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I formati top per godersi la musica in libertà.

Sviluppato per favorire lo scambio di musica sul Web quando ancora le connessioni erano molto lente, l’MP3 è diventato il formato di riferimento per la fruizione della musica. È talmente diffuso che è possibile riprodurlo praticamente con qualsiasi dispositivo: telefonini, lettori CD, player da tavolo, TV multimediali e molto altro ancora. Eppure, molte delle caratteristiche che lo hanno reso così “usato”, oggi non sono più così importanti e ci si può rivolgere ad altri formati capaci di offrire una resa audio notevolmente migliore.

Quando ancora ci si collegava a Internet utilizzando la linea analogica, era quasi impossibile pensare di poter scaricare un brano musicale nella sua qualità originale perché una canzone presa da un CD occupa circa 40-60 MB. Fu così che si pensò di implementare un algoritmo in grado di comprimere il brano originale per ridurne le dimensioni superando questi limiti. Grazie al lavoro svolto da un team condotto da Karlheinz Brandenburg e Jürgen Herre nacque l’MP3, un formato in grado di garantire una qualità di ascolto vicina a quella di un CD Audio ma con una dimensione di circa 1/10 rispetto quella del brano originale.

I vantaggi furono notevoli. Basti pensare che con le vecchie connessioni analogiche per scaricare una sola canzone in MP3 ci potevano volere anche 20 minuti. Scaricare un’intera compilation nel formato originale sarebbe stato praticamente impossibile. Le caratteristiche offerte dall’MP3 furono sfruttate in seguito anche per la fruizione della musica a passeggio. Nacquero così i lettori MP3 tascabili che in breve tempo sostituirono i lettori CD e i vecchi Walkman. Anche in questo caso l’MP3 fu fondamentale perché le memorie all’epoca costavano moltissimo. I primi player, infatti, avevano capacità molto limitate dell’ordine di 64-128 MB.

Per un vero audiofilo, però, l’MP3 non ha mai rappresentato una soluzione molto convincente. Il problema sta proprio nella sua stessa natura. Per ridurre la dimensione del file audio originale viene utilizzato un apposito codificatore che elimina quelle parti del suono che in teoria non dovrebbero essere percepite dall’orecchio umano. Maggiore è il fattore di compressione, più sono le informazioni eliminate. Diciamo che per ottenere un file audio molto compresso di solito si usa un bitrate di 128 Kbps, ma per avere una qualità accettabile non si scende mai sotto i 256 Kbps. È stato dimostrato, però, che un orecchio ben allenato riesce a riconoscere la differenza tra un CD Audio e un MP3 anche quando questo è stato realizzato con bitrate elevati come 320 Kbps.

Sebbene il termine “lettore MP3″ sia diventato di uso comune, i nuovi player portatili sono in grado di riprodurre anche altri formati audio e sono dotati di capacità dell’ordine di diversi Gigabyte. Oggi, quindi, non si è più obbligati a convertire i propri CD in MP3, ma si possono riversare in un formato capace di conservare tutta la qualità originale senza alcuna perdita di informazione. Tanto per capirci, possiamo iniziare col dire che i brani audio possono convertiti in un formato compresso con perdita di qualità (detti anche lossy) o un uno senza perdita di qualità (lossless).

Tra i formati compressi più conosciuti, oltre l’MP3, ci sono l’Ogg Vorbis (detto anche OGG), il WMA (Windows Media Audio) e l’AAC (Advanced Audio Coding). L’OGG è un formato Open Source mentre quello AAC è utilizzato soprattutto da Apple sui vari iPod. A parità di bitrate, entrambi offrono una qualità di ascolto leggermente migliore rispetto all’MP3, ma si tratta sempre di formati compressi e, quindi, non in grado di fornire la stessa resa di un vero CD Audio.

Come detto, molti lettori MP3 sono in grado di riprodurre anche formati audio lossless, ovvero senza perdita di qualità. Tra questi i più conosciuti sono il WAV, il FLAC, l’APE e l’AIFF. Il WAV (WAVEform audio file format) è il formato proprietario di Microsoft: conserva tutte le informazioni di un CD Audio ma è poco utilizzato a causa dell’eccessiva dimensione dei file. Il FLAC (Free Lossless Audio Codec), invece, utilizza un algoritmo che consente di comprimere il file originale di circa la metà senza però alcuna di informazioni. L’APE è il formato audio di Monkey’s Audio e offre gli stessi vantaggi di quello FLAC. L’AIFF (Audio Interchange File Forma), infine, è l’analogo del WAV ma sviluppato da Apple: conserva ogni informazione ma i file sono molto grandi.

In considerazione di quanto detto, per godersi la musica in libertà con la massima qualità possibile, meglio caricare i brani musicali in un formato lossless (senza perdita di qualità): i nuovi player oggi hanno memorie talmente elevate da contenere diversi album anche in questi formati. Grazie poi alle connessioni a banda larga, oggi si può scaricare da Internet un intero CD nella sua qualità originale nel tempo che prima si impiegava per un singolo brano in MP3. Se, invece, si vuole sempre utilizzare il formato MP3 per contenere sul lettore portatile un maggior numero di brani, meglio scegliere quelli codificati con un bitrate non inferiore ai 256 Kbps.

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