati a dismisura all’amore.

Il talento di Holly Miranda sta anche nell’aver saputo condire il passato con una notevole originalità, utilizzando quando necessario lo strumento dell’eclettismo.
Ecco che, dunque, talvolta le atmosfere vengono pervase dalla spensieratezza, come in un quadro impressionista dai mille riflessi scintillanti; altre invece dall’enigma di note tra loro discordanti – è il caso di “No one just is”, ove il funk tanto caro agli Of Montreal si piega a dissonanze orientaleggianti rigorosamente elettroniche.
Non mancano i momenti di riflessione e di pacatezza, bilanciati con pignoleria lungo l’intero LP, onde evitare di incorrere in sovraccarichi armonici che potrebbero risultare barocchi all’ascolto.

Pro

Contro

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