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    Houses

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La fissione che andò male

Dexter Tortoriello e Megan Messina nel proprio lavoro preferiscono farsi chiamare con un nome edile più che di persona: Houses.
“A Quiet Darkness” è il loro secondo disco, che già dal titolo annuncia una calma serafica: quella che segue un esperimento nucleare finito male, il punto di partenza della nuova vita di due coniugi sopravvissuti a siffatto cataclisma.

Incessantemente oscuro, funereo e paradossalmente dolce, questo LP passa in rassegna la storia dei due tramite pezzi downtempo che si percepiscono concepiti in edifici da archeologia industriale e che sembrano camminarvi attorno a mo’ di sonnambuli guidati dal perfetto match tra la voce maschile di Tortoriello e quella femminile di Messina.
Andano avanti, però, la calma si trasforma in un cordoglio universale che non permette al disco di decollare come si vorrebbe.

Se vi piacciono il downtempo e il dream pop parsimoniosi, senza obbligatoriamente sentire la necessità dello sfarzo che ogni tanto viene raggiunto dai Beach House (ad esempio in “Wishes”, per dirne una), gli Houses vi garberanno, ma vi lasceranno alla fine con un sapore di amarognolo in bocca. Perché sì, è bella la storia che una coppia sia sopravvissuta a un disastro nucleare- quella che regge il concept album-, eppure sembra che i due abbiano perso il controllo dei dettagli, generando un insieme di brani troppo generici e pieni di lutti lamentosi.

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Contro

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