Home > Recensioni > Hungry Hearts

Secondo film italiano in concorso alla Mostra di Venezia 2014, “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo convince, non sembra neanche italiano, e non perché è ambientato a New York. Una storia che affronta una tematica quasi inedita, ma capace di scandagliare con una sensibilità e una sottigliezza di scrittura notevoli. Costanzo è tra i pochi registi italiani che hanno sviluppato appieno una marca autoriale, messa in discussione ad ogni nuovo film, e che reca come comune denominatore l’insinuazione del perturbante.

In questo film una giovane coppia viene messa in crisi dalla radicalità del regime alimentare di lei, che si rifiuta di nutrire il figlio con cibi di derivazione animale. L’incrinarsi del rapporto viene messo in scena come in un noir, sottolineato dalla colonna sonora del premio Oscar Nicola Piovani e da immagini che sembrano un’attualizzazione, una distorsione (letterale: ampio l’uso del grandangolo) del più classico dei generi hollywoodiani, funzionale soprattutto all’espressione del disagio dei protagonisti e alla loro lenta discesa nell’abisso.

Alba Rohrwacher e Adam Driver perfetti, due volti di una generazione anticonformista, la migliore, capaci di un amore che si riversa nella solitudine e nell’isolamento affollato di palazzi di una New York esteticamente non convenzionale, “materica” , che restituisce il senso di fascino e puzzo e di indifferenza delle sue strade, nonostante la quasi totalità del film sia ambientato in interni.

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