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I Cani: la band al Carroponte, report live e scaletta

I Cani mancavano da Milano da qualche mese, almeno almeno da quel Mi Ami Ancora di febbraio. E se ne sono accorti l’altra sera 30 agosto sul palco del Carroponte, nel salutare il pubblico con un affetto quasi fraterno, come a dire “non pensavamo, ma un po’ ci siete mancati”. Il pubblico, dalla sua, non è stato da meno in quanto ad affetto (avevamo dubbi forse?), dai sedicenni che pogano senza logiche precise, agli universitari in camicia, alle hostess di volo che dopo il concerto devono volare a Marrakech. Differenti tipologie di persone, visioni della vita e del mondo: è questo che mi meraviglia e mi incuriosisce in situazioni come queste, perché cerco di capire quale sia il comun denominatore, se tutti si fanno le stesse domande oppure se fanno finta di farsele e di capire. Fatto sta che ognuno a suo modo si è fatto coinvolgere da I Cani, sia dalle prime canzoni che dalle ultime di “Glamour”, il secondo album uscito ad ottobre 2013, che segna decisamente il passaggio ad un maggiore consapevolezza di sé, sia per quanto riguarda i testi che per la musica, mettendo a tacere i maldicenti e dando prova di essere quasi gli unici tra i vari “gruppi hipster, indie, hrdcore, punk, electro-pop” a riuscire ad esprimere critiche più coerenti, sottili e variopinte.

La grafica luminosa alle loro spalle, che cambiava soggetto ad ogni brano, rendeva i quattro componenti delle ombre scure, quasi degli invisibili; la migliore, i faccioni rotanti e ipnotici di Pasolini e Jay-Z  per “Storia Di Un Artista”. Hanno eseguito i vari brani in modo abbastanza canonico, tranne una “Post Punk” prolungata in termini musicali e la bella “Corso Trieste” con la chitarra di Davide Ferrario. Purtroppo, unica virgola negativa, la voce un po’ stanca di Contessa è stata in alcuni momenti mancante di vero slancio, specialmente in “Storia Di Un Artista”: alla sentenza “e sentirci diversi creativi speciali, tutto tranne normali” sentivo (personalmente) necessario un crescendo di voce per creare il climax, cosa che non è avvenuta ed è caduto nel buco nero della tonalità sotto. Ma si è rifatto con “vergognati!” di “Perdona E Dimentica”, dai. Il concerto si è poi concluso con “2033” e Matteo Bordone (come fare a non amare Matteo Bordone) che li ha ringraziati definendoli “i miei amici a quattro zampe”. Per finire, l’immancabile saluto a Enrico Fontanelli.

À la prochaine

 

Scaletta: (sottolineo che non hanno fatto Door Selection, che peccato)

We Anderson

Non c’è niente di Twee

Le coppie

Come Vera Nabokov

I pariolini di 18 anni

Asperger

FBYC (sfortuna)

Post punk

San Lorenzo

Corso Trieste (con Davide Ferrario)

Storia di un impiegato

Perdona e dimentica

Storia di un artista

Hipsteria

Velleità

Lexotan

2033 (con Matteo Bordone)

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