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Hugh Laurie: report live del concerto a Milano

Ieri sera, giovedì 17 luglio 2014, all’Auditorium di Milano si è respirata un’aria che arriva da lontano, sia temporalmente che spazialmente: i suoni blues, country e jazz del suolo americano anni ’50 sono stati riportati in vita direttamente in una Milano del XXI secolo, grazie a Hugh Laurie e The Copper Bottom Band.

Il palco è stato preparato per creare l’atmosfera da Jazz Club, fondamentale per questo tipo di musica, grazie alle abat-jour che emanavano una calda luce casalinga, ed oggetti d’epoca. La sola sensazione visiva è riuscita a far sentire a casa sia i musici che gli spettatori, ma la vera intimità si è creata grazie all’attore-cantante e ai componenti della band, che sono riusciti con autoironia e leggerezza a coinvolgere tutto il pubblico, sebbene fosse composito: dalle signore milanesi con binocolo e scialle, al giovane rockabilly con i piercing, alla ragazza fine e di buona famiglia che si sposerà all’età giusta e farà i figli all’età giusta, alle donne che si amano, ai papà che educano i figli tredicenni a un gusto musicale di una certa qualità. Dopo il brindisi di Hugh Laurie con uno shottino di whisky, e dopo le quattro parole in italiano che ha imparato, inizia subito la chiacchiera (in inglese, chiaramente) con gli spettatori, che non esitano a rispondere e a trattare i musicisti come degli amici, donando striscioni, rose, baci e saluti. Uno scambio che, personalmente, non avevo mai avuto il piacere di vivere in un concerto.

Il genere musicale, sicuramente, aiuta a creare questo tipo di ambiente, soprattutto considerata l’enorme energia nel suonarla di Hugh Laurie e dei componenti della band: in un brano come “What Kind Of Man Are You?” si è avuta prova della delicatissima ma potente voce di Gaby Moreno e di Miss Jean McClain; in “Evenin” o  “Let The Good Time Roll”, per esempio, i sensuali fiati di Elizabeth Lea e Vincent Henry non erano semplici accompagnamenti ma veri e propri protagonisti; in ogni momento, il morbido ritmo della batteria di Jay Bellerose abbracciava, insieme al contrabbasso da pelle d’oca di David Plitch, tutti gli altri strumenti, tra cui anche la chitarra di Kevin Breit.

Nonostante quindi l’esuberante personalità dell’attore inglese, il resto del gruppo non ne ha sofferto ma anzi ne ha giovato, poiché Hugh Laurie in qualità di frontman ha saputo rendere partecipe e valorizzare ogni singolo musicista. Le rivisitazioni e ricreazioni personali dei brani blues sono state possibili grazie alla loro impressionante esperienza musicale e alla caratteristica di essere tutti polistrumentisti: e quindi risultano “Lazy River” con i 4 uomini che cantano a cappella con la sola chitarra di Hugh Laurie, o il duetto in “Kiss Of Fire” con Gaby Moreno e Hugh.

Una sinergia perfetta, una vitalità palpabile, un’esperienza musicale impressionante, che, se vi siete persi, ci dispiace per voi.

 

Scaletta:

Iko Iko

Let The Good Time Roll

Evenin

Buona Sera Signorina

What Kind Of Man Are You?

Day And Nght

Kiss Of Fire

So Damn Good

Electric Chair

You Don’t Know My Mind

The Weed Smoker’s Dream

Lazy River

Didnt’ It Rain

St James Infirmary

Louisiana 1927

Wild Honey

I Hate A Man Lie You

I Wish I Knew How It Would Feel

Such A Night

Green Green Rocky Road

Changes

You Never Can Tell

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