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  • Honeymoon Suite: Clifton Hill

    Honeymoon Suite

    Data di uscita: 10-10-2008

    Loudvision:
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Ritorno senza convinzione

Dopo la reunion ed il live del 2007, i canadesi Honeymoon Suite festeggiano i venticinque anni di carriera con un lavoro che si presenta eterogeneo e multiforme.
L’illusione hard rock/AOR, suscitata dall’opener “She Ain’t Alright” – il cui riff sembra legato ad un filo diretto con “Panama” dei Van Halen – è spezzata giá dopo il secondo brano: la band preferisce calcare lidi ben più pop, dalla matrice eighties (proposito peraltro giá manifestato dal titolo dell’album che ricorda la località turistica nei pressi delle Cascate del Niagara, dove i nordamericani hanno mosso i primi passi, nel lontano 1983). Così, l’album non nasconde il suo lato estremamente discreto e morbido, appoggiato principalmente sui refrains puliti e lineari, ripetuti sino allo stremo, nonché su qualche vivace gioco chitarristico del buon Grehan.

È, dunque, sulla melodia che la band – tornata alla sua originaria composizione dopo il contestato “Dreamland” di sei anni fa – punta oggi l’acceleratore. Ma, in questa prospettiva, deve tuttavia non poco spesso fare i conti con un sound che appare incerto sulla direzione. Come non accorgersi, per esempio, dell’intento modernizzatore di brani come “That’s All I Got” e “Riffola”, dal sapore vagamente Foo Fighters?
Eppure, per rendere il tutto in perfetto stile Honeymoond Suite, la formazione ha reclutato il produttore Tom Treumuth, già recedentemente impegnato nel self titled debutto dei nostri.

Qualche motivo ben assestato è come una rondine di marzo. I pochi momenti di solarità genuina e scalpitante restano isolati tentativi di riscatto, inutili purtroppo all’economia dell’album.

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