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I Cani All’Atlantico Live con il “Glamour” tour

Aperti dai Testaintasca, che hanno presentato il loro album d’esordio “Maledizione”, e da I Mostri, nonostante la mezzora buona di ritardo con la programmazione I Cani si presentano sul palco dell’Atlantico senza fare una grinza e partono con il singolo di “Glamour”, “Vera Nabokov”.
La grafica retrostante la band non accenna a funzionare, ma daje di “Hipsteria” e “Asperger” (senza Gazebo Penguins, purtroppo) anche il display si anima quanto la folla e il concerto diventa esperienza visiva e sonora.

Emiliano Colasanti è vicino al mixer, se la ride e se la canta col fonico, che non si ferma nemmeno un attimo a respirare e anzi, è meno giovane dei giovani che lo circondano ma sicuramente più attivo.
Sono tanti i pezzi che vengono eseguiti nella prima parte del concerto, eppure solo nell’encore I Cani danno il meglio di sé: da Contessa che piazza “Renzi appoggiato al muro” in “Velleità” alla piccola cover di “Smells Like Teen Spirit” che chiude il brano stesso, fino allo stage diving durante “Lexotan”.

Il momento più significativo di tutti, però, è rappresentato dalla figura gracile ed allungata di Matteo Bordone, il quale, per la prima volta in assoluto nella storia del gruppo romano, canta “2033”, ghost track dell’ultimo album. L’audience non si regge ed esplode in un applauso scrosciante.

E forse, ma dico forse, quel saluto tanto accorato e al contempo discreto di Niccolò a Enrico Fontanelli… beh, chi c’era lo sa.
È stato giusto, è stato bello.

 

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