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  • House Of Lords: Cartesian Dreams

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Il filo di Arianna

Chi ha detto che la pirateria uccide la creatività musicale? Gli House Of Lords danno prova del contrario, traghettando un nuovo album nei nostri iPod quando ancora i due precedenti del post reunion non erano stati cancellati.

Ma James Christian rischia, così facendo, di creare prodotti di mero consumo. Al di là dei due o tre singoli che trascineranno l’album (tra cui il classico pezzo d’apertura, dal refrain coinvolgente), non c’è nulla di nuovo in “Cartesian Dreams” che non sia stato già ascoltato in “World Upside Down” o in “Come To My Kingdom”.
E, difatti, già l’uscita del 2008 aveva lasciato nell’ascoltatore il sospetto di un’eccessiva ripetitività di temi che, sebbene ottimamente interpretati, arrivavano all’orecchio come legati l’uno all’altro da un filo di continuità.

Gli assi cartesiani restano, dunque, gli stessi: un giochetto di ritornelli melodici sulle ascisse ed una iniezione di potenza sulle ordinate, che solo la calda ugola di Christian riesce ormai a strappare alla banalità.

Gli House Of Lords restano sempre gli stessi, estremamente professionali nel loro mestiere. Si può ascoltare ogni loro album con fluidità e leggerezza. Ma l’eccessiva vicinanza tra questi lavori può svelare quanto poco si sia evoluta la vena di Christian. È questo confronto – e solo questo – che vizia l’ascolto del nuovo cd e lo fa apparire privo di freschezza.

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Contro

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