Home > Recensioni > Honeybird & The Birdies: Mixing Berries

Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo (CIT.)

Se i frutti di bosco fossero variegati come “Mixing Berries”, il disco di Honeybird & The Birdies, il mercato degli yogurt avrebbe di gran lunga superato in vendite il mercato della DROGA.

Sono italiani, ma solo per modo di dire. Honeybird, la frontman, è per metà losangelina, per metà italiana, per un quarto canta in yiddish, per un quarto in francese, per un quarto in inglese, per un quarto in spagnolo. E scusate tanto se le frazioni sono tutte sbagliate.

Hanno qualcosa delle smorfiose e qualcosa delle intellettuali erranti. Il disco è dominato dal charango, dall’imperativo di non prendersi sul serio e dall’intenzione di fregare tutte le nostre aspettative.

Che cosa fanno? NON SI SA.
Non è world music, non è folk, non è pop, non è bossa nova, e non è nemmeno chanson francese. A volte sembrano un gruppo del Mali che suona strumenti sudamericani, altre volte sembrano un indiegruppo canadese a cui sono stati sottratti gli amplificatori.

Il disco è un pelo troppo lungo per essere assorbito tutto insieme, e questo forse pregiudica l’ascolto “d’un fiato”. Ma occorre ricordare che ci sono canzoni della levatura di “Don’t Trust The Butcher”, che presenta un numero di colpi di scena melodici pari quasi a “Good Vibrations”. Perciò bravi, bene, ancora, ancora.

Pro

Contro

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