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  • Hypocrisy: Catch 22

    Hypocrisy

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Divagazioni nu

Incredibile la capacità degli Hypocrisy di reinventarsi senza smarrire il sentiero. “Catch 22″ è infatti piuttosto distante dal sound che eravamo abituati a considerare trademark della band scandinava. Stilisticamente parlando, il groove più aggressivo di matrice NU gioca un ruolo di prim’ordine. Il risultato è un prodotto più lineare ed arrembante, cadenzato ma potente, a tratti eccellente: apparentemente un passo di transizione verso un nuovo livello dell’evoluzione artistica del terzetto – anche se il corso degli eventi porterà Tagtgren e soci a far marcia indietro, riavvicinandosi a sonorità più tradizionalmente metal. Eccitante e ineccepibilmente aggressivo, nell’album in qualche modo si sente la mancanza dell’atmosfera apocalittica che caratterizzava i lavori più vecchi, “The Fourth Dimension” su tutti. Gli Hypocrisy sembrano qui più vicini ad alcune proposte o di Darkane o Fear Factory (periodo “Obsolete”) – e quindi parliamo di qualità d’eccellenza- e hanno lasciato un vuoto a metà strada tra il death e il gothic/black, due generi che gli sapevano fondere con ineguagliata maestria. Altra nota a favore del disco, è comunque l’attenzione riposta nelle dinamiche dei brani, che mai come oggi sembrano incisivi da questo punto di vista. Tirando le somme “Catch 22″ segna un netto passo avanti rispetto al precedente, zoppicante “Into the Abyss” (album mai del tutto digerito da critica e pubblico) e gli Hypocrisy si confermano stella di prima grandezza nel panorama estremo mondiale, ma se cercate l’incredibile lucida devastazione offerta da alcuni dei vecchi capolavori il rischio è quello di incappare in una lieve delusione.

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