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I giovani Arca alle prese col corto

Ultimi giorni di lavorazione sul set de Un giorno in lavanderia, cortometraggio realizzato dai giovani Arca all’interno del workshop di cinema digitale che stanno seguendo in questi giorni alla Mostra del Cinema di Venezia. Diretto da Alessandro Valori e con la collaborazione dello sceneggiatore Pier Paolo Piciarelli, il corto avrà come protagonista niente meno che Mario Donatone, incontrato tra un ciak e una prova di scena.

Mario, parlaci un po’ della tua esperienza d’attore.
Iniziai la mia carriera come attore a Roma, per poi trasferirmi a Milano all’età di 13 anni inserendomi nell’ambito teatrale, all’interno del quale scoprì anche un mio interesse verso quella che è la regia. In seguito decisi di ritornare a Roma per lavorare nel film Bellissima di Luchino Visconti, con una bravissima Anna Magnani e Walter Chiari. Tra i miei lavori principali, compaiono ben 15 film della serie di Tomas Milian; nel 1968 feci Eva la Venere Selvaggia e nel 1985 Phenomena di Dario Argento con Jennifer Connelly. In seguito fui chiamato per avere un ruolo ne Il Padrino p.te III di Francis Ford Coppola. L’appuntamento era Cinecittà: iniziai a fare il provino, e finita la terza scena mi dissero che avrei avuto quella parte. Girammo delle scene del film nei dintorni di Roma, e dopo ci spostammo 2 mesi in Sicilia, mentre per le ultime scene girammo invece a New York.
Nonostante i tanti miei lavori nel cinema, continuai a portare avanti la mia grande passione per il teatro, lavorando molto spesso ad opere tratte da romanzi di Luigi Pirandello, come per esempio Il berretto a sonagli.

E per quanto riguarda la lavorazione del cortometraggio che si sta svolgendo qua a Venezia, con i giovani Arca, molto curiosi de lavoro sul set, come sta andando?
Vedo i ragazzi molto interessati, e questo mi fa piacere, anche perché posso condividere con loro, oltre che la mia passione, anche la mia esperienza, che a parer mio è molto utile per l’apprendimento. Si applicano molto per aiutare l’intera troupe, e noto che scrutano ogni movimento con molta attenzione, tentando di “assorbire con occhi e orecchi” quello che accade sul set.
Sicuramente prima di girare gli abbiamo dato tutte le indicazioni necessarie per poi potersi muovere più agilmente durante le riprese, gli abbiamo eruditi su aspetti che vanno dalla terminologia del cinema, a come lavoriamo noi attori. Loro hanno appreso tutto molto facilmente, anche perché non c’è modo migliore di imparare se non sul campo con dei professionisti come quelli presenti qua.
I ragazzi devono capire come si costruisce una scena, devono andare in macchina e guardare dentro l’obiettivo, analizzare i vari campi e le varie inquadrature, e comprendere quanto sia bello, ma allo stesso tempo duro, il lavoro sul set. Penso bisognerebbe fargli “toccare con mano” un film, farli intervenire direttamente, e magari anche correggerli, una, due, tre volte, ma con la sicurezza che alla fine il risultato sarà ottimale. Personalmente trovo questo il modo migliore per comprendere come si realizza questo tipo di prodotto audiovisivo.

Come mai hai accettato di partecipare?
Ho accettato perché sono molto amico del regista, Alessandro Valori, con il quale ho già collaborato ad altri sui lavori. Sono contento che la scelta registica sia ricaduta su di lui, perché oltre ad essere un bravo professionista posso confermare che sarà anche un ottimo insegnante per tutti loro.

La tua considerazione sul progetto?
La mia considerazione posso dire che è pressoché ottima. Il clima all’interno del workshop è sereno e quindi anche le giornate di ripresa sono molto produttive. La storia è interessante e l’intero cast è davvero coinvolto dalla proposta di realizzazione di questo prodotto.

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