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  • Hunger Games: Il Canto della Rivolta – Parte I

    Diretto da Francis Lawrence

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Il 2014 è stato letteralmente travolto dallo sbarco di adattamenti young adult al cinema, purtroppo con risultati scarsamente interessanti. A chiudere quest’anno vissuto giovanilmente è il terzo capitolo della saga che ha dato l’accelerata definitiva al fenomeno, “Hunger Games: Il Canto della Rivolta – Parte I” (in originale “Mockingjay“) di Francis Lawrence.

Universal Pictures infatti ha deciso di battere ulteriormente cassa, nonostante i guadagni stratosferici dei primi due capitoli, dividendo il terzo e ultimo libro della serie scritta da Suzanne Collins in due distinte pellicole (girate però in un’unica sessione).

Dopo essere scampata a un secondo, devastante turno di giochi nell’Arena, Katniss (Jennifer Lawrence) si ritrova a vivere con i ribelli del 13esimo Distretto, che vorrebbero fare di lei il simbolo necessario a unificare la nazione contro Capitol City e il Presidente Snow. Divorata dagli orrori del passato e dal rimorso per aver lasciato Peeta (Josh Hutcherson) nelle mani del nemico, Katniss è riluttante a prestare il proprio volto al capo dei ribelli, la ferrea e risoluta Presidente Coin (Julianne Moore), ma la scintilla che ha innescato sta già appiccando un vero incendio a cui non potrà rimanere indifferente…

Durante la visione è palpabile lo sforzo, davanti e dietro la macchine da presa, di non far calare interesse e tensione nel primo, critico film senza una nuova Arena attorno a cui far ruotare personaggi e sviluppi narrativi. Francis Lawrence si conferma un regista capace di inserire sequenze potenti e mature in un “film da ragazzine”, il casting è ancora una volta azzeccatissimo e affiatato.

Jennifer Lawrence dà i brividi nei picchi drammatici e Julianne Moore incassa l’ennesima interpretazione che si fa notare di un 2014 davvero notevole per lei. Purtroppo però nemmeno una produzione mastodontica e gli sforzi di tanti artisti non possono salvare dal parziale fallimento un film sbilanciato dalla mancanza della sua naturale evoluzione, a tratti lento (perché per arrivare alle due ore canoniche non si è potuto tagliare nemmeno il superfluo) ma soprattutto cupo, cupissimo, senza un filo di luce. Sicuramente il punto più basso di una saga che continua a viaggiare su alti livelli: avrebbe potuto essere un gran film, invece si è preso una pausa delegando al gran finale il compito di esserlo.

ATTENZIONE! — Mi sento in dovere di avvisare i genitori che in America il film ha un rating PG13, cioè 13enni accompagnati da un adulto. “Il Canto della Rivolta” in effetti è molto, molto violento e comprende parecchie scene piuttosto forti. Per darvi un’idea, a me ha ricordato molto l’atmosfera cupa de “L’Uomo d’Acciaio” di Zack Snyder. Se i vostri pargoli sono piccini, magari è il caso di attendere la versione homevideo, così si metteranno un annetto in più alle spalle.

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