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  • House Of Lords: Come To My Kingdom

    House Of Lords

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Lords of melodies

Con la ricomparsa di Aslan, a Narnia le cose tornano in ordine. La sconfitta provvisoria del male concede al popolo di C.S. Lewis un periodo di pace ed al vecchio leone di errare per altri lidi. Un po’ quello che, dopo l’insuccesso di “The Power And The Myth”, era successo alla longeva band statunitense, ripresa dalla mano di Gregg Giuffria ed oggi di nuovo abbandonata. Ma James Christian ed i suoi orfanelli possono ancora vivere di quella resurrezione donatagli, solo due anni fa, dal divino tastierista. “Come To My Kingdom” riprende quindi ottimamente l’environment già disegnato da “World Upside Down”, allontanando quei tempi in cui, anche quando gridavano “I Just Wanna Be Loved”, gli House Of Lords lo facevano nel modo più stradaiolo possibile, secondo l’infallibile ricetta degli anni ’80. L’odierno rinnovo ha coinvolto innanzitutto la maturità del disegno musicale: non più ruvidi suoni, né graffianti acuti. L’impostazione di base è oggi meno heavy, più incanalata sui composti binari dell’A.O.R. Si potrebbe, a ragione, dire anche che gli House Of Lords abbiano sterzato verso criteri più europei, somigliando alle forme squadrate e granitiche dell’Hard Rock tedesco (Bon Fire, Jaded Heart, Scorpions).
L’impaziente bisbiglio del lettore frettoloso prende sempre più corpo: diventa esplicita (ma riduttiva) domanda e chiede se sia più bello quest’album rispetto al precedente. Impossibile a dirsi. Siamo su due binari paralleli, di cui uno (quello attuale) orientato verso sonorità più easy listening. Schierandoli l’uno di fronte all’altro, è come vedere due file di soldati, tra le cui schiere spiccano, valorosamente, i corpi maestosi dei migliori combattenti. Ci sono perle melodice in entrambi i cd. In questi casi, normalmente prevale il più anziano degli ascolti. Ma dinanzi a tanta qualità, l’astensione da ogni ulteriore commento è l’atteggiamento più consono che il critico possa adottare. La parola, infatti, è solo in grado di celebrare, non però di ridare la bellezza sensibile.

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