Home > Report Live > I confini mobili della musica elettronica

I confini mobili della musica elettronica

Dissonanze è ormai di centrale importanza nel calendario musicale di Roma. In apparenza è un festival di musica elettronica ma, detto così, non rende l’ampiezza dell’operazione. Nei tre grandi spazi del Palazzo dei Congressi all’EUR, questa nona edizione ha offerto una gamma stupefacente di suoni.

Con una programmazione così completa non si poteva sbagliare un colpo nella scelta, ma la selezione più affascinante sia il venerdì che il sabato era quella riservata alla terrazza. Durante la prima serata è lì che ha dominato l’hip hop futuristico della scena californiana. Daedelus, eccentrico quanto eclettico, è già un eroe del genere e ha chiuso in grande stile. Stessa cosa per Flying Lotus, il cui primo album è uscito l’anno scorso. Un nome molto importante: il suo hip hop minimalista e sincopato viene già spesso paragonato al lavoro del defunto maestro J Dilla.

Comunque, la vera sorpresa la prepara ben prima il set anarchico di Gaslamp Killer, che collega suoni apparentemente disparati senza mai forzare. Al deep soul segue l’hip hop abrasivo, un attimo di bhangra conduce a un brano di MC Hammer.

L’unica delusione del venerdì è stato il duo newyorkese Telepathe, che ha suonato nell’Aula Magna. La loro parvenza vitrea è ipnotizzante su disco, ma dal vivo sembra disinteressata e arrogante. Neanche il singolo “Chrome’s On It” funziona: sembra piuttosto una specie di scorbutico karaoke avant-garde.

Micachu, che ha suonato sabato, coindivide qualcosa dell’atteggiamento distante dei Telepathe, ma basta vederla per capire che non nutre la loro illusione di grandezza, pur avendo tutte le carte in regola per farlo. Sa anche sorridere. Le canzoni sono strapiene di idee, ma tutte brevissime. Quando il tutto diventa un po’ troppo caotico, sembra comunque fatto appositamente: Micachu è un’artista precisa e non spreca un attimo.

Era una decisione ispirata ma audace, tipica di Dissonanze, dedicare il sabato sera sulla terrazza agli stili africani. La metà svedese del Radioclit, Johan Karlberg, ha suonato un set eccitante di quasi due ore con i rapper Afrikan Boy e Mo Laudi che inglobava tutto, dall’hip hop americano e l’house, al kwaito e il kuduro.

Quest’ultimo è il genere caustico nativo dell’Angola, di cui i portoghesi Buraka Som Sistema sono gli esponenti più famosi a livello internazionale. Il culmine del festival, il loro concerto esilarante, è la prova assoluta che Dissonanze è un evento importante. Spazio per i grandi nomi c’è, ma non a spese di artisti meno conosciuti che stanno sempre più spostando i confini di ciò che si definisce elettronica.

Scroll To Top