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I Dinosauri al giorni d’oggi

Chi non muore si rivede. Così, dopo un paio d’anni di assenza dai palchi italiani, i Dinosaur Jr ricominciano da Torino la tranche tricolore del tour mondiale che li sta portando nuovamente, e per la gioia di fan vecchi e nuovi, in giro per il globo.
Invecchiati, ingrassati (J Mascis sembra un nerd ciccione e impenitente di terza categoria), un po’ stempiati, insomma, consumati al punto giusto. Gradito è il ritorno, in questo caso. Perché “Beyond” (album oggettivamente bello, sugli standard dei primi tre irripetibili lavori del gruppo) ha dato nuova benzina al trio di Amherst (Massachusetts, Usa) e il gusto di ritrovare i piccoli dinosauri in line-up originale da tempo immemore rende il tutto più appetibile.
Questo lo sanno anche i numerosi avventori dell’Hiroshima Mon Amour che, distrattisi momentaneamente e piacevolmente con l’indie-vintage-rock dei torinesi The Wonkies in Sala Modotti, si precipitano davanti allo stage principale non appena un attacco da Terzo Reich suggerisce che i Dinosaur hanno dato il via alle danze con “Almost Ready”, opener di “Beyond”.

La lunga chioma oggi canuta di Mascis ne disegna la sagoma altrimenti risucchiata dalle tre testate Plexi che, posizionate alle sue spalle sopra sei casse 4×12 Marshall, sono la perfetta rappresentazione visiva di quello che ebbe a dire a suo tempo Thurston Moore dei Sonic Youth sconvolto dal muro sonoro che era capace di sprigionare quel trio di supersfigati di periferia. Il suono è possente, dinamico, devastante e all’inizio il bilanciamento ne risente, ma basta poco: con “The Lung” il mix è assestato e l’irruenza macellaia di Lou Barlow viene contenuta al punto da far risaltare le soluzioni armoniche di Mascis e i tempi serrati di Murph. Il pubblico apprezza la hit tratta da “You’re Living All Over Me” ma non lesina applausi e salti anche per le successive “Been There All The Time”, “Back To Your Heart”, “Crumble”, “Out There” e “Pick Me Up” (tutte da “Beyond”) sulla quale J Mascis si produce in un lunghissimo assolo chitarristico dal sapore melodico e virtuoso al tempo stesso. Si torna al passato ed ecco sbucare dal cilindro “Feel The Pain” (da “Without A Sound”, 1994), “Little Fury Things” (da “You’re Living All Over Me”), “The Wagon” (da “Green Mind”, 1991), “Freak Scene” (da “Bug”, 1988) e “Forget The Swan” (da “Dinosaur”, 1985, primo album). Urla d’affetto e goduria sottolineano una scaletta quanto mai azzeccata e la resa live dei brani incorona il trio quale icona prediletta della scena alternativa americana di tutti i tempi.

Mascis è praticamente immobile sul palco, ma la sua inseparabile Jaguar ruggisce come ai tempi d’oro mentre Barlow scapoccia che è un piacere sottolineando le linee melodiche del leader e andando a formare, con Murph, una sezione ritmica da far impallidire i Pro Pain. Certo, il volume è talmente alto da spaccare le orecchie dei poveri astanti, alcuni dei quali si allontanano momentaneamente dal palco minati nel fisico da tanto sproposito sonoro, ma il rock esige un po’ di autolesionismo e allora, per gli stoici rimasti sotto lo stage (moltissimi in verità) non resta che assistere alla celere uscita di scena dei Dinosauri per riassaporarne, una volta rientrati, le ultime due perle prima del definitivo commiato: “Just Like Heaven” e “Sludgefeast” (entrambe da “You’re Living All Over Me”).
Un’ora e mezza di show, qualche saluto, ringraziamenti di circostanza, e il trio di Amherst lascia la scena per nuovi lidi (Milano, Firenze, Roma ecc.).
Un fulmine a ciel sereno, in una Torino che si era lasciata alle spalle i temporali solo da qualche ora. Un gruppo unico, seminale, la cui influenza imprescindibile è scolpita nelle parole e nelle note di una generazione che a loro e ai colleghi Husker Du, Minutemen e Sonic Youth si era ispirata al punto da partorire quello che sarebbe poi stato ribattezzato filone “grunge”.
Onore al merito conquistato sul campo.
Onore ai Dinosaur Jr.

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