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  • I Baci Rubati di Truffaut tra i Classici di Venezia 71

    Diretto da François Truffaut

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Venezia Classici è la finestra sul grande cinema del passato, che vede in una manifestazione di grande prestigio come la Mostra del Cinema la sua sede più appropriata. I capolavori e i film meno conosciuti dei grandi maestri vengono riproiettati dopo l’accurato restauro ad opera della Cineteca di Bologna. Molti i titoli italiani che al Lido troveranno nuovo lustro: Umberto D. di Vittorio De Sica, “La Cina È Vicina” di Marco Bellocchio, Senza Pietà di Alberto Lattuada, “L’Udienza” di Marco Ferreri, e il film di preapertura nella consueta serata allestita nell’arena di Campo San Polo.

Un sentito e doveroso omaggio va ad uno dei cineasti francesi più amati di sempre, in occasione del trentennale della sua morte: Francois Truffaut. Il settembre avremo tutti la gioia di rivedere uno dei suoi film più personali, “Baci rubati”, secondo capitolo della trilogia dedicata al suo alter ego Antoine Doinel, interpretato dall’attore-feticcio Jean Pierre Leaud. Girato nel ’68, nel pieno della contestazione studentesca, Truffaut dedicò il film a…direttore della Cinétheque che poprio in quei giorni venne destituito, travolto dall’ondata di proteste di piazza.

Avevamo lasciato Antoine Doinel con il volto disperato e risoluto quando, nel finale de “I 400 Colpi”, scappa dal riformatorio in una fuga liberatoria verso il mare, ma poi si gira verso la macchina da presa, in una presa di coscienza che vuole dirci “ok, mi porto sul groppone ciò che sono e che ho vissuto, e vado dritto ad affrontare il mondo che finora mi ha emarginato; solo così potrò determinare e scoprire me stesso”. Che fine ha fatto quel ragazzino sensibile e ribelle? Si è arruolato volontario, ma poi è scapato nonappena ha capito di cosa si trattava…e così, dopo varie intemperanze, è stato riformato per “instabilità di carattere”, esattamente come il suo “creatore” Truffaut.

Baci Rubati” stupisce ad ogni visione per la sua forza narrativa: sembra un romanzo breve, in cui la serie di avventure del protagonista, amorose ed erotiche in primis, sono in sé anche piuttosto banali (riconquistare la ragazza della sua gioventù, l’accordo erotico con l’affascinante e matura moglie del “padrone”) ma tengono avvinto lo spettatore per la naturalezza del racconto, come in un romanzo di Balzac, non a caso citato nella scena iniziale.

In questo film Truffaut gioca, più che con i sentimenti, che pure vengono trasposti in personaggetti esili e adorabili per il loro essere effimeri ma realistici, ecco, Truffaut gioca con il mezzo-cinema, non come riflessione metalinguistica in senso stretto, ma come esplorazione dei suoi espedienti narrativi, rielaborando anche tecniche desunte da Hitchcock, per il quale, lo sappiamo tutti, nutriva una smisurata ammirazione.

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